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Acqua, stop a boro e arsenico. L'Asa studia le soluzioni - Il Tirreno Cecina

 

 
 
 CECINA. L’Europa boccia le deroghe chieste dall’Italia sulle concentrazioni di arsenico nelle nostre acque. E ammette quelle per il boro, ma fino al 2012. Così, senza gli adeguati interventi sulla rete idrica 128 comuni italiani (sedici in Toscana) rischiano seriamente di trovarsi coi «rubinetti chiusi». Nella lista dell’Ue, con Piombino ed alcuni comuni elbani, c’è Cecina. Dove però oggi non esistono deroghe sull’arsenico, che pure è presente nelle nostre acque, ma semmai sulle concentrazioni di boro. Quest’ultima è’ stata chiesta con il decreto 1514 del 26 marzo scorso della Regione.
 Decreto con cui si consentono, nel nostro acquedotto, limiti di boro non superiori ai 2 microgrammi per litro contro il valore di 1 microgrammo/litro fissato dal decreto legislativo 31 del 2001. Un sistema - quello delle deroghe - che va avanti da 9 anni e che associazioni ambientaliste e politiche (trale quali ricordiamo Social Forum, Rifondazione e Medicina Democratica) hanno duramente contestato accusando la Regione e gli enti incaricati di non aver mai seriamente predisposto piani per l’abbattimento degli inquinanti nelle nostre acque.
 L’Italia ha di nuovo fatto appello all’Ue per «prorogare» alcune deroghe giustificando i quantitivi fuorinorma con «cause naturali» (inquinanti di origine geologica). Ma l’Ue ha bocciato le richieste per l’arsenico (le cui concentrazioni elevate - viene bricordato nel provvedimento comunitario - possono provocare tumori), disciplinando interventi di contenimento da attuare per boro e fluoro ben prima del 2012.
 Cosa significherà per Cecina?
 Che l’Asa Spa - gestore del servizio idrico - è obbligata ad attivarsi per allinearsi «ai più stringenti obiettivi di riduzione dei valori» fissati da Bruxelles. «Asa - spiega in una nota l’azienda - ha prontamente modificato ed aggiornato i propri piani di azione e di investimento per adeguarsi ai nuovi e più stringenti obiettivi di riduzione dei valori, dandone immediato riscontro agli enti di controllo».
 Per Asa la situazione in Bassa Val di Cecina è sotto controllo. «Solo per il comune di Cecina alcune fonti presentano valori di boro sui quali stiamo puntualmente lavorando». Si tratterebbe di concentrazioni più elevate di boro «alla fonte e non in rete» e nello specifico in un pozzo di Collemezzano.
 Asa prevede di contenere il boro «attraverso una miscelazione costante e sistematica», grazie ai «collegamentidella rete idrica cecinese con la centrale di Palazzi, che stiamo eseguendo». E ieri - in un colloquio tra Comune ed Asa - l’ingegner Michele Caturegli ha riferito all’assessore Carli che non sarà più chiesta una deroga per il boro.
 Certo, per il vecchio acquedotto cecinese (dove l’acqua dai pozzi finisce direttamente in rete) che serve 26.515 utenti, occorrebbero interventi strutturali più consistenti. Anche alla luce di fenomeni allarmanti come l’ultimo inquinamento da cromo esavalente (2006) - oggi monitorato - che ha comportato la chiusura di una dozzina di pozzi in bassa Val di Cecina (fra Cecina, Bibbona e Castagneto) e l’introduzione, negli stessi, di specifici filtri. Sebbene oggi Asl e Asa assicurino ampiamente sulla qualità dell’acqua che sgorga dai nostri rubinetti.
 «Sui parametri tossici - spiegano dall’ufficio cecinese di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl 6 - la situazione è tranquilla. Se ci sono stati, in passato, variazioni di concentrazioni hanno interessato il boro e i cosiddetti trialometani (derivati dalla disinfestazione con cloro)».
A.R.


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