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L'auto mette il freno a mano - Il Tirreno Toscana

 

 
Vendite a picco, le concessionarie tendono a fondersi per sopravvivere  
 
 
 
LA CRISI Chiusa Jaguar Grimaldi (Firenze), “cassa” alla Iveco di Livorno. Zentrum (Grosseto): libri in tribunale  
 
CARLO BARTOLI  

Il 2010 passerà agli annali come l’anno orribile per il mercato dell’auto e, soprattutto, per le reti di vendita. Concessionarie e autosaloni stanno vivendo in apnea questi mesi segnati da una serie ininterrotta di fortissimi ribassi dei volumi di vendita. C’è chi in questi mesi ha chiuso, dalla Jaguar Grimaldi di Firenze alla Autovega di Ospedaletto, chi è stato costretto a portare i libri in tribunale come la Zentrum di Grosseto e la Ford Dolfi di Prato, chi ha sfiorato il fallimento, come la Automatic di Livorno. Chi, come la Iveco di Livorno, è ricorso alla cassa integrazione in deroga e chi, come la AutoTirrena è stato rilevato da un altro operatore per sopravvivere.
 «Il problema - spiega Giovanni Leone presidente dell’Associazione concessionari aderente alla Confcommercio - è presto detto: i costi sono maggiori dei ricavi, anche perché chi pensava di poter compensare la diminuzione dei margini con un aumento dei volumi è rimasto scottato». Filippo Bianchi, concessionario della Fiat a Pistoia e membro dell’Associazione, è chiaro: «E’ stata la stessa casa madre - afferma - a dirci che quest’anno chi di noi è molto bravo riuscirà a chiudere il bilancio in pareggio, mentre gli altri vedranno il rosso. Chi è riuscito a tagliare tutti i costi superflui per tempo ce la può fare; quindi si risparmia riducendo gli stock di auto in magazzino, sul personale, si riduce la manutenzione e la pubblicità. Insomma, la parola d’ordine è arrivare al 2012, sperando in una ripresa dell’economia e del settore».
 La crisi è trasversale e colpisce tutti i settori e tutte le marche anche se in apparenza potrebbe apparire il contrario. A sostenerlo è Guido Nelli, che guida uno dei principali gruppi toscani del settore che ha la concessione della Bmw per Pisa, Livorno e la Versilia, della Toyota per Pisa, Livorno e Empoli, della Fiat su Livorno e che presto avrà la Yunday a Pisa e Pontedera. «Le auto di lusso vanno un po’ meglio delle utilitarie, ma solo perché beneficiavano in misura ridottissima degli incentivi». Per sopravvivere, la ricetta di Nelli è quella di allargare il raggio di azione: «Bisogna crescere - precisa - per mantenere inalterato il fatturato e poi perché aumentando le dimensioni sono possibili delle economie di scala, tanto che molte case incentivano le acquisizioni e le fusioni. Noi stessi siamo in trattativa con Fiat per ottenere un’altra zona, altrimenti lasceremo il mandato; Livorno è troppo piccola per gestire un marchio». La rete di concessionari e autosaloni, quindi, è destinata a diminuire: per Leone a chiudere sarà almeno il 30% della rete, per Nelli la contrazione sarà del 25%. «Le case madri - aggiunge Leone - impongono ai concessionari degli standard qualitativi che con questi volumi di mercato rischiano di essere insostenibili. Le spese sono troppo elevate; i meccanici sono chiamati continuamente a fare corsi di aggiornamento, nelle officine siamo costretti ad avere del personale, come gli accettatori, sostanzialmente improduttivo. Non a caso, i salonisti, che hanno meno vincoli, soffrono un po’ meno».
 
“AUTOMOBILISMO”  
 
Presto il low cost anche nella rete commerciale  
 
C.B.  

