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Nessuno vuole la Giolfo & Calcagno - Il Tirreno Livorno

 

 
Le istituzioni ai lavoratori: proprietà volatilizzata, non ci sono acquirenti  
 
 
 
 LIVORNO. Giolfo e Calcagno all’ultima spiaggia: domani istituzioni e sindacati incontreranno la liquidatrice dell’azienda, Nicoletta Capello. Con un obiettivo primario: far prorogare la cassa integrazione in deroga (che scadrà domenica) fino al 31 dicembre. Di più concreto, per ora, non c’è niente. Lo hanno ripetuto ieri mattina il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e l’assessore comunale allo sviluppo economico Darya Majidi.
 Entrambi, insieme alle segreterie provinciali dei sindacati, hanno raggiunto i sessanta lavoratori - quasi tutte donne sopra i quarant’anni - riuniti nello stabilimento occupato di via Leonardo da Vinci. Con loro quattro commissioni di lavoro (provinciali e regionali) incaricate di monitorare e intercettare le crisi del nostro territorio: la commissione speciale sull’emergenza occupazionale presieduta da Michele Mazzola (Pdci), quella relativa alle attività produttive di Antonio Ceccantini (Pd) e i due gruppi regionali per l’occupazione e lo sviluppo, guidati dal presidente Paolo Marini (Pdci) e dalla vice Caterina Bini (Pd). Poi è sopraggiunto anche Filippo Di Rocca, candidato alla segreteria della Federazione del Pd.
 «Sappiamo bene - interviene Kutufà - che la proroga è solo una misura tampone: il problema è che la proprietà si è volatilizzata e nessuno, in questi due anni, si è mai fatto avanti per rilevare il sito».
 «Questa - gli fa eco Majidi - è la nostra vera sconfitta. Ma l’impegno delle amministrazioni non è mai venuto meno e non sarete soli ad affrontare la battaglia». Il punto è che di fiducia, tra i lavoratori, ne è rimasta davvero poca. Ed è inevitabile che sia così, considerato che le prospettive di investimenti industriali sono davvero ridotte al lumicino. «Le istituzioni si sveglino dal torpore». ripete Claudia Cerase, che la scorsa settimana è rimasta due giorni sul tetto in segno di protesta: «Vediamo commissioni su commissioni, ma c’è davvero una strategia per uscire dalla crisi?». Le operaie leggono una lettera con la quale chiedono azioni concrete per il lavoro e contro il «cannibalismo di certi imprenditori». Perché la paura è che gli eventuali soggetti interessati si facciano avanti solo tra qualche mese, «a bocce ferme».
 I capannoni della Giolfo, infatti, sono in vendita alla super cifra di 25milioni di euro (soldi che servono a pagare i debiti con le banche), ma tra pochissime settimane la società passerà dalla liquidazione alla procedura fallimentare. Se gli operai entreranno in mobilità si sganceranno dall’area, liberando di fatto eventuali nuovi imprenditori da impegni di carattere sociale. Uno scenario che i sindacati vogliono evitare a tutti i costi. «Abbiamo avanzato in modo unitario la richiesta di proroga della cassa - fanno sapere Simonetta Bagnoli (Cgil) e Francesca Cantini (Uil) - ora chiediamo anche alla Regione di fare marketing territoriale e aiutarci a trovare nuovi investitori».
 Il presidente della commissione regionale, Paolo Marini, si lascia scappare che «la proroga di un anno è possibile, in Regione ci sono i soldi, basta che la società faccia domanda». Il collega del Pdl, Nicola Nascosti, lo blocca: «Non mi sembra questo il caso e comunque c’è da aspettare che il governo rifinanzi gli ammortizzatori».
 In effetti qui non si sta discutendo tanto di un’azienda in crisi, ma della volontà dell’imprenditore di chiudere l’attività. Intanto il sito resta vuoto: le porte spalancate, i macchinari smontati o già venduti. Poi c’è la banchina: chissà che fra tanti capannoni non sia l’unico elemento davvero appetibile. Ma adesso è solo un accosto di erbacce e calcinacci: l’Autorità portuale deve ancora metterla in regola.

