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Lucchini, trattativa alla fase finale - Il Tirreno Piombino
Nuova proposta del Gruppo per ristrutturare il debito da 770 milioni. E martedì incontro al ministero
Calcagni ottimista: «Più vicini alle richieste delle banche»
La conclusione della vicenda entro fine anno potrebbe accelerare le procedure per la cessione dello stabilimento
LUCA CENTINI
PIOMBINO. Nuova proposta Lucchini per ristrutturare il debito da 770 milioni con le banche. La trattativa che da mesi tiene in ansia i lavoratori dello stabilimento è in dirittura d’arrivo. A darne notizia è l’azienda che, in una nota, ha confermato l’invio di un nuovo piano recapitato dall’advisor Lazard al pool di banche creditrici.
«Stiamo entrando nella fase finale delle negoziazioni - ha spiegato l’ad del gruppo Marcello Calcagni - riteniamo di esserci avvicinati sensibilmente alle richieste delle banche».
La nuova proposta è giunta ieri sul tavolo dell’advisor Rotschild, che cura gli interessi del pool di banche creditrici. Secondo indiscrezioni la conclusione della trattativa per la ristrutturazione del debito potrebbe arrivare a dicembre.
La bozza d’accordo va incontro alle richieste degli istituti bancari che avevano rispedito al mittente il piano formulato dal gruppo a settembre. La struttura dell’offerta resta identica e si basa su tre linee di intervento principali, messe sul piatto fin da subito da Mordashov e dal resto degli azionisti del Gruppo Lucchini. Ed è proprio su questi tre aspetti che si sta giocando da mesi la partita tra il gruppo e gli istituti bancari coinvolti.
In primi luogo gli azionisti si sono mostrati disponibili a ricapitalizzare la società, aprendo di fatto la trattativa sulle somme da versare. Secondo quanto emerso in questi mesi in ambienti finanziari la proposta originaria di Lucchini prevedeva nuovi capitali pari a 50 milioni, una cifra ritenuta insufficiente dalle banche.
Il secondo pilastro dell’accordo consiste nell’ipotesi, avanzata dagli azionisti, di riconvertire parte del debito contratto in quote di partecipazione azionaria del gruppo a favore dei creditori. In pratica le banche entrerebbero nel capitale di Lucchini, riducendo in questo modo il debito da restituire.
Il terzo aspetto è legato al piano di rientro dal debito, con Lucchini che ha chiesto una rimodulazione dei tempi per la restituzione del prestito alle banche. Nella nota Lucchini non rende noti i dettagli economici della bozza d’accordo, ma è chiaro che per imporre una svolta alla trattativa l’azienda abbia agito su questi tre aspetti.
Logico anche che il braccio di ferro con le banche sia stretto indissolubilmente all’ipotesi di vendita del gruppo. Potendo poggiare su basi finanziarie più solide Lucchini diventerebbe maggiormente appetibile per i potenziali acquirenti.
La svolta nella trattativa sul debito è stata accolta positivamente dai sindacati che, assieme ai rappresentanti dell’azienda, saranno ricevuti martedì prossimo a Roma, nella sede del ministero dello Sviluppo economico per discutere delle prospettive industriali dello stabilimento. «Auspichiamo che si trovi al più presto una soluzione per la ristrutturazione del debito - commentano Fim, Fiom e Uilm - più si allungano i tempi dell’accordo più si creano rischi per la produzione e per la tenuta dello stabilimento».
Lorenzini rassicura Fim, Fiom e Uilm
«Amianto, nessuno stop per le ditte dell’indotto»
PIOMBINO. «La trattazione delle pratiche relative all’amianto è senz’altro una delle priorità per le sedi di Livorno e Piombino e coerentemente con questa linea di indirizzo, proprio in questi giorni, è stato rafforzato l’organico della struttura di Piombino per consentire la prosecuzione delle attività in essere». Così si esprime Giovanni Lorenzini, direttore provinciale Inail, che si dice sorpreso dalle perplessità di Fim, Fiom e Uilm che, sulla questione amianto, nei giorni scorsi sul Tirreno avevano parlato di un «nuovo stop per l’indotto».
«All’indomani del mio insediamento come direttore provinciale - dice Lorenzini - ho anzi potuto apprezzare il lavoro avviato dalle sedi su di una linea prodotto delicata e dalle importanti ricadute anche sociali come l’amianto, e ho senz’altro confermato la lavorazione estesa anche alle ditte dell’indotto. Le lavorazioni sono portate avanti in coerenza con un programma di lavoro definito a suo tempo in maniera condivisa tra la sede Inail di Livorno, la direzione regionale Inail, gli assessori regionale e provinciale e presenti anche i sindacati».
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