 
Alla fine arriverà anche la concessionaria low cost? È forse presto per dirlo, ma Fabio Madaro, direttore di “Automobilismo”, non lo esclude. Anche perché, nel settore auto, domani niente potrà continuare ad essere come oggi.
 La crisi è tutta colpa della fine degli incentivi?
 «Tutt’altro. Siamo di fronte ad una crisi inesorabile, una crisi radicata in profondità. Anche se è difficile fare previsioni, tutti gli esperti del settore sono convinti che non torneremo a vendere 2,2 milioni di auto in Italia, ma ci assesteremo ben sotto ai 2 milioni».
 Molte cose, dunque, sono destinate a cambiare?
 «Certamente e tutto dovrà essere riparametrato sulla base dei nuovi valori imposti dal mercato. Tutto cambierà e le case automobilistiche stanno ripensando le proprie strategie, sia in termini di prodotto, puntando molto sull’ecologia e il risparmio, sia in termini di produzione, portando le fabbriche dove il lavoro costa meno».
 E dal punto di vista commerciale?
 «Anche qui ci saranno forti mutamenti e, probabilmente, per riuscire a contenere i costi, nasceranno anche le concessionarie low cost, ossia delle reti di vendita dai costi meno elevati e in grado di lavorare con margini più contenuti».
 

Presentato l’“Atlante” della Regione: al primo posto ancora i cinesi, titolari di 7029 imprese in Toscana  
 
Imprenditori stranieri, volano albanesi e romeni  
 
 
 
I titolari di ditte dei due Paesi europei cresciuti di 18 volte in dieci anni  
 
GABRIELE FIRMANI  


 FIRENZE. Al primo posto continuano a rimanere i cinesi, titolari a termine del 2008, di 7029 imprese attive in Toscana; seguono albanesi (5114) e romeni (4259), rappresentanti delle due nazionalità che hanno visto mettere a segno il tasso di crescita imprenditoriale più impetuoso: rispetto al dato del 1999, il numero complessivo delle loro imprese, in dieci anni, è infatti cresciuto di 18 volte. Di 7 volte, nello stesso periodo, sono cresciute le imprese marocchine, arrivate a un totale di 3489, e senegalesi, arrivate a quota 2745 unità. Il nuovo quadro che emerge dall’ “Atlante dell’imprenditoria straniera in Toscana”, curato per conto della Regione Toscana dalla professoressa Margherita Azzari assieme a un gruppo di 10 ricercatori del dipartimento di studi storici e geografici dell’Università di Firenze, risulta completamente mutato rispetto alla precedente fotografia scattata al termine degli anni ‘90: le 7618 aziende gestite da stranieri in Toscana nel 1999, erano infatti già quadruplicate, arrivando ad oltre 32mila, sul finire del 2008, ultimo anno preso in analisi dalla ricerca.
 In relazione ai settori di attività, da segnalare come circa l’85% delle imprese guidate da stranieri operi nel settore delle costruzioni, del commercio e della manifattura. Quelle attive in un unico comparto risultano prevalentemente di nazionalità senegalese (commercio), albanese e romena (entrambe edilizia). La doppia specializzazione prevale nelle imprese cinesi (manifattura e commercio) e nelle imprese marocchine (commercio e costruzioni). «L’Atlante che abbiamo sostenuto in maniera convinta - ha affermato l’assessore regionale alle politiche sociali Salvatore Allocca - è uno strumento di grande utilità per comprendere la dinamica di un fenomeno che ha assunto oramai un ruolo rilevante e significativo per lo sviluppo economico della nostra regione: particolarmente apprezzato è stato l’atteggiamento di apertura ed accoglienza mostrato a riguardo dalle associazioni di categoria. Alle istituzioni - ha continuato Allocca - spetta adesso il compito di semplificare le normative tese a disciplinare nel nostro Paese l’esercizio dell’attività imprenditoriale per far sì, che l’avvio e il mantenimento di un’impresa, non rappresentino più un ostacolo».


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