E i disoccupati in città salgono a quota 18mila  
 
Vertice in Provincia. Fondi (Cisl): «Abbiamo potenzialità, le istituzioni intervengano concretamente»  
 
VALERIA CAPPELLETTI  


 LIVORNO. Dati poco rassicuranti sulla situazione occupazionale. È quanto emerge dall’incontro svoltosi ieri mattina in Provincia, che ha visto confrontarsi la giunta provinciale e le commissioni regionali “Sviluppo economico” ed “Emergenza lavoro”, guidate dai presidenti Caterina Bini (nella foto) e Paolo Marini. Presenti all’incontro anche le associazioni di categoria, la Camera di commercio, le Autorità portuali e i sindacati. L’iniziativa fa parte di un tour conoscitivo in giro per la Toscana, promosso dal Consiglio regionale, con lo scopo di fare il punto sui problemi legati all’occupazione. «In questa fase critica - ha detto Caterina Bini - dobbiamo far sentire che la Regione è vicina ai lavoratori e alle aziende, e che sta raccogliendo informazioni in vista del nuovo Piano regionale di sviluppo». Durante il dibattito è emerso che la nostra città e la provincia hanno le carte in regola per avviare un processo di risalita occupazionale. «Le potenzialità ci sono e sono tante - ha detto Sergio Fondi sindacalista della Fim-Cisl - il porto, il settore turistico, manifatturiero e industriale, eppure le aziende si lamentano perché non c’è aiuto da parte delle amministrazioni locali. Bene questi incontri, ma poi manca la decisione concreta, il passo verso l’azione reale». Dai dati trimestrali dell’Osservatorio del mercato del lavoro relativi al periodo 30 marzo-30 giugno 2010, emerge che a Livorno gli iscritti alle liste di disoccupazione sono circa 18mila e che in tutta la Provincia ammontano a circa 37mila. Rispetto al 30 giugno 2009, diminuiscono i livornesi iscritti alle liste di disoccupazione con meno di 35 anni, resta stabile la fascia tra i 25 e i 44 anni, mentre cresce quella oltre i 45 anni. Esiste poi un altro aspetto allarmante, quello legato ai giovani con meno di 29 anni che non studiano e non lavorano: in Toscana sono il 15% e in Italia il 25%.
 

Il Pd lancia l’sos  
 
Mtm senza lavoro E i precari fanno le prime cause  
 
  LIVORNO. Da oltre 700 addetti a 150, peraltro in cassa integrazione. Con la fine degli ecoincentivi, la Mtm-Brc di Guasticce si è svuotata. E così come era stata repentina la sua ascesa, è drammatica la sua caduta. La scorsa settimana la fabbrica non ha lavorato, tutte le linee di produzione sono state fermate per mancanza di ordini. Questa settimana, due linee sono ripartite. Ma se non riprenderà la domanda di auto gpl, tra qualche mese la Mtm potrebbe fare le valigie e tornare a Cuneo. Tutto questo mentre stanno partendo le cause dei precari poi licenziati.
 Della delicata situazione dell’azienda si è parlato in un incontro tra il Pd livornese, il circolo della componentistica auto, il senatore Marco Filippi e la rappresentanza sindacale aziendale. Il Pd ha evidenziato le responsabilità del governo: «Una svolta positiva e immediata può avvenire grazie alla reintroduzione degli ecoincentivi: a ottobre le immatricolazioni di auto ecologiche sono state solo il 10% del totale». «Attualmente - spiega Davide Romagnani della Fiom Cgil - il modello a gpl di un’auto nuova costa 1000 euro in più del modello tradizionale. Abbiamo già consumato metà della cassa integrazione prevista: se non interviene il governo, reintroducendo almeno parte degli incentivi, la situazione potrebbe sfuggirci di mano». L’azienda, intanto, non sta rispondendo ai tentativi di conciliazione bonari fatti dai precari licenziati: operai che hanno lavorato in continuità con contratti a termine e di somministrazione. Se fallisse anche il tentativo di conciliazione alla direzione provinciale del lavoro, si andrebbe alle cause. Per ora sono una decina i lavoratori che si sono mossi per fare vertenza.
(c.m.)


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