Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

Il ciclone Marchionne su Livorno - Il Tirreno Livorno

 

 
L’accordo Fiat potrebbe diventare un modello per la nostra industria auto  
 
 
 LIVORNO. Ieri Pomigliano, oggi Mirafiori, domani chissà: forse le fabbriche livornesi dell’automotive, legate a doppio filo alla Fiat dove il ciclone Marchionne sta travolgendo decenni di conquiste e di relazioni consolidate. Un ciclone che fa paura anche qui. Siamo andati nelle due principali fabbriche di componenti per auto - fra l’altro fornitrici di Fiat - a tastare il polso alle tute blu e le risposte sono state quasi unanimi: «Giù le mani dei nostri diritti». A preoccupare gli operai livornesi è l’attacco alle conquiste sulla malattia e al diritto di sciopero, che vengono pesantemente messe in discussione dall’accordo firmato a Mirafiori da cinque sindacvati (ma non dalla Fiom). Un accordo che - per stessa ammissione di Marchionne - rappresenta un modello per tutto l’indotto automobilistico, in cui rientrano anche i duemila lavoratori livornesi sparsi nelle fabbriche tra Livorno e Pisa. «Mi tornano in mente i discorsi di babbo: par di essere negli anni Cinquanta». E il 28 la Fiom organizza uno sciopero nazionale che spaccherà le faabbriche livornesi. Dove, non dimenticchiamolo, sono presenti anche Uilm e Fim, firmatarie dell’accordo di Mirafiori.
 
«Un ricatto che qui non passerà»  
 
Fabbrica mobilitata per lo sciopero Fiom del 28  
 
 
FEDERICA BOLDRINI  

 
 LIVORNO. Mancano ormai pochi minuti alle 14 e alla Trw sta per scoccare l’ora del cambio turno. Chi “smonta” e torna a casa dopo una mattinata di lavoro, chi invece si affretta ad entrare in fabbrica per iniziare il proprio turno. Tra i lavoratori pronti a varcare il cancello non manca la voglia di parlare. Anzi, è arrivato il momento di alzare un po’ la voce e di “ricordare i diritti dei lavoratori”. “Diritti - precisa un gruppo di operai - che sono messi in discussione dai “diktat” di Marchionne. Marchionne ci ha attaccati, né più né meno». Eh già perché la Trw di via Enriques, che opera nel settore della componentistica auto, dirotta sulla Fiat circa l’80 per cento della propria produzione. E la paura che gli aut-aut di Marchionne si ripercuotano anche sulle condizioni lavorative degli operai dello stabilimento livornese è tanta. E gli operai, confermano, si sono già riuniti in assemblea per affrontare la questione.
 «Zero fiducia nel cosiddetto “contratto Marchionne” - dice Michele Questa, tessera Fiom in tasca, attorniato da una decina di lavoratori - Le condizioni sono inaccettabili perché cancellano anni e anni di lotte. Non si possono andare ad intaccare diritti inviolabili del lavoratore facendo traballare stipendi, libertà di scioperare, malattia».
 «Senza contare il ricatto - aggiunge un giovane lavoratore - si fa leva sulle difficoltà del singolo lavoratore, cavalcando la crisi, che magari finisce per cedere per paura di perdere il posto. E non si rende conto che se non è oggi potrebbe essere tra qualche mese». Tra gli operai c’è anche chi propone il referendum in fabbrica: «Sarebbe il metodo più giusto visto che stiamo parlando del nostro futuro». Ma c’è chi mette in guardia: «E se poi è pilotato come quello di Pomigliano?».
 Nel frattempo lo stabilimento livornese non è rimasto a guardare e, come racconta Questa, «i tesserati Fiom sono aumentati unendosi a noi. Adesso ci stiamo organizzando per lo sciopero nazionale del 28 gennaio».
 Dello stesso avviso anche il signor Mannucci, che con amarezza definisce quello di Marchionne «un attacco bello e buono ai diritti dei lavoratori con condizioni inaccettabili» e il sindacalista Cgil Fiom Alessandro Meini. «All’arroganza e ai ricatti bisogna rispondere con fermezza: serve il confronto ed è necessario non cedere».
 Ma tra coloro che escono dalla fabbrica c’è anche chi la pensa in modo diverso: «Secondo me a Pomigliano hanno fatto bene - afferma Omar - trovo che le condizioni di Marchionne debbano essere valutate. E poi le scelte devono essere prese singolarmente in ogni stabilimento». Poi, un altro giovane operaio, che, nonostante la stanchezza e la fretta di andarsene a casa, trova il tempo di dire: «Le condizioni? Non sono mai troppe se servono a tenersi il lavoro».
 
