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Authority: ecco perchè il posto di Piccini fa gola alla politica - La Nazione Livorno domenica 7 novembre
Avanti piano quasi indietro La «poltronissima» è accerchiata
di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
E ALLORA, con la «terna» finalmente completa, habemus Papam ? Ovvero è finita la telenovela sulla prossima presidenza della Port Authority ? O s’è scelta, come già abbiamo scritto, la strada dell’ipocrisia, allungando a dismisura i tempi della fase 1 per portare poi su un piatto d’argento l’opportunità al ministro di arrivare a commissariare il porto? E’ ovvio che per leggere fino in fondo le intenzioni (e specie le retro-intenzioni) dei designatori istituzionali, occorrerebbe la sfera di cristallo. Ma qualche ipotesi si può azzardare. Partiamo da un dato di fatto: il presidente uscente Roberto Piccini dopo 4 anni di mandato ha davvero ancora la fiducia delle istituzioni locali e specie del partito che (bene o male) ancora cerca di comandarle?
REBUS PICCINI. Il primo a mettere in dubbio che questa fiducia esista sempre, non sul piano formale (dove è stata espressa, sia pure in modo tanto sotto-tono da sembrare un’offesa) è oggi lo stesso presidente uscente. Che ha tentato anche alcune settimane fa la mossa di chiedere ufficialmente attraverso i giornali se la fiducia esiste, e specialmente se partito e istituzioni appoggiano la riconferma o si limitano a far manfrina. Dalle risposte, si potrebbe dire che non si è andati oltre la manfrina. Tutta un’altra cosa dal primo mandato, quando per Piccini furono schierate le corazzate: in questo caso c’è stato qualche pigolìo e basta, oltre all’imbarazzante iniziativa di una raccolta di firme che a qualcuno ha dato l’idea di un De Profundis annunciato. Interpretazioni: in vista di una eventuale caduta del governo centrale, e di prossime elezioni (ma anche semplicemente di un’agonia che si prolunghi fino alla scadenza del mandato) la disponibilità di una mega-poltrona (altissimamente retribuita) come quella della Port Authority è un’occasione succulenta. Che non interessa soltanto l’ex assessore regionale Riccardo Conti (il quale aumenta i sospetti andando in giro a giurare che la carica non gli interessa, ma frequentando con una assiduità tutta nuova dibattiti e problemi sulla portualità) ma al limite metà del gotha politico livornese; nella convinzione che la carriera di un politico non debba aver fine con un dignitoso pensionamento, ma costituisca un diritto acquisito di sempre nuove cariche, all’infinito. L’eventuale commissariamento dell’Authority porterebbe a lasciare la carica vacante fino a nuove possibilità e scenari politici. Senza dimenticare che si aprire anche la corsa a un nuovo segretario generale, carica altrettanto ghiotta (e remunerata),
LA TERNA. La designazione dell’assessore provinciale ed ex sindacalista Cgil Piero Nocchi è la classica «non scelta»: tra l’altro con il cerino lasciato in mano al comune di centro-destra di Capraia, notoriamente in ottimi rapporti con Matteoli. Strano davvero, per non dire di peggio, che un assessore provinciale di sinistra non sia stato indicato dalla Provincia ma da un Comune assolutamente fuori dagli allineamenti politici. Ma è il bello delle assurdità del caso. Il tutto senza togliere un grammo di stima per Nocchi, uomo che anche come capo della Cgil è sempre stato equilibrato ed aperto. Il fatto è che il suo nome ha costituito la foglia di fico per fare una «terna» che non sia pericolosa in quanto con possibile apertura alla scelta del ministro. Ovvero: avanti adagio, quasi indietro, per perdere altro tempo, bruciare quelli ancora disponibili per le procedure, ed aprire alla seconda terna, agli accordi (o no) con la Regione, e infine al commissario. Oppure (perchè scartarla?) all’ipotesi di una conferma di Piccini dopo avergli fatto prendere un bello spavento — inchieste comprese, vedi i rimborsi spese — rendendolo molto più malleabile alle istanze dalla politica locale.
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