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Discarica nella cava, esplode la protesta - Il Tirreno Livorno

 

I residenti minacciano di bloccare i camion, tensione all’arrivo del proprietario  
 
Cartelli, locandine e uno slogan: «Non vogliamo diventare come Napoli». Vigili e Digos sorvegliano il sit-in  
 
JUNA GOTI 
 
 LIVORNO. «Un annesso di pochi metri deturpa l’ambiente e una discarica di rifiuti industriali no? Non vogliamo fare la fine di Napoli e non abbiamo alcuna intenzione di stare a guardare: ci rivolgeremo ai legali e se necessario bloccheremo i lavori». Dopo la notizia della realizzazione di una discarica di rifiuti industriali nell’ex cava del monte La Poggia, ieri in via del Limoncino è scoppiata una mezza rivoluzione. Residenti e proprietari di piccoli appezzamenti di terreno si sono dati appuntamento all’incrocio con via della valle Benedetta e hanno risalito la stradina che porta alle colline fino a raggiungere l’ingresso del futuro impianto. Lo hanno fatto armati di cartelli (“Sono nato in un paradiso finirò in una discarica”), locandine, ma soprattutto tanta rabbia: «Perché portare rifiuti in un paradiso come questo dove ci sono acqua pulita, cavalli e vigneti è quasi un’eresia».
Faccia a faccia
con Bellabarba
 Sul posto, dopo pochi minuti, arriva anche Paolo Bellabarba, proprietario dell’area e futuro gestore della discarica. «Sono pronto a farvi vedere tutti i progetti - ripete ai manifestanti - anch’io sono un residente del Limoncino: figuratevi se ho intenzione di deturparlo». «Qui - li rassicura - entreranno solo rifiuti non pericolosi: niente di urbano, tossico e organico. I cattivi odori sono esclusi».
Attimi di tensione
arrivano i vigili
 L’inaspettata disponibilità dell’imprenditore e un tour a sorpresa nella cava non bastano, com’era prevedibile, a placare gli animi. Tanto che i vigili urbani e gli uomini della digos spuntano lungo il tragitto per assicurarsi che non ci sia alcun blocco dei mezzi in entrata e in uscita dalla cava. Nessuno, in realtà, ha voglia di inasprimenti. Ma solo di chiarimenti, «quelli che ci sono stati negati per tutto questo tempo». «Chi ci assicura - gridano i membri del comitato - che i materiali che raggiungeranno la discarica saranno davvero certificati in modo adeguato? Sappiamo tutti come vengono gestiti i rifiuti in Italia». Le preoccupazione sono soprattutto tre: il pericolo inquinamento di un’area che in pratica va a braccetto con il parco delle colline, la perdita di valore degli immobili «che fino a ieri erano immersi nel verde e domani si troveranno circondati dai rifiuti», il passaggio continuo dei camion di detriti. «Ora ne arrivano anche a 50 al giorno - ammette Bellabarba - ma terminata la fase di costruzione scenderanno a 20». Qualcuno si infiamma: «Anche noi siamo proprietari della strada, metteremo l’avvocato».
Risanamento ambientale?
Ci hanno presi in giro
 «Poco più di due anni fa - racconta la portavoce del comitato, Rosaria Scaffidi - in Comune ci avevano parlato di un progetto di risanamento ambientale: riempimento della cava con materiali naturali e piantumazione della collina attraverso fondi europei. Poi più niente, fino alla scorsa settimana quando sono spuntate decine di camion. Dal giornale è arrivata, si fa per dire, la bella notizia: la cava sarà sì riempita, ma di rifiuti industriali. Un po’ come quando per pulire si fa sparire la polvere sotto il tappeto: ma siamo impazziti?». Gli fanno eco gli altri abitanti: «Ci devono amministrare, non trattare da pecore. I camion, guarda caso, sono arrivati tra la festa del Pd e il deserto di agosto. Ma non staremo a guardare: non è escluso il blocco dei camion e neppure dei festeggiamenti alla Rotonda, con un bel volantinaggio».
 
«Solo rifiuti non pericolosi E nessun cattivo odore»  
 
 
 LIVORNO. «Non ci sarà cattivo odore, accoglieremo solo rifiuti inerti». Paolo Bellabarba ha il suo daffare per tenere a freno i residenti del Limoncino. Ma appare molto convinto delle sue ragioni, al punto da far entrare i manifestanti nella cava dove si stanno facendo i lavori. «Il percorso di confronto con gli enti locali è iniziato più di tre anni fa, abbiamo tutte le autorizzazioni necessarie per procedere. L’impianto, tempo permettendo, entrerà in funzione a febbraio-marzo» dice l’imprenditore e proprietario della cava. Ma le preoccupazioni degli abitanti sono ben altre e riguardano le sostanze che saranno trasportate sulla collina. «Solo rifiuti non pericolosi anche se di provenienza industriale. Niente di tossico, organico e neppure urbano. In pratica polveri e fanghi». E le 2mila tonnellate riservate a gratis al Comune per i rifiuti trovati in strada? «Se saranno frigoriferi o divani non potranno entrare! Può darsi invece che arrivi il terreno rimosso per la bonifica dell’area nuova Delphi». Bellabarba riassume gli interventi che saranno necessari per mettere a regime l’impianto: impermeabilizzazione, cisterne, depuratori, asfaltatura. La concessione vale otto anni ed è rinnovabile fino a dieci. (j.g.)
 
Italia dei Valori: una follia I Verdi allertano gli avvocati  
 
 
 LIVORNO. «Un’altra follia ai danni dell’ambiente». E’ durissimo il capogruppo in Comune dell’Italia dei Valori, Andrea Romano. «Saranno anche tutti rifiuti non pericolosi, che non produrranno odori nè infiltrazioni nelle falde acquifere. Sarà, ma vallo a spiegare a quelli del Limoncino, a cui viene giustamente chiesto di abbattere gli abusi nei loro orti, magari anche quando si tratta di quattro lamiere arrugginite. Cosimi e Kutufà hanno sicuramente qualche problema: o i loro i dirigenti non li informano di quisquilie come questa e quella delle centrali a biomasse in porto, oppure sono loro che hanno giudicato superfluo informare i consiglieri comunali e provinciali, in primis quelli della loro maggioranza, perchè di questi progetti si discutesse approfonditamente coinvolgendo la politica e la cittadinanza».
 Anche secondo Gabriele Volpi dei Verdi Ecologisti «è incomprensibile che il Consiglio provinciale, che ha discusso per mesi della revisione del piano provinciale dei rifiuti, sia stato esonerato e tagliato fuori da ogni valutazione in merito. Ed è incredibile che i funzionari della provincia abbiano potuto dare il via libera a un impianto non previsto nella programmazione provinciale. Speriamo non si tratti di un abuso, abbiamo comunque dato incarico ai nostri avvocati di valutare ogni possibile iniziativa legale al fine di tutelare l’ambiente e il diritto di iniziativa di chi non è stato informato».
 E mentre Massimo Maggini e Andrea Grillo di Vertenza Livorno, dopo aver letto «con raccapriccio dell’ennesimo spregio ambientale in progetto questa volta nell’area verde del Limoncino», sottolineano «il danno ambientale ingente» e ««ancora una volta la decisione passata sopra la testa della gente come», Bruno Tamburini del Pdl domanda, dopo quello che è successo con gli annessi agricoli, «come è stato possibile autorizzare un’attività del genere in pieno parco delle colline? E’ vero, la legge non prevede passaggi nei vari consigli o commissioni, ma se non dal punto di vista legale almeno sotto l’aspetto etico e della correttezza politica sarebbe stato giusto informare in modo adeguato la cittandinanza e i consiglieri».
 Per Marco Cannito di Città Diversa «si sta ripetendo la vicenda biomasse: siamo di fronte ad atti che non prevedono alcun passaggio dalle assemblee democratiche. Chiederemo chiarimenti in consiglio comunale, ma francamente siamo stufi di discutere a fatto compiuto».


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