«Sembra di essere tornati agli anni ’50»  
 
E qualcuno minaccia: se la Cgil firma l’accordo strappo la tessera  
 
 
LUCA DAL CANTO  


 LIVORNO. «E’ un accordo che parla da solo, non c’è bisogno di commenti» sbotta un’operaia. «Si è creato un precedente molto pericoloso» aggiunge un suo collega. «Si permette che i vertici aziendali decidano come contrattualizzare senza dare alcuna parola ai lavoratori». Fuori dai cancelli della Magna di Guasticce si sprecano i commenti contro l’accordo di Mirafiori. «Non veniteci a proporlo anche qui, perchè quanto a riduzione delle pause e cambio di turnazione abbiamo già dato lo scorso anno» avverte Giorgio. «Ora basta. Siamo stufi di essere delle pedine in mano a chi comanda. Tutti noi abbiamo bisogno di lavorare, ma non di essere schiavizzati senza diritto di replica».
 Anche Marco è seriamente preocuppato. «E’ vero, un accordo del genere mantiene il lavoro sul territorio, ma è un ricatto senza se e senza ma. Si fa un salto indietro nel tempo di 20 anni e si colpiscono solamente gli operai». Poi riflette: «In realtà, se lo leggi con attenzione, alcune cose sarebbero anche positive, ma altre cancellano con un colpo di spugna alcuni diritti inalienabili dei lavoratori. Se fosse rivisto, almeno parzialmente, forse troverebbe più consenso anche da parte nostra».
 Un altro gruppetto di lavoratrici che sta entrando in fabbrica spiega che la questione è di difficile interpretazione. «Siamo molto arrabbiate perché tanto alla fine chi ci rimette siamo sempre e soltanto noi, comunque bisogna mettersi nei panni dei lavoratori di Mirafiori e di Pomigliano e forse l’unica via di uscita era la sottoscrizione di un accordo simile».
 Molti di loro si sentono infine confusi anche riguardo al ruolo dei sindacati. «Mi sembra di essere tornato agli anni ’50 e ai racconti di mio padre» spiega con veemenza un operaio. «A noi lavoratori hanno fatto un bel regalo di Natale, l’ennesimo ritorno all’anti democraticità dei rapporti di lavoro. Prima o poi questo ricatto coinvolgerà anche la Magna e i sindacati devono dirci da che parte stanno. Ho la tessera della Cgil, ma se alla fine firmeranno anche loro quel ricatto, la strapperò».
 
