Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

La nazione Piombino - Modello-Dalmine per la Magona

 

— PIOMBINO —
E’ NECESSARIO esportare il «modello Dalmine». Un’unità d’intenti per risollevare la situazione della Magona potrebbe essere una delle strade da perseguire, secondo il segretario provinciale Fim-Cisl Fausto Fagioli che è intervenuto sulla questione della crisi del nostro territorio, partendo da Magona. «Non ero presente all’incontro in Regione a causa di un errore tecnico – ha voluto precisare - ho avuto infatti la comunicazione della convocazione in ritardo, ma l’intera vicenda la stiamo seguendo con apprensione. Preoccupa la costante diminuzione di occupati in Magona, così come quella degli ordini. E preoccupa il calo di produzione previsto per il prossimo anno. Questo comporta un abbassamento della competitività interna al gruppo ma anche esterna, diventa vulnerabile, tanto più con la produzione che si va oggi realizzando, lo zincato e il preverniciato rischiano di avere concorrenti aggressivi».
E una soluzione potrebbe essere il “modello Dalmine”?
«Inteso come modo di far sistema. Credo che sia fondamentale fare sistema anche all’interno dei territori da parte di tutti gli attori che concorrono allo sviluppo del territorio stesso e in questo caso è stata emblematica e importante la vicenda Dalmine, dove Regione, Provincia e Comune sono intervenuti perché questo avvenisse. L’unico modo per uscire dalla crisi è creare nicchie di mercato di produzioni specializzate. Anche a livello locale dobbiamo incentivare la collaborazione fra le imprese cosa che oggi il nostro governo non sta facendo. E bisogna inoltre porre attenzione quando le imprese vengono acquistate da fondi finanziari, come potrebbe accadere alla Lucchini. Perché l’obiettivo dei fondi è a breve termine, quello delle imprese a lungo termine e questo rischia di creare molti problemi».
Quali sono i maggiori problemi che il sistema industria sta incontrando.
«Il costo energetico perché dei 34 euro a mw ora della media europea, in Italia siamo a 64 euro mwh. Occorre modernizzare la rete e liberalizzare il mercato in Italia e in Europa. Poi il problema delle infrastrutture: è un incoraggiamento ad andare via, ed è un disincentivo ad investire. Se poi ci aggiungi il costo delle materie prime, scarse in Italia, perché i signori del ferro sono già in manovra, stanno già rinegoziando il prezzo con i clienti con nuovi contratti a cadenza trimestrale, in sostituzione dell’attuale sistema annuale».
Maila Papi


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP