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«Più qualità contro la crisi» - Il Tirreno Elba domenica 29 agosto

 

L’assessore Pacini: senza sinergie usciamo dal mercato  
 
Basta vendere una sola camera anziché tutto il territorio che ha le risorse per tornare competitivo  
 
V.L.  

 
 PORTOFERRAIO. L’imperativo è fare sistema. Perché se all’Elba «continueremo a vendere le camere anziché l’intero territorio siamo destinati a uscire dal mercato». Parola di Paolo Pacini, assessore provinciale al turismo, con il quale abbiamo esaminato i dieci anni di turismo all’Elba, tra il 2000 e il 2009.
 Partiamo dalle strutture ricettive. Cosa è successo in questi 10 anni?
 «L’Elba ha perso terreno. Da un lato la perdita di posti letto nelle strutture a una o due stelle. Dall’altro assistiamo a una diversificazione delle tipologie ricettive: l’Elba tende a caratterizzarsi per la presenza di residenze turistico alberghiere che rispondono a una domanda più legata al turismo familiare, soffrono la contrazione della stagionalità e non favoriscono la destagionalizzazione. Di contro assistiamo a un consolidamento dei 3 e 4 stelle. La vera criticità è la mancanza di innovazione in termini di strutture di qualità».
 La Val di Cornia è cresciuta molto in termini di strutture. E’ anche per questo che l’Elba perde punti?
 «L’Elba è stata ferma e è cresciuta la parte continentale, soprattutto la Val di Cornia i cui amministratori hanno affiancato alla monoeconomia legata all’industria la valorizzazione delle bellezze del proprio territorio, favorendo uno sviluppo misto. Sono convinto che questa crescita non sia una causa della riduzione delle presenze all’Elba: le destinazioni sono completamente diverse. L’Elba ha una sua identità: chi sceglie l’Elba vuole andare all’Elba, non a San Vincenzo o a Piombino. Le problematiche dell’Elba sono altre».
 Quali?
 «L’isola ha avuto un proprio ruolo tra le destinazioni nazionali. Ma ha anche vissuto di una rendita di posizione: ha atteso anziché lavorare sulla fidelizzazione del turista, la qualificazione dei servizi, le politiche dei prezzi. In questo modo si sono create le condizioni per un allontanamento del turista e per una perdita di competitività. In pratica non si è lavorato su prodotti turistici che coinvolgessero tutti i soggetti protagonisti e responsabili del settore: non c’è stato un sistema di alleanze forti tra pubblico e privato. Abbiamo pensato a vendere una camera, non il territorio. Oggi bisogna ripartire da questo: rimettere al centro l’Elba e intorno all’Elba creare prodotti, fare marketing».
 Non pensa che una delle cause della crisi possa essere il proliferare di seconde case che in qualche modo svuotano le strutture ricettive?
 «Vengo da una realtà in cui sono tante le seconde case. Da un certo punto di vista impoveriscono il territorio quando c’è un’eccessiva antropizzazione. Ma a fini turistici riescono ad essere un contenitore che porta ricchezza, anche se non appare perché siamo abituati a ragionare in termini di presenze e arrivi. Le seconde case attivano una serie di ricadute economiche positive sul territorio. Credo che la questione sia di raggiungere un giusto equilibrio tra queste costruzioni e la ricettività tradizionale. Se oggi mi chiedessero su cosa investire risponderei sugli alberghi, su strutture ricettive che portino occupazione e sostenibilità ambientale».
 Come può l’Elba invertire la tendenza negativa sul fronte delle presenze?
 «Intanto non dobbiamo pensare che contino solo le presenze, che l’unico obiettivo sia fare cassa a tutti i costi anche se la stagione si riduce a poche settimane l’anno. Se continuiamo su questa strada l’Elba rischia di uscire fuori mercato. Le parole d’ordine sono fidelizzare il turista, innovare e qualificare l’offerta turistica. L’Elba ha tante risorse: il parco e le ricchezze ambientali e storiche, il turismo sportivo, le vacanze legate al benessere. Tante cose che ci sono già ma che hanno bisogno di innovazione, devono diventare prodotti».
 Cosa serve per arrivare a questo punto?
 «L’azione dei privati non basta. Occorre il sostegno all’impresa da parte della Regione e del sistema delle banche. Poi bisogna lavorare sui collegamenti e la qualità urbana: un’azione costante e continua di riqualificazione. E questa è una responsabilità del pubblico come del privato».


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