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Schiaffo dall'Europa Fra i porti del 2030 Livorno non c'è - Il Tirreno Livorno

 

 
CRISTIANO MEONI  

 
 LIVORNO. L’Europa immagina un futuro di crescita per i porti. Ma in questo futuro, posizionato al 2030, Livorno non c’è. Il nostro scalo è stato escluso dalla lista dei 40 porti continentali sui quali saranno concentrati gli investimenti. Escluso, per dirla in gergo tecnico, dal “core network”, la rete principale dei porti europei. E chi ha avuto modo di avere sotto mano il rapporto della Dg Move (la direzione generale trasporti) della Commissione Europea assicura che non si tratta di una svista: è che Livorno non aveva parametri sufficienti per essere considerata.
 Uno schiaffo. Perchè tutti gli altri più importanti porti italiani nel core network europeo ci sono: Genova, La Spezia e persino Savona per l’Alto Tirreno, Trieste, Venezia e Ravenna per l’Adriatico, Gioia Tauro, Napoli, Bari e Taranto per il Meridione.
 La notizia circolava già da tempo fra gli addetti ai lavori. E certamente ne era a conoscenza il ministro dei trasporti Matteoli, che pare sia stato fra i primi ad accorgersi dell’esclusione. Il ministro, senza stare a fare calcoli politici, è intervenuto su Bruxelles per chiedere il reintegro di Livorno (ma anche di Cagliari). Con nessun esito, finora.
 Il rapporto della Dg Move è stato reso noto il 19 giugno scorso. Si tratta della prima parte di una ricerca sulle prospettive di integrazione tra i porti europei e le reti T-ten (i corridoi infrastrutturali europei, strade ma anche ferrovie). L’Europa ha simulato la situazione al 2030, prendendo in considerazione i primi 40 porti europei. Tra cui non c’è Livorno, ritenuta troppo sconnessa dalle reti e dai bacini d’utenza.
 Uno smacco, non solo simbolico, perchè il core network sarà destinatario di finanziamenti europei ad hoc (anche se al momento sono in cassa solo 8 miliardi rispetto a richieste per 600 miliardi). Vero è che i documenti dell’Unione Europea sono spesso rimasti enunciazioni di buoni propositi. Tuttavia non può far piacere che qualcuno di molto importante, a Bruxelles, non ci consideri tra i porti degni di attenzione. Specialmente ora che vanno cercati i finanziamenti per realizzare la Darsena Europa, un’opera da 600 milioni.
 Peraltro, di soldi pubblici ne circolano pochissimi e la tendenza è a concentrarli su pochi e strategici progetti. E Livorno, fra questi, rischia di non esserci. Ma speriamo di sbagliarci.

«Spazi anche per le barchette»  
 
Rossi: l’ok a Benetti non penalizzerà la nautica minore  
 
 
 LIVORNO. «Spazio ai grandi yacht, senza penalizzare le piccole barche». Il presidente della Regione Enrico Rossi ha commentato così l’approvazione della variante per il porto turistico Azimut Benetti da parte della giunta regionale. «Con la variante faranno il loro ingresso nel porto mediceo i medi e grandi yacht: quelli che già vengono costruite nei cantieri Azimuth. Ci sarà più attività per la cantieristica e il rimessaggio, e naturalmente per chi vive di turismo in città. Salvaguarderemo comunque la presenza delle piccole barche che già ora sono ormeggiate nel porto, a cui dovranno essere trovati spazi adeguati». «E’ un atto importante - ha aggiunto l’assessore regionale Luca Ceccobao - che punta a riqualificazione del porto aprendo ad un settore nuovo per Livorno».
 


Banchina fino al 2019 ma si annuncia battaglia  
 
Lorenzini passo dopo passo conquista la Sponda Est  
 
 
 LIVORNO. Un passo dopo l’altro Lorenzini conquista l’ambito sbocco nella parte pregiata del porto: quella dove non mancano fondali e banchine. Domani la commissione consultiva dell’Autorità Portuale discuterà di una proposta apparentemente scontata: l’unificazione delle varie concessioni del terminal. Proposta che di fatto si traduce nella possibilità, per Lorenzini, di restare sulla Sponda Est fino al 2019.
 Lorenzini opera in porto grazie a una concessione per complessivi 92mila mq, di durata 15 anni, rilasciata nel 2004. Non avendo mai potuto utilizzare, perchè inagibile, la banchina Bengasi, nel 2008 è stato indennizzato con una superficie di pari superficie in altra zona del porto: sulla Sponda Est, dove già operava con autorizzazione temporanea. Dall’avamposto della Sponda Est, Lorenzini ha potuto insidiare i traffici di contenitori, con qualche risultato apprezzabile, come la conquista di Hamburg Sud, soffiato a Tdt. Adesso Lorenzini ha tre concessioni con scadenze differenziate: quella principale, scadenza 2019, sulla Darsena 1; diecimila metri quadrati sulla Sponda Est, con scadenza 2012; e 7800 mq ancora sulla Sponda Est, scaduti il 31 agosto. Da qui l’esigenza di uniformare le scadenze, portandole tutte al 2019. Ma il dato saliente è che Lorenzini potrà restare ad operare sulla Sponda Est in forza di un atto di concessione; scelta, questa, che recepisce le indicazioni del piano operativo triennale, che destina la Darsena 1 - dove è la Bengasi - ai traghetti e la Sponda Est ai traffici multipurpose. E Lorenzini - si argomenta a Palazzo Rosciano - è forse l’unico operatore multipurpose a Livorno. La discussione però non si preannuncia tranquilla, stanti le perplessità di tutto il mondo che ruota attorno alla Compagnia Portuale, Tdt in primis. (c.m.)
 

 
I promotori dal sindaco: preoccupante silenzio del Pd  
 
Raccolte già 150 firme per Piccini presidente  
 
 LIVORNO. La petizione per Piccini presidente è stata inviata al presidente della Regione Rossi e consegnata al sindaco. Già 150 le firme raccolte, fra cui quelle di Gabriele Cantù, Rossano Lorenzini, Paolo Bergamo, Enrico Giovannini, Antonio Melani, Roberto Pardini, Paolo Ciolli, Rita Franchi, Paolo Sambaldi, Sebastiano Brasile, Antonietta Pampaloni, Eolo Falorni, Umberto Giusto, Sergio Martini, Giovanni Spagnoli, Giovanni Giannone. Nell’incontro col sindaco, i promotori hanno definito «preoccupante» l’assenza di un sostegno ufficiale del Pd livornese.


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