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Il giorno più lungo della Lucchini - L'Unità Firenze
Mirko Lami COORDINATORE FIOM
Nel 1987 ho vissuto il periodo della cassa integrazione, nel 1990 i primi 13 giorni di sciopero e nel 1992 la privatizzazione della fabbrica dalle mani dello Stato a quelle dell'imprenditore Lucchini, che si presentò con 750 lettere di cassa integrazione, tutto il gruppo dirigente della Fiom in cassa e 38 giorni di sciopero. Si riparte con gli anni, nonostante i rapporti tra sindacato e azienda difficili, quasi inesistenti, poi nel 2004 la doccia fredda: la Lucchini sta fallendo, viene una gestione bancaria attraverso Bondi, il tutore della Parmalat. La fabbrica pareva andasse perduta, poi sappiamo che la lo stabilimento di Piombino e il resto del gruppo Lucchini che comprendeva Trieste, Bari, Lecco, Lovere,Condove e gli stabilimenti francesi di Ascometal, sono stati acquistati dal colosso siderurgico russo della Severstal.
Adesso ci risiamo, come se si trattasse di vendere una ferramenta e non uno stabilimento siderurgico a ciclo integrale.
Nel luglio 2008 solo a Piombino si producevano 2.300.000 tonnellate di acciaio all'anno. Poi a settembre la crisi americana colpisce anche noi, e viene ridotta la produzione, reparti che non hanno più ordini, si apre a novembre la cassa integrazione ordinaria per 52 settimane. Oltre 700 lavoratori ruotano nella cassa integrazione, ma riusciamo a fare accordi sindacali, insieme alle Istituzioni per mantenere i giovani attraverso la cassa in deroga ed altro.
Adesso sta per finire anche la cig straordinaria per crisi internazionale e ci troviamo di fronte ad un proprietario che ha annunciato di voler lasciare il comparto europeo per altri mercati mettendo in vendita il gruppo Lucchini ora di sua proprietà al 100%.
Mentre nel 1992 il problema era solo Piombino e la sua privatizzazione perché il resto dell'industria italiana tirava, oggi siamo di fronte al fatto che la crisi ha colpito e l'industria sta perdendo colpi. Addirittura c'è chi pensa che l'industria automobilistica, quella pesante, la siderurgia, appartengano al passato, niente di più ridicolo, a meno che non si pensi a un paese basato sul turismo. Piombino nella sola Lucchini occupa 2200 lavoratori diretti e circa 1000 tra le ditte che vi operano, più tutto l'indotto che si muove intorno alla fabbrica. Con questi dati, riusciamo ad avere un qualcosa nell'ambito turistico, che porti lo stipendio a tutte queste famiglie? E se si, quanto tempo ci vuole per avere queste disponibilità?
Adesso dobbiamo fare di tutto per difendere il futuro del comprensorio, della città dei nostri giovani al quale va insegnato loro la cultura della solidarietà, del valore del lavoro in quanto tale. Certo, ci troviamo in una fase difficile: non conosciamo il futuro del gruppo, non esiste più un piano di investimenti, come presentato nel 2007. le imprese sono in difficoltà a causa dei pagamenti ritardati dalla committente e si lavora in reparti che fanno manutenzione solo quando si è di fronte ad un particolare che si è rotto.
Noi a Piombino non abbiamo altro che questa industria pesante che dà lavoro, dignità e libertà e che negli anni 70 ha portato ad essere la seconda città più ricca d'Italia. Ora dobbiamo difenderla coi denti, perché l'esperienza ci ha insegnato che le fabbriche chiuse negli anni 90, come lo stabilimento siderurgico di Bagnoli, non hanno portato che miseria. Per difenderla, abbiamo organizzato per oggi una manifestazione con sciopero, in contemporanea con le fabbriche di Trieste e Bari ma anche con il Consiglio di Amministrazione che si svolge a Mosca. Alla manifestazione abbiamo invitato le Istituzioni, la cittadinanza, i commercianti e soprattutto i giovani. Perché la nostra fabbrica è la fabbrica di tutta la città.
Manciulli: «Governo assente: è grave»
E' una partita che si gioca a migliaia di chilometri di distanza. Ma oggi, a Piombino, gran parte della città resterà col fiato sospeso e le orecchie attente a quello che succederà a Mosca. È lì, nella capitale russa, che si terrà l'assemblea straordinaria del gruppo Severstal che dovrà decidere (anche) sul futuro dello stabilimento piombinese. Le strade da percorrere sono sostanzialmente due: la ricapitalizzazione (per far fronte anche al debito di centinaia di milioni di euro con le banche) o il rischio del fallimento. Per questo motivo i lavoratori oggi incroceranno le braccia per tre ore (dalle 9 alle 12) e terranno un'assemblea pubblica di fronte alla direzione dell'azienda «per difendere l'acciaio e il futuro del territorio».
Sulla vicenda, intanto, è intervenuto ieri il segretario regionale del Pd Andrea Manciulli (che oggi sarà alla manifestazione) per cui la situazione della Lucchini «è incredibile» per l'assenza di un interlocutore nel Governo.. «Ci sono migliaia di lavoratori che non conoscono quale sarà il loro futuro - ha detto. ma a fronte di una questione nazionale non c'è nel governo un ministro allo Sviluppo economico, dunque non esiste un interlocutore a livello nazionale che se ne occupi». Sulla stessa linea anche il coordinatore toscano dell'Idv Fabio Evangelisti e il responsabile del dipartimento regionale welfare e lavoro Roberto Rizzo. «Abbiamodepositato alla Camera - spiegano - un'interrogazione al ministro dello Sviluppo Economico, ovvero Berlusconi, visto che questo importante dicastero è stato lasciato colpevolmente vacante da mesi».?
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