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Limoncino. Braccio di ferro senza fine Camion ancora bloccati - La Nazione Livorno

 

IL CASO-LIMONCINO NON SI ARRENDE IL COMITATO ANTI-DISCARICA  
 
Nuovo intervento (con identificazioni) della Questura
 
 — LIVORNO —
PROSEGUE il braccio di ferro tra il comitato contro la discarica a Monte La Poggia e la ditta Bellebarba proprietaria della cava e titolare dell’autorizzazione per realizzarci la discarica. Ieri mattina si è ripetuto lo stesso copione di lunedì pomerigio: all’altezza del presidio si è presentato il camion per caricare gli inerti che la ditta Bellabarba ha pattuito di consegnare ad alcuni cantieri edili a Livorno, così liberando la cava per realizzarci la discarica. I membri del comitato hanno bloccato il camion e poco dopo sono arrivati i funzionari della Questura per identificare i presenti. E vista la situazione c’è da giurare che questo genere di iniziativa andrà avanti ad oltranza fino a quado la magistratura non si pronuncerà. Sono stati presentati due esposti alla Procura a firma del comitato, l’ultimo dei quali per chiedere il sequestro della cava. E questo ha mandato su tutte le furie la famiglia Bellabarba che ha allora chiuso i canali del dialogo con il comitato. E il comitato a sua volta ha deciso di portare avanti ad oltranza il blocco di qualsiasi mezzo pesante sia diretto alla cava sostenendo che «la strada d’accesso è privata-condominiale» e che «in base al relativo regolamento condominiale sono stati messi segnali di divieto di accesso ai non autorizzati e segnali con il limite di peso dei camion a non più di 3,5 tonnellate».
IL VICESINDACO Cristiano Toncelli ribadisce però: «La strada che dal Limoncino porta alla cava Bellabarba è vicinale ad uso pubblico per cui solo l’amministrazione comunale e provinciale, per quanto di loro competenza, hanno il dovere di fare rispettare il codice stradale con apposite ordinanze apponendo, ma solo eventualmente, la segnaletica necessaria». E cita la risposta che il comandante dei vigili urbani ha inviato alla portavoce del comitato Rosaria Scaffidi. Nella lettera dell’8 ottobre — il cui testo non brilla per chiarezza — Toncelli sottolinea che il comandante della polizia municipale Pucciarelli afferma, citando una nota del ministero dei trasporti, che «la mancata apposizione degli estremi dell’ordinanza sul cartello stradale non costituisce presupposto idoneo a rendere il divieto inefficace». Infatti i cartelli sono stati messi per iniziativa dei cittadini. E alla fine Pucciarelli afferma: «La riferita natura privata della strada (usata da tutti i condomini sia i Bellabarba, sia i residenti, sia i proprietari di annessi agricoli, o di attività agricole e deposito camper, ndr) non esclude la necessità di un’ordinanza delle amministrazioni competenti per l’installazione di segnaletica stradale».
Monica Dolciotti  
 

 IL CASO-LIMONCINO IL COMMENTO
Storie di straordinaria inadeguatezza


E’ PROBABILE ch’io viva in un mondo tutto mio, semplice e magari anche sempliciotto, dove il bianco è bianco e il nero è nero e dove, di conseguenza, decidere non è mai difficile. Sarà per questo che resto sbalordito dalla faccenda del Limoncino sulla quale la pubblica amministrazione, Comune o Provincia che sia, sta dando prova di una clamorosa inadeguatezza. I termini sono chiari: la ditta Bellabarba (la cui trentina di dipendenti, se ancora non fosse chiaro, sta rischiando il posto) ha ottenuto l’autorizzazione a realizzare e a gestire una discarica dove saranno conferiti rifiuti di varia natura, nessuno dei quali — viene assicurato — pericoloso per ambiente e salute. Ottimo. Dov’è il problema? Il problema è che i cittadini primo non si fidano dell’inoffensività dei rifiuti e secondo non vogliono il via-vai dei camion. Ebbene, il problema allora non c’è: se i rifiuti sono «sicuri», il passaggio dei camion (a ognuno piacerebbe vivere in Paradiso) è un tema che passa in secondo piano in un ambito di generale interesse. Questa storia deve finire perchè non è dignitosa per l’immagine della città. Le istituzioni facciano quel che devono, cioè governino. Evitando così anche lo spreco di impegnare la Questura che ha senz’altro ben altro da fare che procedere a quotidiane identificazioni.
f. c.


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