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Buco nel bilancio del Comune Nebbiai: «Non c'è da preoccuparsi» - La Nazione Livorno

 

ENTI LOCALI OLTRE 4 MILIONI DI EURO
 

 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
CON 4,141.943 EURO di entrate straordinarie Livorno è al 43° posto sui 102 Comuni capoluogo italiani per squilibrio nel bilancio 2010. E’ l’indagine de Il sole 24 ore sulla manovra di bilancio della amministrazioni del Bel Paese. E a leggere quello che il quotidiano d’economia definisce il «Maxibuco nei conti delle città» c’è da stare poco tranquilli. Il buon padre di famiglia dovrebbe garantire l’equilibrio di bilancio senza dover ricorrere alle entrate straordinarie che, se hanno un’incidenza tra il 2 e il 3 %, sono comunque fisiologiche nel paese delle deroghe. E’ quello che succede anche a Livorno dove i 4 milioni e rotti di euro di entrate straordinarie alle quali si ricorre per chiudere il bilancio rappresentano, come si legge nel rapporto de Il Sole 24 ore, il 2,6%. In Toscana, Comuni più virtuosi sono quelli di Prato (77°) posto, Pisa (74°), Firenze (69°), Massa (59°) e Siena (45°). Mentre hanno conti più dissestati dei nostri Arezzo (34°), Grosseto (24°), Lucca (23°) e Pistoia (15°). La maglia nera d’Italia alla Napoli di Rosa Russo Iervolino che è vessata da oltre 194 milioni di euro di entrate straordinarie. Ma l’assessore al bilancio Valter Nebbia corregge il tiro: «Dal 2008 al 2009 abbiamo ridotto la spesa corrente di 6milioni 800mila euro grazie al risparmio di energia ed anche nei contratti delle utenze. Lo Stato, nel ridurre i trasferimenti, ha permesso alle amministrazioni di spendere soldi come gli oneri di urbanizzazione. La continuità delle entrate è difficile da definire perché come entrate certe è rimasta solo l’addizionale irpef — bloccata dal 2004 allo 0,4per mille — l’ici sulla seconda casa, le rette scolastiche e la Tosap».
LE MULTE, poi, sono diventate entrate incerte, passate dai 10 milioni di euro del 2008 ai 6 milioni di euro del 2009. «Non potevamo mettere a bilancio numeri che poi non sarebbero entrati. Devo dire che altri Comuni, come Pisa ad esempio, hanno un altro introito importante, la tassa sui rifiuti, che noi non gestiamo più».
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
CON 4,141.943 EURO di entrate straordinarie Livorno è al 43° posto sui 102 Comuni capoluogo italiani per squilibrio nel bilancio 2010. E’ l’indagine de Il sole 24 ore sulla manovra di bilancio della amministrazioni del Bel Paese. E a leggere quello che il quotidiano d’economia definisce il «Maxibuco nei conti delle città» c’è da stare poco tranquilli. Il buon padre di famiglia dovrebbe garantire l’equilibrio di bilancio senza dover ricorrere alle entrate straordinarie che, se hanno un’incidenza tra il 2 e il 3 %, sono comunque fisiologiche nel paese delle deroghe. E’ quello che succede anche a Livorno dove i 4 milioni e rotti di euro di entrate straordinarie alle quali si ricorre per chiudere il bilancio rappresentano, come si legge nel rapporto de Il Sole 24 ore, il 2,6%. In Toscana, Comuni più virtuosi sono quelli di Prato (77°) posto, Pisa (74°), Firenze (69°), Massa (59°) e Siena (45°). Mentre hanno conti più dissestati dei nostri Arezzo (34°), Grosseto (24°), Lucca (23°) e Pistoia (15°). La maglia nera d’Italia alla Napoli di Rosa Russo Iervolino che è vessata da oltre 194 milioni di euro di entrate straordinarie. Ma l’assessore al bilancio Valter Nebbia corregge il tiro: «Dal 2008 al 2009 abbiamo ridotto la spesa corrente di 6milioni 800mila euro grazie al risparmio di energia ed anche nei contratti delle utenze. Lo Stato, nel ridurre i trasferimenti, ha permesso alle amministrazioni di spendere soldi come gli oneri di urbanizzazione. La continuità delle entrate è difficile da definire perché come entrate certe è rimasta solo l’addizionale irpef — bloccata dal 2004 allo 0,4per mille — l’ici sulla seconda casa, le rette scolastiche e la Tosap».
LE MULTE, poi, sono diventate entrate incerte, passate dai 10 milioni di euro del 2008 ai 6 milioni di euro del 2009. «Non potevamo mettere a bilancio numeri che poi non sarebbero entrati. Devo dire che altri Comuni, come Pisa ad esempio, hanno un altro introito importante, la tassa sui rifiuti, che noi non gestiamo più».


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