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Authority, stamani la riunione-clou in Camera di commercio - Il Tirreno Livorno
Spunta un altro nome: Nardi
LIVORNO. Potrebbe essere oggi il giorno della verità per il toto-candidature all’Authority: si riunisce l’esecutivo della Camera di commercio per vedere quale nominativo segnalare al ministro Altero Matteoli, titolare del dicastero delle infrastrutture e trasporti. L’incognita viene prima ancora del nome e cognome da scegliere: riguarda anche l’eventualità di avanzare anche altre candidature. Almeno due, nella fattispecie: oltre al numero uno dell’Authority, un altro Roberto, anch’esso presidente. Parliamo di Roberto Nardi, dal maggio 2002 al timone della Camera di commercio.
Non è una certezza assoluta ma è sul nome di Nardi che converge il gossip politico. Ovvio che, per ragioni di bon ton istituzionale, non possa essere il candidato stesso ad auto-indicarsi nel conclave del “governo” dell’ente camerale: chi lo metterà in pista?
Potrebbe essere Simone Ferri Graziani, se è vero che dietro la sua candidatura c’è ImpresaFutura, il fronte delle piccole imprese. Così come, a quanto risulta dalle informazioni raccolte, a inserire nel mazzo dei candidati il presidentissimo dell’Autorità portuale dovrebbe essere Gino Baldi, l’ex direttore storico della Cna provinciale che tuttora rappresenta l’artigianato nella giunta della Camera di commercio: attorno a Piccini si è coagulata parte dell’imprenditoria privata, soprattutto portuale, ma non tutta.
Nardi è stato l’apripista di chi ha insistito per far saltare l’idea di far quadrato su un nome solo. Dall’inizio di agosto è uscito allo scoperto per dirlo: precisando però, in una intervista al Tirreno, che «non sono candidato e non lo sarò».
SCONTRO O NO? Resta da vedere se e quanto le candidature dei due Roberto - Piccini (Authority) e Nardi (Camera di commercio) - finiscano in rotta di collisione l’una contro l’altra.
Non mancano i “pontieri” che cercano di evitare lo scontro. Non è semplice: e tuttavia il cartello delle piccole imprese sembra intenzionato a puntare i piedi per mettere in pista un proprio esponente. Senza sberle però a Piccini, anzi utilizzando il rischio di commissariamento come grimaldello per scardinare la linea Maginot di chi, come Cosimi e Kutufà, vuol far arrivare al ministro un solo nome: quello dell’attuale numero uno dell’Authority.
Il ministro Matteoli ha ripetuto che è disposto a qualsiasi trattativa, ma a patto che lo mettano in condizione di scegliere: avere cioè almeno due nomi. E senza preclusioni anti-Piccini.
Se Nardi riuscisse a compiere i trecento metri che lo separano dall’incarico attuale a quello di Palazzo Rosciano, a cascata si libererebbe una poltrona di vertice nella nomenklatura labronica: quella della Camera di commercio.
E’ probabile che, nella riunione di stamani, il primo round del dibattito includa un giudizio sull’operato di Piccini: magari con qualche (robusta) punzecchiatura da parte di settori dell’imprenditoria privata, ma senza rompere al momento del voto. Cioè: astensione su Piccini, voto favorevole a Nardi. La geografia della giunta camerale è tale per cui il duello potrebbe finire al fotofinish o quasi: alla vigilia del voto, Nardi viene dato sulla carta in leggero vantaggio ma per cambiare gli equilibri c’è ancora qualche ora di diplomazie via cellulare e cazzotti sulle scrivanie.
(RI)SPUNTA MANCUSI Esiste però anche la possibilità che stamani arrivi sul tavolo anche un terzo nome: quello di Angelo Mancusi, ex “cavallo di razza” della Balena bianca scudocrociata negli anni ’70-80 e ora esponente della direzione Pd, per oltre un quarto di secolo al timone della Camera di commercio nella Livorno del Pci. Chi gli lancerebbe la volata? Non esistono conferme, ma potrebbe trattarsi di Enrico Risaliti, dirigente nazionale degli operatori commerciali petroliferi, e ancora presente nell’organigramma dell’esecutivo camerale (anche se da tempo ha lasciato la guida della Confcommercio livornese).
