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I russi salvano la stagione turistica - La Nazione Livorno

 

Tutto esaurito nei mesi di luglio e agosto sulla costa degli Etruschi. All’Elba  
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
SE PIOVEVA di quel che tuonava sarebbe stato un temporale. Invece i due mesi centrali dell’estate, luglio e agosto, sono stati caratterizzati dal sole, almeno sotto il profilo dell’andamento turistico. Le premesse non erano affatto buone, soprattutto all’isola d’Elba dove il caro-traghetti rischiava di far affondare il sistema turistico locale. «Il mese di agosto ha registrato il tutto esaurito un po’ ovunque — dice l’assessore al turismo della provincia Paolo Pacini — e siamo andati benissimo». C’era grande preoccupazione per le presenze nei mesi di luglio e agosto soprattutto all’isola d’Elba dove la primavera è stata segnata da molte polemiche ma gli operatori sono soddisfatti. «Ci sono buone aspettative anche per il mese di settembre — dice l’assessore — grazie agli stranieri che, a differenza degli italiani, riescono a prendere le ferie tutto l’anno, mentre da noi la riapertura della scuola segna una barriera per gli spostamenti». Ma a chi piace la provincia di Livorno? «C’è stato il boom degli olandesi e dei belgi — dice Pacini — che scelgono sia le strutture alberghiere che quelle extra alberghiere come i campeggi». Ma a colmare il vuoto in parte lasciato dai tedeschi, quest’anno sono arrivati i russi che, dopo aver colonizzato la Versilia e l’Adriatico, stanno muovendo i primi passi anche sulla costa degli Etruschi. Sono state registrate oltre 2mila presenza di turisti russi che hanno scleto le strutture di lusso. «Ad aiutarci — spiega Pacini — è l’organizzazione dei voli low cost dell’aeroporto Galileo Galilei di Pisa che ha aperto linee dirette con Mosca e San Pietroburgo». I russi non badano a spese e vogliono il mare: dalla Versilia alla Maremma, passando per la provincia di Livorno e soprattutto per il suo arcipelago. Anche l’Ungheria e la Polonia si stanno muovendo, un mercato sicuramente nuovo per il nostro territorio.
LA TENDENZA? «Speriamo di chiudere l’anno in linea con il 2009 — dice Pacini — e sul fronte dei numeri dovremo farcela. Il problema però è il fatturato della stagione». Il guadagno, da parte delle strutture, è notevolmente diminuito, come viene evidenziato anche nell’articolo a fianco dove si parla del movimento degli yacht in mare. Gli operatori per stare sul mercato hanno dovuto rivedere i prezzi perché la filosofia del turista è: si va dove si spende meno e dove il servizio offerto è di qualità. «Sono preoccupato per qualche azienda — dice Pacini — non so se ce la farà a superare il 2010». Per questo è necessario pensare a nuove strategie per il rilancio un settore che rappresenta il 20% del pil provinciale, «Allungare la stagione turistica presentando nuovi prodotti è indispensabile — continua Pacini — come del resto è necessario che il livornese cambi mentalità perché il turista non è un pollo da spellare ma da fidellizare». Il rischio è mettere a repentaglio l’immagine del territorio. L’allarme che l’assessore Pacini aveva lanciato proprio da queste colonne sulla presenza di «professionisti improvvisati» sulle spiagge livornesi torna d’attualità.
LA QUALITà va difesa ad ogni costo: «Solo così l’Elba quest’anno è riuscita a scongiurare allo scenario, preoccupante, che si era delineato ad inizio stagione. Il sistema dei traghetti ha retto e la nuova compagnia ha fatto la differenza. Nel solo mese di agosto la crescita dei passeggeri è stata del 4%». Su questo fronte Pacini lancia la sfida: «O ci saranno grandi alleanze, anche per il trasporto, oppure nel 2011 ci ritroveremo con i soliti problemi».  


L’ESPERTO L’AMMIRAGLIO DELL’ANNA LANCIA L’ALLARME: «MOLTI INTERVENTI PER MANOVRE SCORRETTE»  
 
«Nautica a rischio: livornesi indisciplinati»
 
 CANTAVA un vecchio inno dei sommergibilisti italiani: «Andar per vasto mar, ridendo in faccia a monna Morte ed al destino...». Ebbene, l’inno sembra diventato la costante di troppi appassionati di nautica, almeno a vedere il pre-elenco degli interventi di quest’estate della Guardia Costiera, anche solo per la direzione marittima della Toscana: richieste d’assistenza a josa (dunque, si ride in faccia a Monna Morte ma poi si chiede aiuto...) collisioni, affondamenti, incendi, cadute in mare dalla barca in movimento. Sembra di assistere, sfogliando le cifre — che saranno fornite al completo a metà settembre, rapportate anche ai dati degli anni precedenti — a un catalogo degli orrori nautici. E se non degli orrori — sottolinea l’ammiraglio (CVp) Ilarione Dell’Anna, direttore marittimo della Toscana- certamente degli errori. «C’è troppa gente che va per mare in modo approssimativo e facilone — dice l’alto ufficiale — mettendo a rischio la propria e l’altrui pelle». Quello che stupisce ancora di più è che alcuni degli incidenti più spettacolari sono avvenuti con professionisti del mare: come il caso di un peschereccio che ha speronato — o è stato speronato, l’inchiesta non si è ancora conclusa — un’unità da diporto. Per non parlare dei mesi procedenti all’estate, quando un traghetto Toremar ha speronato una nave di passaggio davanti al porto di Piombino.
«I CASI che riguardano le navi sono ancora altri — conferma l’ammiraglio — ed ho avuto anche segnalazioni da parte di diportisti che si sono visti venire addosso grossi traghetti senza che accennassero nemmeno a una manovra d’accostata, malgrado l’imbarcazione avesse la precedenza. In questi casi però — sottolinea ancora l’ammiraglio Dell’Anna — il buon senso e le stesse regole marinaresche consigliano il diportista, che ha il mezzo più manovrabile, di togliersi dalla rotta dell’altro prima possibile, dsenza fidarsi troppo del proprio diritto alla precedenza». Come a dire: essere speronati ed affondati con la consolazione di aver ragione è ben poca cosa. Specie se poi ci scappa anche il morto.
UNA COSA È CERTA, e l’ammiraglio lo dice con amarezza: la nautica di massa, specie quella che si concentra nei classici mesi amati dai diportisti della domenica, luglio ed agosto, sta diventando una nautica a rischio. Troppa gente per mare che non sembra avere la preparazione necessaria, che abbia o no la patente nautica. «Perchè il mare non è un’autostrada — ricorda l’ammiraglio — con i suoi segnali ben chiari, le carreggiate divise, le precedenze inequivocabili e indicate. Chi va per mare dovrebbe vere la coscienza di ricordare i propri limiti, quelli del proprio mezzo, e specialmente di guardarsi sempre intorno e non solo verso prua». In effetti, un puntino all’orizzonte che sembra lontano mille miglia impiega pochi minuti, se è un veloce traghetto o un altrettanto


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