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Le associazioni di categoria: «Senza le acciaierie non può esserci un futuro» - La Nazione Piombino

 

 
«Pericolo gravissimo per tutta la città» 
 
 — PIOMBINO —
SE SONO in pericolo le acciaierie Lucchini, è in pericolo tutta la città. Per questo motivo si sono unite allo sciopero di domani, giovedì, Cna, Confesercenti e Confcommercio che vogliono non solo testimoniare la propria solidarietà a quanti, lavoratori e famiglie, dipendono dai destini della fabbrica per avere certezze sul loro futuro, ma anche confermare, all’amministrazione comunale, la propria piena e totale disponibilità a supportarla nel percorso di dialogo con i soggetti competenti – siano essi provinciali, regionali o nazionali – al fine di risolvere al più presto questa vicenda.
«LE NOSTRE associazioni ritengono che per il futuro di questo sia ancora importante garantire la presenza dell’industria, sia perché in essa direttamente lavorano migliaia di persone, sia perché da essa dipende un ricco indotto di piccole e medie imprese che rappresenta un’insostituibile fonte di redditi per moltissimi cittadini e nuclei familiari. Il venir meno di così tanti posti di lavoro (si parla di 4000 unità, ndr), potrebbe scatenare un effetto domino che coinvolgerebbe tutti gli altri settori economici, a partire proprio da quello commerciale, e manderebbe anche in fumo gli sforzi fatti in questi ultimi anni dall’amministrazione comunale per procedere ad un percorso di diversificazione economica rivolta al turismo, alla portualità, alla produzione di energie rinnovabili, all’agricoltura di qualità e all’imprenditoria manifatturiera».
CONFESERCENTI, Confcommercio e Cna sono concordi nel riconoscere che sia inaccettabile «non fare scelte a tutela di una realtà industriale come quella della Lucchini che — da sola — ha una produzione pari al 30% del Pil dell’intera provincia di Livorno». E Cgil, Cisl e Uil tornano a ribadire che «questa vicenda non è una cosa normale. Si tratta di difendere un patrimonio industriale del territorio e del paese». Le organizzazioni sindacali chiedono la partecipazione di tutti, perchè «abbiamo bisogno di creare un movimento vasto a difesa del lavoro e dello sviluppo. Da troppo tempo ormai va avanti la drammatica situazione che sta mettendo a dura prova il comparto siderurgico locale facente capo allo stabilimento Lucchini: è giunto davvero il momento perché queste vicende trovino risposte adeguate». L’appuntamento è alle 9 davanti la portineria centrale dello stabilimento; al termine si terrà un’assemblea aperta con le istituzioni.
Maila Papi  

CASO LUCCHINI  
 
«Consiglio regionale sotto le ciminiere»
 
— PIOMBINO —
«UNA SEDUTA straordinaria del consiglio regionale a Piombino». E’ la richiesta dei capigruppo di maggioranza Vittorio Bugli (Pd), Marta Gazzarri (IdV), Monica Sgherri (Sinistra, Federazione della Sinistra-Verdi) e Pieraldo Ciucchi (Sdi-Gruppo Misto). «Ho avanzato questa proposta, subito accolta da tutta la maggioranza — spiega Bugli — perché ciò che accade a Piombino, con la situazione che attraversa il gruppo Lucchini-Severstal, ha un carattere urgente e straordinario. Una questione non solo toscana, ma anzi di carattere nazionale, visto che stiamo parlando del secondo polo siderurgico del Paese. Parliamo del destino di 3500 lavoratori, delle loro famiglie, del futuro di un’intera comunità. Per questo — conclude Bugli — bisogna fermarci tutti e andare lì». E proprio per chiedere impegni precisi a Palazzo Chigi, all’ordine del giorno c’è già iscritta una mozione, un documento firmato dai due consiglieri di Piombino, Andrea Manciulli e Matteo Tortolini, dal presidente della commissione speciale sull’emergenza occupazionale, Paolo Marini, e dagli stessi capigruppo di maggioranza. Marini ha annunciato che la commissione parteciperà alla mobilitazione indetta dai lavoratori per domani. «La gravità della crisi — dice Tortolini — è sotto gli occhi di tutti. Al governo chiediamo un’iniziativa forte per pervenire a una vendita dello stabilimento che si basi sul rilancio del sito industriale e che quindi salvaguardi i livelli occupazionali in Val di Cornia».  