L’OPINIONE  
 
PIACCIA O NO È NATO UN NUOVO CONTRATTO  
 
   
MASSIMO PAOLI   ECONOMISTA  

 
 Non ci sono più dubbi ormai, la joint venture tra Fiat e Chrysler è un vero e proprio “passaggio a nord-ovest” dell’evoluzione industriale nazionale, che ci ha fatto capire diverse cose interessanti.
 Primo, la Fiat è un gruppo con 240 mila dipendenti di cui meno di un terzo lavorano in Italia. Secondo, è molto probabile si tratti dell’uscita definitiva della famiglia Agnelli dal settore automotive, agognata da anni. Al contrario di quanto “venduto” ai disattenti italiani, non è Fiat che ha comprato Chrysler, ma è un gruppo finanziario ancora non del tutto formato che si è preso entrambe, facendo di Chrysler l’asse del rilancio e non Fiat.
 Terzo, esiste anche una globalizzazione sindacale, l’United Auto Workers (Uaw) il sindacato americano dominante in Chrysler, che nella parte dell’azionista esigente non vuole e probabilmente non può ratificare “favoritismi” o rigidità particolari nella parte italiana dell’azienda.
 L’intera vicenda ha poi dei tratti particolari, che rischiano di essere quasi rivoluzionari.
 Primo, è nato un nuovo contratto, quello dell’automotive, appunto, che presto riguarderà tutte le realtà del settore (componentistica compresa - le nostre aziende dell’area vasta sono avvisate). Le forze sociali sono di fronte ad un bivio e Fiom dovrebbe riflettere su questo, perché o la forza del sindacato trasforma questo dell’auto in un nuovo contratto nazionale o la forza del top management Fiat trasforma questo in una nuova forma contrattuale aziendale e di conseguenza sarà l’inizio della fine dei contratti nazionali.
 Secondo, ha imposto ai sindacati una riflessione riguardo al loro contributo alla competitività delle imprese manifatturiere in generale. Due strade, una a sostegno di una rinnovata e generalizzata flessibilità e una nuova consapevolezza sull’importanza di mantenere alta la produttività del lavoro (diritti sì, ma quando gioca il Napoli non può stare a casa il 17% del personale chiamato ai turni).
 Terzo, ponendo la new-company emergente dalla fusione fuori da Confindustria, Marchionne ha sancito che l’associazione deve rinnovarsi profondamente o diventerà inutile.
 In tutta la vicenda ci sono due punti però inaccettabili. Non è giusto escludere chi non firma gli accordi dalla rappresentanza sindacale. Andremmo incontro ad una diminutio della democrazia inaccettabile, con il rischio di innalzare la conflittualità in proporzione alla capacità rappresentativa reale dei sindacati esclusi. Sarebbe una forzatura inutile e pericolosa l’aver pensato di poter negoziare, pensando che fosse nella disponibilità dei lavoratori, il diritto di sciopero, chiedendo con un passaggio giuridicamente nullo e incostituzionale di ridurlo per i turni chiamati in straordinario. Quello non è un diritto dei lavoratori in quanto lavoratori, quello è un diritto dei lavoratori in quanto cittadini. Non ci può essere contratto al mondo che riduce il diritto costituzionale allo status di cittadino, neanche per un momento.
 
GLI ACCORDI FATTI A LIVORNO  
 
MAGNA. Nell’azienda di componentistica auto di Guasticce è stato siglato quello che la Fiom Cgil ha definito «uno dei migliori accordi difensivi d’Italia»: sacrifici in cambio dell’impegno dell’azienda a non licenziare nessuno per 30 mesi e a restare a Livorno, nonostante i molti esuberi rispetto alla produzione effettiva. Le pause sono state ridotte a 30 minuti. I 5 minuti di pausa a fine turno sono stati annullati. Introdotta una diversa distribuzione degli indici di produttività, con penalizzazioni nei reparti dove minore è la produttività. L’accordo però non intacca i diritti sanciti dal contratto e dalle norme (sciopero, malattia).

TRW. I lavoratori dell’azienda di componentistica auto di via Enriques hanno accettato di rinunciare per tre anni alla contrattazione integrativa e di alzare gli indici di produttività a cui è legato il premio di risultato. La busta paga sarà più leggera. Anche in questo caso non vengono toccati i diritti.

PIERBURG. Maggiore flessibilità sugli orari e sui turni. Slittamento del premio di risultato. I diritti restano salvi.

 
L’ACCORDO FATTO A TORINO  
 
 
PAUSE. A Mirafiori saranno ridotte di 10 minuti al giorno.

ASSENTEISMO. Da luglio se non si sarà raggiunto un assenteismo inferiore al 6% medio (adesso è all’8%) i dipendenti che si assenteranno per malattie brevi (entro i 5 giorni) a ridosso delle feste, delle ferie o del riposo settimanale per più di due volte all’anno non avranno in busta pagato il primo giorno di malattia. Ulteriori penalizzazioni dal 1 gennaio 2012.

STRAORDINARIO. 120 ore obbligatorie all’anno.

DIRITTO DI SCIOPERO. Il non rispetto degli impegni assunti con l’accordo comporta sanzioni su contributi sindacali e permessi. In discussione anche il diritto di sciopero.

RAPPRESENTANZA. I diritti sindacali vengono usufruiti dai sindacati firmatari in termini paritari, a prescindere dalla rappresentatività effettiva. A Mirafiori non ci saranno più rappresentanze elette dai lavoratori ma cinque r.s.a. di Fim, Uilm, Fismac, Ugl e associazione dei quadri Fiat, nominate dagli stessi sindacati firmatari dell’accordo. Esclusa la Fiom.


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP