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La crisi economica è la priorità dell'attività amministrativa del presidente della Provincia - La Nazione Livorno domenica 25 luglio

 


 
 — LIVORNO —
«FORSE i lavoratori mi sentono vicino, per questo si rivolgono a me in un momento così difficile». Giorgio KutuFà, presidente della Provincia di Livorno, sta vivendo con grande trasporto la crisi delle fabbriche del territorio. Partecipa alle manifestazioni dei lavoratori, nelle piazze e nelle industrie: dalle recenti vicende della raffineria Eni al dramma della Lucchini passando per la Delphy, Trelleborg a Londi. Un presidente che porta la sua fascia azzurra nell’animo più forte di questio territorio: quello del lavoro. E spesso, questo suo modo di parlare alle «tute blu» infastidisce chi invece lo fa di mestiere. «Io non mi sono snaturato — dice Kutufà — credo che il problema, oggi, sia quello occupazionale. E il fatto di essermi tenuto la delega alla programmazione economica è un forte segnale di attenzione al territorio». Un po’ come ha fatto il premier Berlusconi... «I miei modelli sono altri — sorride il presidente guardando il quadro di Aldo Moro appeso nel suo caotico ufficio — nonostante alcuni suggerimenti». Il riferimento è al capogruppo del Pd Elis Bufalini che lo aveva esortato ad imparare dal presidente del consiglio la capacità di comunicazione. Che è sempre stata una nota dolente per gli ex margheritini abituati a toni più sommessi e poco diretti. Il presidente, in questo primo anno del secondo mandato, ha alzato il volume, nella speranza che la Provincia si trasformasse in un ente più vicino alla gente. C’è da dire che spesso le lentezze della macchina sono state un deterrente. «Lentezze dovute anche alla carenza di finanziamenti — si difende — perché quello che è previsto in bilancio, scorre veloce». Salvo le brusche frenate causate dai rimpasti, l’ultimo dei quali è avvenuto poche settimane fa. «Ma la giunta ha già ripreso con l’assessore Bisti che ha stabilito un buon rapporto con il personale — dice — Nocchi che si è subito calato nella delicata materia del trasporto pubblico, la Sposito invece ha già in pugno le nuove responsabilità e Nista che procede spedito». Insomma una giunta che, a suo dire, lavora, sostenuta da uno staff, direttore, segretario e ufficio gabinetto al gran completo. «Sono molti gli enti che hanno sia il direttore che il segretario, anche se, è vero, che su certi aspetti le figure sono sovrapponibili. A livello locale è aperto il diabttito sulla loro coesistenza».
INTANTO però a Palazzo Granducale restano l’abile segretario Battista e il tanto discusso direttore Giovannini. Come resta, anche se il contratto scadrà a fine mese, il capo gabinetto Luca Lischi. Ma ci saranno cambiamenti, assicura il presidente. I suoi tempi, si sa, sono geologici, si spera che il tutto avvenga entro i prossimi quattro anni... E dopo? «Intanto penso a fare bene il presidente — continua Kutufà che respinge quanti lo danno in pole position per salire alla guida del municipio — poi vedremo. La politica l’ho nel sangue, non ci sono trasfusioni che tengano». Anche se, in quarant’anni di attività nelle istituzioni, qualche trasfusione l’ha subita. Dai Dc ai popolari, per arrivare alla Margherita e oggi nel Pd, dove la convivenza con gli «amici » diessini non è poi così idilliaca. «Serve un maggiore equilibrio all’interno del partito dove c’è qualche sofferenza. Mi auguro che il congresso serva anche a questo, a trovare quell’unità che manca, ma non ne sono poi così convinto».
UN’UNITà che la Margherita si augura avvenga anche tra le due federazioni del Pd, quella di Livorno e l’altra di Piombino. «Noi ci eravamo già pronunciati perché unire le due realtà sarebbe positivo anche per il mio incarico di presidente». Un incarico per il quale Kutufà riceve, al netto, 3mila euro al mese — la stessa paga del sindaco — dato che 700 euro finiscono dritte nelle casse del partito.
Michela Berti  


