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«Sei anni per aprire un cantiere Il piano casa, un'amara illusione» - La Nazione Econimia toscana martedì 5 ottobre 2010

 

— FIRENZE —
«IL MODELLO toscano è in crisi come tutti gli altri modelli. L’aggravante nella nostra regione è un ritardo strutturale. Dobbiamo imprimere una svolta, credo che la Regione l’abbia capito. Non possiamo permetterci di perdere ulteriore tempo, il cambio di rotta è improcrastinabile». Stefano Varia (nella foto), presidente dell’Ance Toscana, rispiega il suo «mantra» sulle ragioni della paralisi dell’economia regionale, già ampiamente suffragato dal rapporto drammatico sulle dotazioni infrastrutturali e investimenti pubblici.
Qual è il primo passo?
«Per attenuare il deficit infrastrutturale, bisogna spendere lo spendibile rapidamente. La politica ha dei tempi che non danno risposte alle esigenze dell’economia e dell’industria. In Toscana non possiamo continuare ad aspettare ben duemila giorni per far partire un lavoro pubblico sopra i 15 milioni di euro. Per quelli da importi inferiori, ci vogliono due anni e mezzo. Se non riducono questi tempi, non si può progettare nulla».
La burocrazia toscana è più lenta?
«Non so se è peggiore di altre Regioni. So solo che non è possibile aspettare un regolamento urbanistico per 8 anni. Quasi tutti i Comuni toscani sono in ritardo sulla programmazione urbanistica. Così bloccano lo sviluppo e il territorio».
Cosa pensa l’Ance del flop del piano casa?
«Era un elemento straordinario che avrebbe dovuto far ripartire l’edilizia. Ma l’avevamo detto subito che non avrebbe avuto nessun senso se non fossero state inserite delle deroghe. Così è andato in contrasto con i regolamenti urbanistici, ha alimentato tante aspettative ma ha partorito meno di 600 pratiche, una cifra ridicola. In Toscana il piano casa scade il 31 dicembre, la Regione si è detta disponibile a prorogarlo e inserire volumetrie in più anche per i settori commerciale e industriale».
L’assessore all’urbanistica Marson ha dato il suo assenso?
«Noi eravamo d’accordo con i dettami: basta consumare territorio, demoliamo e ricostruiamo. Ma sono solo annunci di carta, non ci hanno dato gli strumenti per farlo. Nè cambi di destinazione d’uso, nè possibilità di utilizzare gli stessi volumi, e inoltre ci vogliono 5-6 anni per un piano di recupero. Così non si va da nessuna parte, e non si migliora nemmeno la dotazione architettonica delle città, eliminando brutture».
Le cifre del rapporto sono drammatiche..
«L’edilizia toscana ha perso 1.500 imprese e 6.500 addetti in un anno. I lavori pubblici sono crollati del 60 per cento in termini di importi, in appena sei mesi hanno fatto segnare -28%. Inutile aspettare le grandi opere, la Tav o la Tirrenica. Le imprese toscane hanno bisogno di cantieri immediati. La Regione potrebbe creare un fondo da girare ai Comuni per avviare piccole opere immediatamente cantierabili. Sarebbe sicuramente più efficace di milioni erogati per tappare buchi di bilancio».
P. D. B.


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