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«Se aumentate le tariffe ce ne andremo a Genova» - La Nazione Livorno
LO SCONTRO IN GIOCO DECINE DI MIGLIAIA DI CONTAINERS
L’israeliana Zim risponde picche al terminal «Toscana»
— LIVORNO —
ANNO nuovo, verrebbe da dire, e problemi vecchi per il porto. Il più significativo dei quali, anche se al momento se n’è parlato solo in banchina mettendo la sordina nella speranza di trovare una soluzione, è il nuovo braccio di ferro tra il Terminal Darsena Toscana e la compagnia armatrice Zim per l’adeguamento del contratto. Il TdT ha chiesto alla Zim un aumento tariffario del 10%, giustificato dal fatto che la compagnia israeliana ha sempre avuto trattamenti di favore e quelli attuali sono nettamente più bassi rispetto ai concorrenti (alcuni dei quali, dettaglio da non trascurare, sono direttamente agenziati dal gruppo che ha sostituito Contship nello stesso terminal livornese). Gli israeliani hanno risposto picche e in un incontro ad Amburgo hanno ricordato ai terminalisti labronico-genovesi che la compagnia ha già ha un secondo scalo a Genova, e potrebbe farne l’unico in Italia con una pertida gravissima per per Livorno.
SI RIPETE dunque lo scontro che già l’anno scorso oppose Zim al Tdt, con l’allora socio Contship deciso ad adeguare le tariffe praticate a Zim, che furono invece «difese» dalla Cilp per intervento diretto di Italo Piccini. Finì che Zim vinse il braccio di ferro grazie a Cilp: ma si aprì quella fase di tensione tra i due soci del TdT, Cilp e Contship, culminata poi con l’uscita del secondo e il subentro al suo posto, con lo stesso 50% di quote insieme a Cilp, del gruppo genovese Gip (Genova investimenti industriali) di cui è importante esponente Luigi Negri. Al momento, l’«ad» del TdT Alessandro Giannini tiene profilo basso; e la stessa Zim non calca la mano. Ma gli israeliani sono in una fase di totale rinnovo del proprio management, hanno cambiato di recente anche i propri dirigenti in Italia ed Europa, e non hanno più a Livorno due importanti «sponde»: Italo Piccini all’interno della Cilp e il comandante Angelo Roma, che è stato per un trentennio il loro referente storico in banchina, vero e proprio «deus ex machina» per tutte le vicende più delicate non solo portuali. Roma non lavora più per Zim dal primo gennaio scorso. E il suo disimpegno si farà sentire.
Antonio Fulvi
CASO-TOREMAR
Pausa di riflessione in attesa che il Tar si pronunci sul ricorso Blu Navy
TOREMAR, c’è una pausa di riflessione per l’avvio del procedimento di gara che dovrà portare alla privatizzazione. Pausa suggerita dal fatto che il ricorso al Tar della compagnia Blu Navy per contestare la sua esclusione dai «papabili» è stata messa all’esame del Tar per mercoledi 12 gennaio. Così l’assessore regionale Luca Ceccobao ha deciso di attendere il pronunciamento prima di far partire le lettere — già pronte da metà dicembre — agli 11 armatori (o società armatrici) che si sono dichiarati per scritto pronti a fare offerte per la gestione di Toremar. Sono stati tutti ammessi salvo appunto Blu Navy, per la quale sarebbe venuto a mancare il requisito — considerato decisivo dalla Regione — di almeno 3 anni di esercizio di traghetti di linea. Blu Navy contesta questa versione, sostenendo che della compagnia fa parte anche un gruppo che da anni opera con traghetti (sia pure solo estivi) in tutto l’arcipelago. Appena il Tar scioglierà il nodo, partiranno le lettere che daranno il via alle offerte: non solo per la gestione ma anche per il rinnovo e potenziamento della flotta. A. F.
«CILP» DOPO NIEDDU E TIRRENIA L’ATTRACCO DELLA «COMPAGNIA» PERDE UN ALTRO PEZZO: CONTI NEL MIRINO
Grimaldi cambia sponda, esplode la guerra interna
SI PUÒ CHIAMARE in tanti modi: guerra tra poveri, libero mercato, facoltà di scelta sulle basi dell’economia di gestione. Oppure: chi la fa l’aspetti. Fatto sta che il passaggio dal primo gennaio dell’armatore Grimaldi dal terminal Ltm (a maggioranza Compagnia portuali) al terminal privato Sintermar (D’Alesio/Fremura/Neri) qualche malumore l’ha suscitato. Ma non sarebbe stato niente di più di un quasi normale confronto tra prestatori d’opera — peraltro Ltm negli ultimi mesi ha perso anche il traffico di Nieddu finito a Carrara e quello di Tirrenia finito ai dirimpettai di Unicoop — se la polemica non fosse stata alimentata dallo scontro interno ormai al calor bianco proprio tra la Compagnia portuali e il presidente del «suo» terminal Renzo Conti.
AMORE finito da un pezzo, forse ancor prima che cominciasse la fuga dei traffici con Tirrenia; ma il divorzio, che da settimane sembra sempre sulla via di essere celebrato si sta rivelando duro da concretizzare. La stessa Cilp gli riconosce capacità manageriale, ma che il feeling sia finito è noto: e la perdita del traffico di Grimaldi potrebbe aver fatto traboccare il vaso. Per il momento, la Compagnia ha mandato avanti i sindacati nella difficile guerra contro Sintermar. Difficile perchè la stessa Authority si è rifiutata di intervenire ed ha solo annunciato incontri «chiarificatori«; e difficile perchè lo stesso LtM ha operato sull’accosto contestato (il 14/A in Darsena Toscana) con le stesse regole oggi utilizzate da Sintermar. Intanto Grimaldi persevera: anche ieri la sua nave è stata «lavorata» da quest’ultima.
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