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Acqua, rispunta un progetto del Cigri - Il Tirreno Piombino
Lo sfruttamento del Cornia limiterebbe le quantità di boro e arsenico
LA PROPOSTA Per Legambiente antieconomica la condotta da Pomarance: solo il nostro tratto costerebbe 14 milioni
PIOMBINO. Entro il 2012 la percentuale di boro e arsenico contenuta nelle acque dovrà tornare entro i limiti stabiliti.
La svolta della Comunità europea, che non concederà più deroghe sulla qualità dell’acqua, impone un cambio di passo a tutti i Comuni della Val di Cornia e dell’Elba che superano i limiti per le percentuali di arsenico e boro.
Asa ha spiegato ieri che gli «interventi effettuati o programmati dall’azienda mirano a correggere i chimismi delle acque».
Ma di queste soluzioni programmate, necessarie per riportare i valori delle acque entro i limiti consentiti, la società non offre dettagli. «Abbiamo aggiornato i piani di azione e di investimento per adeguarci agli obiettivi - si limitano a dire da Asa - stiamo ancora limando i dettagli e ci riserviamo di comunicare le specifiche non appena delineate». Poche righe che non dicono nulla su ciò che è in cantiere per far fronte alle nuove scadenze della Comunità europea.
E mentre il ragionamento sulle soluzioni tecniche da adottare resta dentro le stanze di Asa, c’è chi invece vorrebbe aprire un dibattito pubblico sul tema delle risorse idriche. «Le percentuali di boro e arsenico presenti nelle acque non dovrebbero creare problemi immediati per la salute dei cittadini, ma la Comunità europea detta dei limiti a cui precauzionalmente ci dobbiamo adeguare - commenta Adriano Bruschi, presidente di Legambiente Val di Cornia - il problema maggiore è legato all’equilbrio del territorio. Serve un programma di rientro dal deficit idrico e di desalinizzazione dei terreni, oltre a una stretta che imponga un controllo efficace dei consumi».
In realtà un progetto per contenere le criticità qualitative e quantitative delle acque Asa lo aveva presentato nel dicembre del 2009. Si tratta della “dorsale tirrenica”, che porterebbe acqua di migliore qualità dal nord della Provincia. Nello specifico la condotta sarebbe il secondo lotto di un progetto più ampio che incanalerebbe acqua da Pomarance a Cecina e da Cecina alla Val di Cornia. «E’un piano poco economico, visto che il solo tratto che ci riguarda costerebbe oltre 14 milioni, il cui 59% arriverebbe dalle tariffe - racconta Bruschi - e l’acqua sarebbe presa dal fiume Cecina che è messo anche peggio del Cornia».
In alternativa alla realizzazione della dorsale, che in ogni caso non sarebbe realizzata in pochi anni, è stato rilanciato il vecchio progetto del Cigri che prevedeva l’utilizzo delle acque di superficie del Cornia e delle risorse convogliate nell’invaso della Gera, come vasca di equalizzazione per l’uso potabile delle acque del Cornia. (l.c.)
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