Riecco Mancusi in campo a distanza di anni sulla ruota di Palazzo Rosciano: potrebbe trovarsi in imbarazzo il Pd a bocciare un proprio esponente, che però ha anche aperto una guerra a colpi di carte bollate contro la Regione proprio sulla candidatura all’Authority. Questione non secondaria, se pensiamo che l’ok della Regione è indispensabile per dare l’intesa al nome prescelto dal ministro fra le indicazioni in arrivo dalle istituzioni labroniche.
MA CAPRAIA NO La mappa delle alleanze è più ingarbugliata di quel che si possa immaginare: ad esempio, la linea di confine fra gli schieramenti politici destra-sinistra non è così utile, soprattutto in Camera di commercio. Semmai fra gli imprenditori è la vecchia guardia la più disposta a rinnovare la fiducia a Piccini, le nuove leve un po’ meno.
Ma è proprio dall’ente camerale che stavolta potrebbe arrivare il blitz che scompagina il copione. Quanto basta per riportare la memoria a quell’autunno di sette anni fa, quando Capraia - a 48 ore dall’inserimento definitivo nella geografia dell’Authority - bruciò tutti sul tempo facendo il nome di Lenzi. Difficile rinunciare a credere che il copione non fosse scritto dall’inizio.
Adesso il sindaco di Capraia ha scritto una lettera a Matteoli insieme a Cosimi e Kutufà: segno che farà squadra con le altre istituzioni labroniche?
Cosimi e Kutufà fanno quadrato con il sindaco di Capraia (ma senza polemiche)
Caro Matteoli, e il via all’iter?
«Roma non ha ancora inviato la richiesta delle designazioni»
LIVORNO. Finora era stato il ministero delle infrastrutture ad avviare formalmente l’iter per la nomina del nuovo presidente dell’Authority: l’aveva fatto con una lettera inviata «tre mesi prima della scadenza del mandato» con «la richiesta di una terna di esperti». Manca pochissimo a questa data (5 settembre) eppure da Roma non è arrivato niente: e allora?
E’ questo l’interrogativo che il sindaco livornese Alessandro Cosimi, quello capraiese Maurizio Della Rosa e il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, dopo una riunione a Palazzo civico, hanno “girato” in una lettera al ministro Matteoli.
Gli enti locali potevano forse uscire dall’incertezza un po’ meno in extremis: nella missiva chiedono «se il termine dei tre mesi debba ritenersi perentorio e se le designazioni possano essere effettuate dalle istituzioni locali anche a prescindere da una richiesta del ministero».
Come dire: ogni eventuale ritardo non potete addebitarlo a nostra responsabilità.
In realtà non c’è gran bisogno di tradurre: gli enti locali, chiedendo ragione della mancata lettera, invitano il ministro a spiegare se «conseguentemente» non ritenga che «il protrarsi di tale silenzio possa compromettere il regolare ed efficace svolgersi delle procedure». Anche perché - viene detto in premessa - è «prassi e consuetudine» che Roma abbia «sempre richiesto» alle istituzioni locali le designazioni «con largo anticipo rispetto alla scadenza del mandato» (in questo caso fissata al 5 dicembre prossimo).
Beninteso, il testo della lettera gira al largo da proteste o battibecchi: c’è l’esigenza di «attivare in tempo utile la procedura» in nome dell’«intento esplicito di garantire una corretta ed efficace gestione della procedura di nomina e ciò anche per fare in modo che la proposizione delle designazioni sia il risultato della più ampia espressione delle comunità che si amministrano».
Nel pomeriggio - fanno sapere da Palazzo civico - il sindaco Cosimi e il presidente della Provincia hanno incontrato i vertici dei sindacati confederali (Maurizio Strazzullo della Cgil, Giovanni Pardini della Cisl e Francesca Cantini della Uil) per «un confronto e l’informazione sull’attuazione delle procedure per il rinnovo dell’Autorità Portuale».
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