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Unicoop rifiuta di lavorare per Sintermar - Il Tirreno Livorno

 

La coop di Lucarelli salta il fosso e sceglie l’alleanza con la Compagnia Portuale 
 
CRISTIANO MEONI  


 LIVORNO. Unicoop Servizi rompe con Sintermar e sceglie l’alleanza con i portuali. Quello che sinora era solo un disegno - anticipato dal Tirreno un paio di mesi fa - da ieri è un fatto. La cooperativa presieduta da Maurizio Lucarelli - nonostante abbia parte del personale in cassa integrazione - ieri si è rifiutata di lavorare per Sintermar, che l’aveva chiamata per le operazioni di imbarco e sbarco della nave di Grimaldi. Unicoop non ha neppure svolto il lavoro di trasferimento delle auto nuove sbarcate dal traghetto di Grimaldi e destinate al ricevitore Fratelli Elia, alleato e socio di Sintermar nella guerra del porto.
 Unicoop era stata posta davanti a un aut-aut dai cugini portuali: o state con Sintermar oppure con noi. Ieri il messaggio è arrivato forte e chiaro: Unicoop ha scelto la Compagnia Portuale. Rinunciando a lavorare per il terminal della famiglie Fremura, Neri e D’Alesio in cambio di un patto con la Compagnia Portuale per la spartizione del lavoro sulle banchine. Un primo banco di prova della nuova alleanza? Ltm - il terminalista partecipato dalla Compagnia Portuale - ha promesso a Unicoop di chiamarla nei picchi di lavoro e circola voce che sia stato pure firmato un accordo.
 La svolta si è concretizzata ieri. Sintermar voleva chiamare Unicoop a lavorare sulla nave Grimaldi per dirimere una volta per tutte il garbuglio sull’utilizzo della banchina pubblica - dove un’ordinanza dice che possono operare solo imprese articolo 16 - ma non è neppure riuscita a mettersi in contatto con i manager della cooperativa: «Non rispondono neppure al telefono». E dunque, una volta realizzato che non c’era più questa possibilità, ha scritto all’Autorità Portuale, per comunicare che non avrebbe potuto avvalersi di un’impresa articolo 16. In via eccezionale, l’Authority ha consentito a Sintermar di rimpiazzare Unicoop Servizi con il personale di Agelp, l’agenzia ufficiale che somministra la manodopera in porto. E così ieri sera Agelp ha avviato al lavoro alla banchina 14/e, quella di Grimaldi, 14 rizzatori e 4 rallisti. Mentre per il trasferimento delle auto nuove dalla banchina ai piazzali il personale di Unicoop è stato sostituito da quello di Fratelli Elia.
 In Sintermar ci sono rimasti male per il voltafaccia di Unicoop. «Anche perchè - ricordano - con essa è tuttora vigente un contratto, per prestazioni dentro e anche fuori dal terminal. E’ evidente che si vuole mettere in difficoltà la nostra società e spaventare l’armatore. Ma siamo attrezzati per proseguire regolarmente il nostro lavoro, anche se dovremo ripensare la strategia». Ne vedremo ancora delle belle.
 
PORTO COME UNA GIUNGLA  
 
E i sindacati tirano le orecchie a Piccini  
 

 LIVORNO. I sindacati tirano le orecchie all’Autorità Portuale. Già da tempo hanno posto con forza il tema del rispetto delle regole sulla banchine, arrivando a proclamare uno sciopero, poi annullato dopo la decisione dell’Authority di aprire tavoli di discussione. Tavoli che però non sono andati avanti, mentre giorno dopo giorno il porto assomiglia sempre più a una giungla. E così ieri Simone Angella (Filt Cgil), Massimo Lomi (Uiltrasporti) e Dario Menichelli (Fit Cisl) hanno dato una strigliatina a Piccini. «Negli ultimi mesi la discussione tra le parti sociali e con il coordinamento dell’Autorità Portuale, sulle questioni inerenti le regole del lavoro all’interno del porto, ha avuto una forte spinta positiva. Anche se non del tutto completati - scrivono i segretari - sono stati individuati percorsi che vanno nell’ottica di strutturare le imprese e quindi evitare il ricorso strumentale alla esternalizzazione selvaggia». Ma i sindacati sono preoccupati che «rispetto alle condizioni di che si stanno determinando, prima fra tutte l’ipotesi di commissariamento, ed equilibri che stanno rapidamente cambiando all’interno del porto, si utilizzi questa fase di incertezza per poter così operare in deroga a qualsiasi regola. Ci batteremo affinchè non si concretizzino scenari di ingessamento del porto, con propositi di smantellamento dei diritti dei lavoratori e tentativi, (ormai costanti) sempre insistenti, di ricorrere all’autoproduzione». Tutti debbono fare la propria parte. «Occorre che l’Autorità Portuale riattivi i percorsi necessari a portare a compimento il lavoro svolto unitariamente tra sindacati e organizzazioni datoriali - dicono i sindacati, ricordando che «resta ancora da individuare il numero minimo di lavoratori delle imprese che si occupano di sbarco/imbarco di auto nuove. Non comprendiamo le motivazioni dell’interruzione del tavolo di discussione che aveva già sancito, di comune accordo tra le parti sociali, i livelli massimi di esternalizzazione a cui le imprese possono ricorrere». Lo scontro sulle navi di Grimaldi rende urgente «che l’Autorità Portuale riattivi il tavolo tecnico che coordina e che insieme all’Osservatorio è il frutto delle volontà dei lavoratori». I sindacati si dicono «pronti a porre in essere azioni di protesta se la vicenda che riguarda il rinnovo del presidente dell’Autorità portuale, venisse utilizzata come alibi per applicare anche nei porti la ormai classica modalità italiana di fare impresa con scarsi investimenti e scaricando il rischio sul lavoro».


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