Confindustria Livorno Massa Carrara
News
Formazione
Login
Esci

«In discarica solo rifiuti non pericolosi» - Il Tirreno Livorno

 

Cosimi e Kutufà rompono il silenzio per fornire rassicurazioni sul risanamento dell’area collinare  
 
 
Ma al Limoncino ci finiranno anche gli escavi del porto, «dopo che saranno bonificati»
 
 
ALESSANDRO GUARDUCCI  

 
 LIVORNO. Dopo le rivelazioni del Tirreno sulla maxi-discarica del Limoncino, a cui hanno fatto seguito le proteste e le richieste di chiarimento da parte dei residenti della zona, ecco che l’amministrazione comunale e quella provinciale hanno finalmente deciso di porre rimedio al difetto di comunicazione e al mancanza di dialogo con i cittadini su una materia così delicata come quella del conferimento dei rifiuti.
 E lo hanno fatto convocando una conferenza stampa congiunta che è andata in scena ieri mattina a Palazzo Civico: il sindaco Alessandro Cosimi e il presidente Giorgio Kutufà - che si sono presentati in sala giunta accompagnati dagli assessori e dai tecnici interessati alla vicenda, oltre che dai rispettivi portavoce e uffici stampa - si sono soffermati a lungo sulle caratteristiche e sulle conseguenze di questa operazione, con l’obiettivo dichiarato di rassicurare i cittadini. E infatti il leit-motiv della conferenza è stato che nella discarica di proprietà di Bellabarba e Maffei «saranno conferiti solo rifiuti non pericolosi».
 Cosimi ha preso per primo la parola per sottolineare che il ripristino ambientale delle cave procede secondo le indicazione delle direttive europee vigenti dal 2002. «I rifiuti che andranno nella discarica del Limoncino - afferma - non costituiranno un pericolo per persone e ambiente. Si tratta di rifiuti inerti e inorganici, e di conseguenza non ci saranno né cattivi odori né cessioni di materiali nel terreno».
 Il sindaco ha aggiunto che «sarà una discarica green», per poi spiegare il perché di questa definizione. «Nel corso degli anni - dice - l’operazione permetterà anche di riportare l’area della cava di Monte La Poggia alle sue condizioni naturali, con riempimento della ferita causata dalla cava stessa e successivo rimboschimento, così come previsto dalla legge».
 Cosimi ha poi messo in evidenza la grande attenzione che è stata rivolta al percorso autorizzativo e infine ha spiegato anche i vantaggi che otterranno le industrie livornesi.
 «In questa maniera - afferma - stiamo dando una risposta importante alle richieste delle imprese del territorio che necessitano di appositi siti per il conferimento di una parte dei rifiuti prodotti dalla loro attività: è bene ricordare che l’80% dei rifiuti che andranno in quella discarica arriveranno da Livorno e provincia, il resto dalla Toscana. In più, lo ripeto, non potranno essere conferiti altri tipi di rifiuti, come solidi urbani, rifiuti pericolosi o organici di vario tipo: ci finiranno soprattutto scarti dell’attività edilizia e materiali di scavo della Porta a mare, dello Scolmatore e anche del porto». Nella sala giunta cala improvvisamente il silenzio: ma come, si tratta di materiale pericoloso... «Ma saranno conferiti in discarica solo dopo essere stati bonificati», aggiunge il sindaco e la tensione si scioglie.
 Sulla stessa lunghezza d’onda Giorgio Kutufà. «E’ un’operazione che mette fine all’attività estrattiva della cava che durava dal 1930 - afferma - e che dà risposte a due grandi esigenze: la prima è rivolta alle industrie, che producono rifiuti e che non potendoli smaltire nelle vicinanze devono fare i conti con costi elevati, tanto che qualcuno li smaltisce abusivamente. Con la nuova discarica questo problema sarà risolto, almeno in buona parte. La seconda riguarda il risanamento ambientale dell’area, che contribuirà a un migliore sviluppo del Parco delle Colline».
 Anche Giorgio Kutufà ha voluto sottolineare che nella discarica saranno conferiti solo rifiuti inerti. Eppure nell’autorizzazione della Provincia si parlava anche di rifiuti solidi urbani. «Ma limitatamente alla terra e ai rifiuti provenienti dai parchi - spiega il presidente - e a quelli dell’edilizia che vengono abbandonati per strada come mattonelle, calcinacci, etc.»
 Ma se questa operazione non solo non è pericolosa ma è addirittura virtuosa, perché Comune e Provincia hanno taciuto per anni decidendosi a parlare solo dopo le proteste dei cittadini? Giorgio Kutufà ha rammentato di averne parlato a un’assemblea di Confindustria nel 2008, notizia peraltro riportata all’epoca dal nostro giornale, ma non si può certo chiedere ai livornesi di ricordarsi 700 giorni dopo di quelle parole. E infatti il presidente della Provincia ammette l’errore: «Sul fronte della comunicazione e dell’informazione dovevamo fare di più». Un’ammissione quasi scontata, visto che l’intera vicenda è rimasta confinata negli uffici tecnici e nei palazzi della politica (nello stretto rispetto delle norme in materia) senza mai affacciarsi in un’assemblea elettiva (consiglio o commissione consiliare) o in una conferenza pubblica. E questi due anni di silenzio ora pesano come un macigno.
 Di cui sembra non volersi accorgere il sindaco Alessandro Cosimi che, invece, si è appellato al rispetto delle regole e al fatto che i cittadini e i giornalisti avrebbero dovuto conoscere il progetto perché due anni fa la procedura di inchiesta pubblica è stata pubblicata a pagamento su Il Tirreno e La Repubblica prima del rilascio dell’autorizzazione: una raffigurazione che dimostra come la politica, ancora una volta, sia distante dai cittadini e dalle scelte che li riguardano.
 

