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Arsenico e boro, innocui per legge - Il Tirreno Toscana
Acqua pericolosa o no? Intanto nel 2013 sarà fuori dai parametri europei
L’Ue non darà più la proroga che ora permette di essere in regola, parte la corsa contro il tempo per la sicurezza
DALL’INVIATO ANTONIO VALENTINI
SAN VINCENZO. «Il boro e l’arsenico? Lasci perdere, la storia è vecchia», dice un uomo con la barba lunga e bianca. «È come il veleno su questa mela. Vede tracce di anticrittogamici, su una buccia così liscia e lucida? Lei sa che ci sono, dunque non la mangerebbe? Dovrei forse chiudere il rubinetto?» Smettere di bere l’acqua di casa perché le concentrazioni di boro e arsenico superano i limiti imposti dall’Unione Europea per il 2013, non è roba da poco.
Anzi, ogni giorno è una rivoluzione continua. E poi non si tratta solo di berla, ma di utilizzarla per gli usi alimentari, visto che boro e arsenico non si estinguono attraverso la bollitura: la cottura dei cibi, la produzione del pane, il lavaggio di frutta e verdura...
Gli standard europei. L’allarme - o quantomeno, lo stato di allerta - in Val di Cornia e all’Elba è scattato poche settimane fa, quando l’Unione Europea ha confermato la scadenza delle deroghe per arsenico (10 microgrammi per litro) e boro (10 milligrammi per litro) entro la fine del 2012. Tutto è nato da un autogol del ministero della Sanità, raccontano all’Asa di Livorno (l’azienda erogatrice) che per risolvere i problemi del Lazio ha chiesto a Bruxelles di rivedere al rialzo la deroga per l’arsenico disciolto, da 20 a 50 parti per milione. Il tono della risposta è stato perentorio: nessuna revisione e rigido rispetto delle concentrazioni massime entro la fine dell’anno prossimo. Per la Val di Cornia significa fare presto: su 32 analisi eseguite nel 2010, il valore medio dell’arsenico è risultato 10,5 microgrammi/litro, con oscillazioni da 1 a 16. Per l’Elba, che in buona parte si approvvigiona dal continente attraverso una condotta sottomarina, la concentrazione di arsenico si aggira sui 6,5 microgrammi/litro, con punte di 19 durante i periodi di maggior consumo.
Ma se è sicuro che l’arsenico sia cancerogeno, poco noti sono gli effetti del boro. Secondo alcuni studi compromette la fertilità, però al momento non ci sono certezze scientifiche. In ogni caso, anche il boro dovrà rientrare negli standard stabiliti da Bruxelles entro il 2012: un milligrammo/litro rispetto agli attuali 2,8 in Val di Cornia e 1,7 all’Isola d’Elba. Assai meno della deroga, fissata in 3 milligrammi/litro.
Ma io non pago. Benché il boro e l’arsenico disciolti nell’acqua rientrino nei limiti stabiliti dalle deroghe, Maurizio Papi, sindaco di Porto Azzurro, ha invitato la popolazione a non bere acqua del rubinetto, incaricando i legali del Comune di accertare se ci sono gli estremi per ottenere l’esenzione dal pagamento delle bollette. Un presa di posizione assai dura, visto che tutti i comuni elbani e della Val di Cornia si sono limitati a sconsigliarne l’assunzione ai bambini sotto i tre anni. «Quel che non capisco - spiega Papi, che di professione fa il medico - è questo limite legale dei tre anni. Cosa significa, che a quattro anni e due mesi il boro e l’arsenico sono meno pericolosi?». Insomma, è il ragionamento del sindaco, se una cosa fa male, fa male a qualunque età. E se i parametri dell’acqua non sono a posto, le bollette non devono essere pagate.
Allarme? No grazie. Alessandro Barbieri, del dipartimento igiene e sanità pubblica dell’Asl livornese, precisa la portata del problema e indirettamente risponde a Papi: «Noi non diciamo che le concentrazioni non siano pericolose - spiega - ma solo che i rischi sono molto bassi, accettabili. Per un periodo limitato l’assunzione di arsenico è dannosa al pari delle radiazioni solari, ma meno del fumo di sigaretta. Le sostanze tossiche vengono metabolizzate in base al peso corporeo e per questo motivo sono utili le precauzioni verso i bambini».