IL PASSATO LE PASSIONI DI UN UOMO CHE AVEVA SIN DA GIOVANE LA VOCAZIONE PER L’ECONOMIA  
 
«Una vita da mediano» tra il calcio e il partito
 
 DUE GRANDI passioni: la raccolta di francobolli e il calcio. Il presidente Giorgio Kutufà si dilettava, da bambino, a raccogliere francobolli che staccava con precisione certosina, dalle lettere e dalle cartoline che trovava in casa. Poi, da grandicello, ha fatto parte del circolo filatelico di Livorno. Francobolli che ha raccolto fino a quando il suo cuore ha iniziato a battere per il pallone. «Ero un mediano — racconta Kutufà — di quelli che faticavano tanto. Correvo dall’inizio alla fine della partita e il mio ruolo era marcare il regista della squadra avversaria». «Una vita da mediano» ricordando la canzone di Ligabue, tra l’eccellenza nello studio — primo diplomato con la media dell’otto all’istituto Vespucci e laurea con lode alla facoltà di Economia e Commercio di Pisa — e la sua vocazione per i numeri e l’economia. Tanto che ha portato avanti, per anni, la storica attività di famiglia. «Nell’impresa Bertani e Compagni — ricorda il presidente — noi eravamo i compagni (ironia della sorte!) e commerciavamo alimentari, poi le acciughe, lo stoccafisso e il baccalà nei locali che oggi ospitano la Cassa di Risparmio di San Miniato».
ERA una delle tre aziende ultracentenarie di Livorno, premiata con la medaglia dalla Camera di Commercio, chiusa nel 1981 con grande amarezza. «Mi è dispiaciuto molto — dice Kutufà — perché era stata fondata dai miei avi». La sua famiglia arrivò a Livorno nel 1815; fu proprio Giorgio Kutufà, il bisnonno del quale il presidente porta il nome, a sbarcare nella città dei Quattro Mori. «Faceva il professore traduttore — ricorda — perché nella mia famiglia si sono sempre alternate due figure: professori e commercianti». E il presidente le ha ricoperte entrambe: commerciante di prodotti alimentari e docente all’univesrità.
DI RELIGIONE greco-cattolica, i suoi avi hanno sempre conservato l’attaccamento per la famiglia che lo vedrà, tra pochi giorni, nonno della sua prima nipotina Emma. «Da grande — dice Kutufà — mi dedicherò a fare il nonno...». Non ci crede nemmeno lui, mentre lo dice. Il richiamo della politica è ancora forte a 62 anni. A niente sono serviti i moniti della moglie quando lo scorso anno ha accettato di ricandidarsi a Palazzo Granducale. Perché di una cosa la moglie era preoccupata: della sprecisione che regna nelle stanze del presidente. In casa come sul lavoro. Ieri, quando siamo andati a trovarlo nel suo studio, i faldoni impilati sulla scrivania ne ostacolavano persino la vista. Fascicoli e documenti sui quali troneggia l’inseparabile calcolatrice...
M. B.  

Tra sogni e successione
 
CHI SARà il futuro presidente della Provincia? La domanda appare prematura, visto che il secondo mandato di Giorgio Kutufà scadrà fra quattro anni. Ma le reti della politica vengono calate per tempo. Così, anche per Palazzo Granducale, si fanno già alcuni nomi. A partire da quello del sindaco di Piombino Gianni Anselmi. Amministratore, apprezzato anche dal Governo di centrodestra, che avrebbe molte possibilità e pochi concorrenti in grado di batterlo. Ma, pare, che il primo cittadino di Piombino potrebbe ambire a incarichi di ben altro prestigio. Proprio a Roma. C’è anche chi, per continuare la linea aperta con la creazione del Pd, indica un altro margheritino alla guida della Provincia. In tempi passati la poltrona del Palazzo spettava ai socialisti, in quelli moderni alla Margherita. Ecco che tra i nomi spicca quello di Fabio Di Bonito, capace presidente del consiglio provinciale, che potrebbe essere preferito ad altri, dato che porta in dote la rappresentanza della Val di Cornia. Ma non tutti nel Pd sarebbero d’accordo a cedere questo scranno ad un «non livornese». Gli stessi che fanno il nome di Fabio Del Nista, margheritino e livornese doc. Il presidente di Asa è stato più volte vicino a salire le scale del Palazzo Granducale ma c’è sempre stato qualcosa che ha bloccato la sua promozione. Certo che Kutufà ha già espresso il suo giudizio, e lo ha fatto sul sagrato del Duomo durante la Giornata della Pace organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio lo scorso 28 maggio. Fatima, una bimba marocchina di 10 anni, lesse una lettera: «Ho un sogno per Livorno: vorrei che fosse una città per tutti, capace di accogliere chi la ama, indipendentemente dal colore della pelle e capace di accogliere chi vuole studiare e lavorare per il bene di tutti». Kutufà rispose: «Per te è un sogno, per me è un impegno. Spero che tra voi ci sia il futuro presidente della Provicia».


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