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Mozione taglia-rifiuti: la maggioranza trema e il Pd perde pezzi - Il Tirreno Livorno

 


ALESSANDRO GUARDUCCI   JUNA GOTI  

 
 LIVORNO. Il 26 agosto scorso era stata presentata e magnificata come una “discarica green”. Cosimi, Kutufà, assessori e tecnici di Comune e Provincia: tutti riuniti per dire che quella del Limoncino «sarà una discarica, ma non è proprio corretto chiamarla così: in realtà ci andranno a finire solo materiali inerti non pericolosi. Sarà un’occasione di ripristino ambientale».

DISCARICA MENO GREEN
 Poco più di un mese dopo, e con tante polemiche in mezzo, la cose sono cambiate parecchio. E la realtà è diventata assai più complicata. Non c’è infatti più nessuno pronto a difendere a spada tratta la discarica di Monte La Poggia. Anzi, si ha la sensazione che in Comune come in Provincia, farebbero carte false per non avere più nulla a che fare con questo progetto. E c’è addirittura chi auspica che sia la magistratura a tirare tutti fuori dall’impiccio. «Siamo contenti - dice il vicesindaco Crsitiano Toncelli - che il comitato si sia rivolto alla procura come aveva suggerito il sindaco. E’ legittimo e premetterà una volta per tutte di sgombrare il campo da dubbi o eventuali irregolarità». Insomma, la politica livornese oggi farebbe volentieri a meno della “discarica green”.

 SCINTILLE TRA PD E IDV
 La riprova si è avuta ieri in consiglio comunale, con la maggioranza che ha rischiato letteralmente di andare in frantumi proprio sulla mozione riguardante il nuovo impianto del Limoncino. Pd, Idv e Sel - sulla falsariga di quanto era avvenuto una settimana fa in Provincia - hanno presentato un documento unitario per chiedere - impegnando la giunta - di “rivedere le tipologie di rifiuti in ingresso all l’impianto (con tanto di tabella contenente solo 10 codici)”, “istituire gli organismi dirigenti del parco delle colline a garanzia del completo ripristino ambientale della cava”, “trovare gli strumenti affinché nel piano dei rifiuti venga valorizzato il ruolo dell’azienda pubblica”. Ma la chiamata all’unità, nonostante gli sforzi compiuti nei febbrili incontri che sono andati avanti per tutta la giornata di domenica per la presentazione di un atto unico (il Pd aveva infatti predisposto un atto, l’Idv un altro) ha retto solo poche ore.

 L’UNITà NON REGGE
 Inizialmente, a prevalere all’interno della coalizione è la linea dura dell’Idv che, per citare le parole del capogruppo Andrea Romano, faceva il “copia e incolla della mozione presentata e già approvata in Provincia”. In sostanza il documento elencava dieci categorie di rifiuti (cemento, mattoni, terra, rocce e poco altro) che, a dispetto degli oltre cento codici inseriti nell’autorizzazione rilasciata a Bellabarba, dovrebbero essere ammessi sul monte La Poggia. «Ma questa è una grande sciocchezza - sbotta l’ex sindaco Gianfranco Lamberti - A ognuno il suo mestiere: la politica dà gli indirizzi, il resto tocca agli esperti. Come si fa a proporre una lista di rifiuti senza essere dei tecnici? Sono gli apprendisti stregoni che rovinano la democrazia». E il consigliere di Confronto presenta un emendamento per eliminare la tabella dei codici.

EMENDAMENTO LAMBERTI
 Apriti cielo per la maggioranza, che già si reggeva sui fili. Lamberto Giannini (Sel) annuncia il no: «La riduzione dei codici va a tutela dei cittadini, la politica ha l’obbligo di dare indicazioni precise». Andrea Romano, poi, non usa mezzi termini: «C’è un accordo di maggioranza sul documento che deve essere rispettato. Chi non lo fa è fuori». Frase forte che fa ribollire il sangue a qualche democratico, perché l’idea che sia Romano a dettare legge nella maggioranza proprio non va giù. «Oggi si sono fatte tutte quelle cose che chi governa non dovrebbe mai fare», mormora a bassa voce l’assessore Bruno Picchi mentre lascia nervosamente i banchi della giunta. Intanto Marco Ruggeri, che di certo non può essere considerato un simpatizzante di Lamberti, va all’attacco: «Mi asterrò sull’emendamento anche per lanciare un segnale politico interno». Più chiaro di così...

UN VOTO DIFFICILE
Al capogruppo del Pd, Gabriele Cantù, non resta che sacrificarsi nel disperato tentativo di tenere insieme i cocci. «Il nostro gruppo avrebbe votato a favore dell’emendamento di Lamberti - dice - ma abbiamo concordato una linea di unità della maggioranza che va onorata». Solo che è il Pd a perdere un pezzetto alla volta. Il primo a dire ok all’ipotesi di Lamberti è Paolo Fenzi. Poi arriva lo sfogo di Vladimiro Del Corona: «Non mi piace questa unione obbligata. O c’è una condivisione politica responsabile o questa maggioranza si trasforma in un’armata Brancaleone». Che detto da un veterano del partito fa un certo effetto. Ma il film non è finito. Massimo Gulì si accorge che i banchi centrali sono allo sbando e accende il microfono per dire che «per motivi procedurali l’emendamento di Lamberti non può essere messo in votazione». È vero. Ma un sospetto si fa largo nel salone consiliare: il Pd cerca di “oscurare” i voti all’ex sindaco per nascondere i panni sporchi? Un’ora di discussione, poi il consiglio viene sospeso per una riunione dei capigruppo. Risultato finale: l’emendamento di Lamberti viene messo in votazione e poi respinto. Il Pd, però, deve fare i conti con i voti favorevoli di Fenzi, Del Corona e La Torraca, oltre all’astensione di Ruggeri. Poi la mozione taglia-rifiuti passa ma Del Corona si astiene. E Marco Cannito (Città Diversa) lancia un’anatema: «Questa mozione non è solo inutile ma pericolosa, perché voi stesso dite che punta a ridurre il danno. Allora significa che il danno c’è davvero».
 
LIMONCINO  
 
I camion vanno avanti e indietro  

 LIVORNO. Con l’esposto presentato dal comitato, dice il vicesindaco Toncelli, “un terzo soggetto (ovvero la Procura) è di fatto sceso in campo: l’amministrazione non può più essere garante di quell’accordo verbale fatto con Bellabarba per stoppare l’allestimento della discarica in attesa di ulteriori sviluppi. Aspettiamo tutti le risposte della magistratura”.
 Detto, fatto. In tarda serata i rappresentanti del comitato, appostati in via della valle Benedetta, fanno sapere che mentre in consiglio comunale si accendeva la discussione fiume sulla discarica del Limoncino, i camion di Bellabarba facevano avanti e indietro sul monte La Poggia: «22 salite e 26 discese, più una cisterna d’acqua e un carico di tubi. I politici si azzuffano e intanto l’impianto è quasi pronto». Cristiano Toncelli ha fatto sapere che nei prossimi giorni in Provincia (che è la titolare del procedimento) partirà una serie di incontri con la proprietà per cercare di ridurre la lista di rifiuti ammessi i discarica.
J.G.


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