Tuttavia l’onda d’urto innescata dalle dichiarazioni di Papi si farà sentire a lungo. L’Asa mette le mani avanti, bollando come «ridicolo» l’intervento del sindaco di Porto Azzurro «poiché procura allarme nella cittadinanza» e «sorprendente per il fatto che egli stesso è medico». Insomma, dice l’azienda, Papi conosce da tempo la situazione ed è difficile capire perché solo ora abbia dato l’allarme. Michele Caturegli, direttore dell’Asa, è esplicito: «L’acqua rientra nelle norme ed è potabile, i limiti di concentrazione di boro e arsenico sono rispettati nel 99% dei casi. Non pagheranno? E noi sospenderemo l’erogazione».
Ma la minerale... I limiti non valgono allo stesso modo per l’acqua di casa e quella confezionata. Anzi, in genere sull’etichetta delle bottiglie di minerale non vengono riportati i dati delle concentrazioni di arsenico e boro. Se la legge non subirà modifiche, il limite di boro nelle minerali è di 5 parti per milione, vale a dire cinque volte quello fissato dall’Unione Europea per la fine del 2012. Una contraddizione che non sfugge ad Adriano Bruschi di Legambiente: «Per questo è bene non farla bere ai bambini al di sotto dei tre anni, a meno che non sia custodita in vetri particolari».
Ma pochi lo sanno e la corsa alla minerale continua. «Quali alternative avrei?» dice una donna. «Facevo bollire l’acqua fino a pochi giorni fa. Poi mi hanno detto che l’alta temperatura non cancella la presenza di boro e arsenico, che già ingeriamo mangiando pasta e pane. Se lei mi dice che la minerale ha gli stessi problemi, non so più che fare...».
Il sindaco di San Vincenzo, Michele Biagi, ha cercato di colmare il vuoto comunicativo: una lettera alle famiglie per assicurare che l’acqua è potabile nonostante boro e arsenico, che entro la fine del 2012 le loro concentrazioni saranno ridotte e che i bambini sotto ai tre anni, nel frattempo, è opportuno dissetarli con minerali sicure. Problema irrisolto, d’accordo, ma per una volta la comunicazione - almeno quella - ha fatto a meno di deroghe.
Doveva essere costruito a Marciana Marina: spesi 400mila euro e persi i finanziamenti
Il progetto del dissalatore resta nel cassetto
Si punta a nuovi pozzi e alla realizzazione di due bacini artificiali
DALL’INVIATO
PIOMBINO. La penetrazione del cuneo salino accelera il distacco dell’arsenico. Le falde presenti nell’area boracifera di Monterotondo Marittimo, bacino del fiume Cornia, rilasciano il boro. La diluizione in acqua di arsenico e boro rappresenta un problema da risolvere nel giro di 23 mesi. Il grattacapo di tecnici e amministratori sta qui: se l’Elba, in un anno, ha bisogno di sei milioni di metri cubi d’acqua, alla Val di Cornia ne servono 8 milioni e 155mila. Alla scadenza delle deroghe, previste nel dicembre 2012, bisognerà garantire quasi 15 milioni di metri cubi annui nel rispetto dei parametri imposti dall’Unione Europea.
Michele Caturegli, direttore dell’Asa, assicura che le scadenze saranno rispettate, benché servano più interventi contestuali, per un 20 milioni di euro.
All’Elba, tuttavia, resterà nel cassetto il progetto per il dissalatore di Marciana Marina, già finanziato dal ministero dell’Ambiente con due milioni e mezzo, cifra che - visti i ritardi - sarà stata stornata altrove. Il progetto, costato 400mila euro, fu finanziato dall’ex Comunità montana, che anticipò la cifra occorrente. Di un dissalatore si parla anche a Torre del Sale, 10 chilometri da Piombino, ma il costo è di 11 milioni di euro ed è prevedibile che per questo non venga realizzato subito.
La soluzione definitiva resta la riutilizzazione del gasdotto Snam il quale, anziché essere smantellato per la costruzione della nuova gasvia Galsi dall’Algeria, verrebbe riutilizzato da Asa nel tratto Collesalvetti-Val di Cornia per servire gli acquedotti dell’intera dorsale livornese. Però i lavori saranno conclusi ben dopo la scadenza delle deroghe europee. E dunque bisogna pensare ad altri interventi.
Il piano Asa prevede, in primo luogo, la ricerca delle perdite soprattutto all’Elba, per un aumento di capacità pari a 20 litri al secondo. E poi lo scavo di pozzi, anche sul continente, nuovi collegamenti delle centrali per ridurre i picchi di boro, oltre a due bacini artificiali che consentirebbero di abbandonare i pozzi dove la presenza dei metalli è particolarmente alta. In aggiunta, un impianto a resine a scambio ionico capace di produrre 280 litri al secondo di acqua, secondo le previsioni consentirà di rispettare i parametri europei in vigore dal 2013.
A.V.
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