IL GIUDZIO DI CONFINDUSTRIA  
 
«È una grande opportunità per il nostro territorio»  
 
CONFINDUSTRIA LIVORNO  
 
 Il dibattito sui rifiuti, e in particolare sui rifiuti speciali, ha avuto un’impennata in questi giorni, dopo la notizia della prossima apertura della nuova discarica autorizzata in località Limoncino. Questo accade perché, ad oggi, il tema dei rifiuti continua ad essere considerato, per difetto culturale e scarsità di conoscenze tecniche, esclusivamente come un pericolo.
 Eppure non esiste analisi economica sulle attività produttive e l’occupazione che non evidenzi come il tema dello smaltimento dei rifiuti costituisce una delle principali criticità che frenano le possibilità di sviluppo della nostra provincia, e inevitabilmente si riflette sull’occupazione. I costi esorbitanti sopportati dal sistema industriale per la raccolta e lo smaltimento, incidono gravemente sul consolidamento e lo sviluppo delle industrie presenti sul territorio.
 Da tempo insistiamo per ottenere un atteggiamento più determinato da parte degli enti competenti, affinché la costruzione di nuovi impianti per lo smaltimento non sia considerata con fatalismo e rassegnazione un tema difficile ed ecco che, quando la prospettiva di un nuovo impianto si presenta, viene accolta non come un elemento positivo per l’economia, lo sviluppo, l’occupazione e l’ambiente, ma come una potenziale catastrofe!
 Non possiamo continuare a far finta che i rifiuti industriali siano un problema circoscritto al sistema produttivo al quale qualcun altro deve trovare la soluzione. Si pensi che nell’anno passato solo in provincia di Livorno, ne sono stati prodotti 1 milione e 200 mila tonnellate, mentre la capacità di smaltimento e recupero sul territorio riesce oggi a coprirne a fatica non più di 1 milione di tonnellate. Un atteggiamento consapevole e responsabile vorrebbe che fosse reclamata legittimamente un’adeguata sostenibilità dell’ambiente e quindi per ottenere ciò i rifiuti fossero trattati e smaltiti in modo corretto, ed economicamente compatibile, seguendo serie e rigide procedure, capaci di garantire la sicurezza dei procedimenti.
 Al contrario si saltano a piedi pari tutte le questioni inerenti la produzione e l’occupazione, opponendo sistematicamente un “No” a qualsiasi intervento ambientale od infrastrutturale. Per questo, si deve dare atto all’amministrazione provinciale che gli atti che hanno autorizzato la discarica del Limoncino rappresentano un primo significativo passo in avanti per affrontare le situazioni con la necessaria determinazione e con un approccio adeguato alla crisi che stiamo attraversando.
 
Un lettore ci ha inviato le foto scattate a nel maggio scorso  
 
«Sono stati tagliati degli alberi per fare i lavori nell’ex cava»  
 
 
 LIVORNO. Un nostro lettore, che in questi giorni segue con molto interesse gli articoli sulla discarica del Limoncino, si è ricordato di aver scattato alcune foto nel maggio scorso poco dopo aver notato l’inizio dei lavori nell’ex cava. S sulla base di queste foto, che pubblichiamo a fianco, ipotizza l’abbatimento di alberi.
 «Guardate alcune foto che ho scattato a maggio passando proprio di lì - ci scrive il nostro lettore - Non vi sembra che qualcuno abbia un po’ ecceduto con i movimenti di terra e con il taglio e sdradicamento delle piante?»
 Giriamo la domanda al proprietario dell’area, la cui ditta sta eseguendo i lavori, fiduciosi di ricevere una esauriente risposta.


Argomenti
Condividi

Altri articoli di Formazione

News Correlate

Scopri anche...

Aziende che si occupano di

Ricerca Innovazione

    

Network di Sistema

Ance Massa
Disponibile su:
UP