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Tirrenauto: «Intervenga la Fiat» - Il Tirreno Livorno
Torino non può abbandonare Livorno. Si spera nella concessionaria Scotti
LIVORNO. Il 22 dicembre un incontro in Provincia con l’assessore Anselmi per cercare di ottenere la cassa integrazione in deroga per i 36 dipendenti, ma anche per cercare di mettere insieme un tavolo di trattativa con la proprietà della Tirrenauto ma anche con la Scotti, la concessionaria Fiat con la quale erano state portate avanti le trattative per la cessione dell’azienda.
Ecco quello che è stato deciso ieri mattina durante l’assemblea dei dipendenti della concessionaria automobilistica, al termine della quale è emerso un particolare non trascurabile: la Tirrenauto, da quando è decaduto il mandato di vendita Fiat, ha continuato a vendere vetture del gruppo del Lingotto appoggiandosi proprio alla concessionaria Fiat che sembrava sul punto di subentrare, che inviava (e invierà fino a totale evasione degli ordini di acquisto) le vetture per i clienti Tirrenauto.
L’assemblea è stata condotta da Monica Cavallini della Cgil, che dopo aver affermato che la decisione di mettere in mobilità i dipendenti «è arrivata come un fulmine a ciel sereno», ha sottolineato la necessità di ottenere la cassa integrazione in deroga, sia per i vantaggi economici rispetto alla disoccupazione, ma soprattutto per «legare i dipendenti all’azienda», nella speranza di un subentro di altri imprenditori.
Nell’assemblea è però emersa, oltre alla preoccupazione per il futuro - «Ma ora prenderemo lo stipendio e la tredicesima? Ci saranno problemi per la liquidazione?», anche una critica verso la gestione aziendale, con molti dipendenti che hanno sottolineato come la Tirrenauto vendesse migliaia di auto e facesse un fatturato di oltre 55 milioni l’anno.
Critiche anche per il socio Nelli, che ha alcune concessionarie a Pontedera, che i lavoratori avrebbero voluto più attivo nelle possibilità di assorbire almeno una parte del personale: «Ormai siamo come i Kleenex - ha chiosato un meccanico - siamo usa e getta».
Da parte sua Monica Cavallini ha annunciato che il sindacato non è disposto a prendere semplicemente atto delle lettere di mobilità, ma che cercherà di percorrere una soluzione possibile. Per questo verrà interpellata anche la Fiat, come casa madre, anche perché non sembra possibile che a Torino si abbandoni la provincia di Livorno senza una concessionaria ufficiale.
Ora si attende l’incontro in Provincia. Intanto si fanno i primi conti per il futuro: «Devo sposarmi e ho un mutuo di 800 euro da pagare - spiega Elena Bacci - a questo punto devo essere contenta di non avere figli». Un figlio invece lo ha Gerardo Daddi, che tutte le mattine viene da San Vincenzo a Livorno per lavorare: «Mia moglie è part time - sottolinea - e anche se la casa è nostra non so come faremo a mantenerla se perdo il lavoro».
LA PROPRIETA’
«Alcuni dipendenti ci costavano troppo»
LIVORNO. «Anch’io ho moglie, figli e un mutuo da pagare, e dover chiudere l’azienda fondata da mio padre dove ho lavorato per 30 anni non mi fa certo piacere. Ma a questo punto era inevitabile e la mia decisione è irreversibile».
Marco Gazzarrini, titolare delle Tirrenauto non nasconde l’amarezza, ma allo stesso tempo si toglie qualche sassolino dalla scarpa: «Attenzione a non confondere il fatturato con gli utili: la situazione della ditta era diventata insostenibile: in un settore in difficoltà ovunque. - sottolinea - la Tirrenauto aveva da tempo un problema con le provvigioni di alcuni dipendenti, problema che anche i sindacati conoscono, che ha reso le cose ancor più difficili». Gazzarrini, ricordando che anche lui dovrà reinventarsi un nuovo lavoro, conclude affermando che se si trovasse una soluzione che permettesse alla maggior parte dei dipendenti di conservare il lavoro sarebbe «il primo ad esserne felice».
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