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Affare da 87 milioni per la Wass - Il Tirreno domenica 7 novembre

 

 
Venduto alla Marina il nuovo siluro pesante: sarà costruito a Salviano  
 
 
 E’ arrivato l’ok del Parlamento per la commessa L’azienda livornese si conferma leader mondiale nel settore  
 
CRISTIANO MEONI  

 LIVORNO. La guerra non conosce crisi. Gli Stati devono armarsi o riarmarsi, anche solo per fare deterrenza. E non è un caso che uno dei pochi settori industriali che ha resistito alla recessione è quello militare. Una riprova la abbiamo a Livorno: la Wass, acronimo di Whitehead Alenia Sistemi Subacquei, ancora conosciuta come ex Motofides, negli ultimi tre anni ha assunto cento persone. E ora mette a segno un nuovo successo. E’ di qualche giorno fa il via libera della commissione difesa del Senato a un maxi-ordine di 87 milioni di euro per la fornitura dei siluri «Nps», evoluzione dei Black Shark che armano i sottomarini delle marine di mezzo mondo. Un terzo della maxi-commessa, la parte elettrica del siluro, dovrebbe essere eseguita dalle industrie francesi Thales e Dcn. Tutto il resto sarà fatto a Livorno.
 Piaccia o non piaccia, la Wass può essere considerata un’eccellenza per Livorno. Il “silurificio” di via del Levante dà lavoro a 500 persone, in gran parte tecnici e operai specializzati, e ha chiesto oramai da mesi al Comune di poter raddoppiare lo stabilimento. Certo, è un’azienda sui generis. Dove, se entri, ti fanno lasciare il cellulare in portineria. Dove i rapporti sindacali sono centralizzati, a livello nazionale. Un’azienda singolare anche dal punto di vista sindacale: qui il primo sindacato è la Uil, che ha scalzato la Cisl, mentre la Cgil è una presenza residuale.
 Ora il silurificio cerca di avere anche altri rapporti con la città, grazie a un accordo con il centro di robotica del Sant’Anna, che si è insediato allo Scoglio della Regina. Ma basta sfogliare i bilanci per capire che è il settore militare quello che produce ricavi e utili. Nel 2009 il fatturato non è diminuito come in tutte le altre aziende: si è assestato a 130 milioni di euro, contro i 133 del 2008. «Operando con enti governativi, non abbiamo risentito della congiuntura negativa» si legge nella nota di bilancio. E il lieve peggioramento degli indici economici è dovuto più che altro «ai ritardi nel programma dei siluri leggeri». Indici che, comunque, restano al top: la Wass è l’azienda livornese che genera più utili, con 11,1 milioni di risultato netto (contro i 12,9 del 2008). I ricavi sono stati generati da vendite di siluri leggeri 31 milioni), di siluri pesanti (57), di contromisure (14) e di logistica (sonar, 27 milioni).
 Dopo il successo del siluro pesante Black Shark, che ha armato molte marine militari, è stato brevettato, omologato e prodotto un siluro che costituisce la sua evoluzione: Nsp, il «nuovo siluro pesante». L’omologazione - come risulta dalla nota di bilancio - è del 2009 e ora arriva il maxi-ordine. Ma la Wass ha anche stipulato un contratto per la fornitura di siluri leggeri A244 a una Marina militare asiatica del valori di 82 milioni di euro. Al 31 dicembre 2009 la Wass aveva ordini in produzione o in portafoglio per 308 milioni di euro. Per il 2010 si prevede «una significativa ripresa degli ordini di Mu90, Black Shark e A244». Resta sullo sfondo l’incognita di una possibile fusione con le francesi Thales e Dcn. Un progetto che, secondo quanto riportato da Milano Finanza, sarebbe saltato per problemi di “governance”, mentre per altri analisti è solo rimandato.
   
L’economia di guerra, da Camp Darby alla Cosmos  
 
Sommergibili per Saddam incrociatori per Stalin  
 
 
 
Undici milioni di utile anche nell’anno della crisi Cento assunzioni negli ultimi tre anni: un’eccellenza economica  
 
LUCIANO DE MAJO  
 
 LIVORNO. Chiamarla economia di guerra è forse troppo, ma il rapporto fra Livorno e l’industria bellica si è dispiegato in maniera imponente nel corso del 900. Oggi c’è la Wass, fiore all’occhiello di Finmeccanica, il «silurificio» di via del Levante, entrato in rapporti strettissimi anche con le istituzioni cittadine, dato che partecipa al capitale sociale della Fondazione Lem, sia pure con poche migliaia di euro, sufficienti ad avere un posto nel consiglio d’amministrazione. Ma insieme a questo stabilimento la presenza delle strutture bellico-militari in città si tocca con mano quando si pensa all’insediamento della Brigata paracadutisti Folgore o dell’Accademia Navale. E in passato l’incidenza dell’industria bellica sulla composizione del Pil cittadino è stata ancora maggiore: è finita con un inglorioso fallimento la Cosmos, azienda di Salviano che costruiva «maiali», mini-sommergibili venduti in tutto il mondo, talvolta anche in barba a politiche di embargo che l’Italia stava portando avanti. Dalla famiglia Pucciarini la Cosmos venne venduta a imprenditori cileni, al termine di un’operazione nella quale ebbe un ruolo anche l’Iraq di Saddam Hussein, abituale cliente. Un’azienda, la Cosmos, circondata da un alone di mistero, le cui vicende non si sono ancora chiuse, essendo in corso un processo per bancarotta davanti al tribunale di Livorno. All’interno dell’Accademia Navale per lunghi anni c’è stata la presenza importante dell’Istituto di guerra marittima, altro luogo di formazione a scopi bellici. E volendo andare ancora più a ritroso, numerose sono state le produzioni militari del Cantiere Navale Orlando, che negli anni del fascismo produsse navi per la Marina italiana e perfino un incrociatore per l’Urss di Stalin, il «Tashkent». Era il dicembre 1989, il muro di Berlino era caduto da un mese e nella tradizionale conferenza di fine anno l’allora sindaco Roberto Benvenuti pose il problema del senso della presenza di Camp Darby: in via di dissolvimento il patto di Varsavia, perché ancora una base militare straniera a occupare ettari di territorio? Un anno dopo, il nostro porto sarebbe stato teatro di movimentazione di carri armati targati “Us Army” buoni per essere usati nella prima guerra del Golfo. Mai stati una novità i traffici di armamenti per le nostre banchine: ed è livornese l’agente marittimo che ha l’esclusiva dei traffici navali per Camp Darby: il vicepresidente di Asamar Enrico Bonistalli.
 
SCHEDA  
 
Un gigante con 500 dipendenti  
 

 
 LIVORNO. La Wass è un gigante internazionale nel settore dei sistemi militari di difesa subacquei (siluri e sonar) con stabilimenti a Livorno (sede principale), Genova e Napoli (Pozzuoli) e unità di lavoro a La Spezia e Taranto. A Livorno c’è dal 1934 (ex Motofides). Dal 1995 entra nell’orbita di Finmeccanica, sua proprietaria al 100%. Oggi Wass è alla guida del consorzio Eurothorp (con i francesi di Dcns e Thales) per lo sviluppo e la commercializzazione dei siluri leggeri. Le tre società operano congiuntamente anche nel consorzio Euroslat per i sistema di difesa antisiluro. Già adesso lo stabilimento di via del Levante produce il siluro pesante Black Shark. Nella sede che fa da cerniera tra Salviano e Scopaia lavorano circa 500 persone: la grande maggioranza del personale ha la laurea o il diploma e lavora come impiegato tecnico o ingegnere.


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