Caso lucchini Il Pd rilancia: «E’ una questione di carattere nazionale»
 
— PIOMBINO —
PETIZIONE Pd: la vicenda Lucchini deve essere inserita nelle questioni di interesse nazionale con l’obiettivo di incidere nella trattativa di vendita sulla base di un piano industriale che ponga al centro occupazione, bonifica e compatibilità con le altre attività del territorio. L’annuncio dell’iniziativa lo ha fatto il Pd evidenziando che parteciperà alla manifestazione di giovedì. Saranno presenti i capigruppo in consiglio comunale, provinciale e regionale, Claudio Capuano, Elis Bufalini e Vittorio Bugli, i consiglieri regionali Matteo Tortolini, Marco Spinelli e Ivan Ferrucci, i deputati Silvia Velo e Luca Sani. Il Pd inoltre terrà una serie di iniziative a partire dal 26 Luglio al Centro Giovani alle ore 17, a cui parteciperanno Stefano Fassina della segreteria nazionale, l’onorevole Ludovico Vico eletto a Taranto e l’onorevole Silvia Velo.
 
CASO LUCCHINI LA SCRITTRICE SILVIA AVALLONE CONTROREPLICA A LUCIANO GABRIELLI DELLA FIOM  
 
«Ma è assurdo non registrare gli avvenuti mutamenti»
— PIOMBINO —
SILVIA Avallone (nella foto), la scrittrice concittadina autrice di «Acciaio», risponde a Luciano Gabrielli, segretario della Fiom-Cgil, il quale — intervendo su precedenti dichiarazioni della Avallone, l’aveva invitata «a farsi un giro a Bagnoli per vedere che effetto fa una fabbrica chiusa».
ORA LA AVALLONE dice: «Non credo sia necessario visitare Bagnoli per capire che il lavoro onesto e dignitoso è l’unica possibilità concreta di sconfiggere la criminalità e la miseria. Se ho scritto “Acciaio” è proprio perché ho sentito l’urgenza di parlare di ciò che fonda una società e in Italia dovrebbe essere un diritto. Se ho testimoniato l’orgoglio di un ragazzo che forgia una rotaia, il sudore e la fatica della mia generazione in fabbrica, è per ricordare che in questo Paese non esistono solo le veline e i simulacri televisivi, anzi: esistono ancora i mestieri, i lavoratori, gli impianti. Nessuno si augura che la Lucchini chiuda o che migliaia di famiglie restino senza uno stipendio. Sarebbe assurdo. Ma lo sarebbe altrettanto non registrare i mutamenti avvenuti, non tentare di prevedere a cosa porteranno. Io, come scrittore, mi limito a raccontare gli umori, i gesti, i sentimenti nuovi nel mondo che osservo. Ed è un fatto che per i miei coetanei la tuta sporca d’olio e il ritmo serrato delle braccia alle prese con gli imponenti ingranaggi della siderurgia, non hanno più il significato che avevano per i loro padri».
CONTINUA la Avallone: «Vivere un’industria depotenziata, gestita da società straniere, non è come vivere un’industria che nasce e sfonda i mercati. I miei coetanei operai sognano quel che oggi in Italia sognano tutti: una vita spensierata, una bella ragazza magari da sposare, ballare fino a tarda notte nonostante la fatica dei turni, un fine settimana a Londra con un volo low cost. E cosa c’è di male in questi desideri? Che colpa ha la mia generazione se certi miti del passato sono stati sconfitti? Credo che si debba ascoltare ciò che realmente i giovani operai di oggi pensano e sognano, senza giudicare le loro aspirazioni con unità di misura antiquate. Credo si debba accettare la sfida del nuovo: reinventare l’industria italiana, farla stare al passo con i suoi protagonisti».


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