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Approdi, Elba sconfitta dalla costa - Il Tirreno Elba

 

I diportisti invadono l’Arcipelago ma i soldi finiscono in continente  
 
VALENTINA LANDUCCI  

 PORTOFERRAIO. La costa toscana tra Rosignano e Punta Ala batte l’Elba quattro a uno. Non si tratta di una partita di calcio tra le rappresentative delle località turistiche. Il match è più delicato e, inutile dirlo, economicamente rilevante. E’ la battaglia tra i porti, tra chi, cioè, mette a disposizione il maggior numero di posti barca. Un affare sicuro (nonostante la crisi la domanda è stabile) rispetto al quale, negli ultimi anni, l’isola ha perso punti rispetto al continente.
 Guida alla mano (quella offerta dal sito web Pagine Azzurre) ci siamo fatti due conti. Su circa 100 chilometri di coste tra Rosignano e Punta Ala, si contano all’incirca 6mila 167 posti barca per mezzi da diporto fino a 40 metri di lunghezza. L’isola, che di chilometri di costa ne conta 147 si ferma a circa mille e 712. Un numero che comprende ogni tipologia di ormeggio: dalla boa al pontile mobile, alla banchina. Pochi, rispetto a quelli messi a disposizione in continente, con una conseguenza per l’isola piuttosto evidente: l’Elba non beneficia, o beneficia solo parzialmente del giro d’affari legato ai porti ma ne subisce le conseguenze in termini di affollamento degli specchi d’acqua più pregiati del proprio territorio.
 Mare occupato. Facendo una stima (al ribasso) sull’isola insistono potenzialmente 150mila natanti nel periodo clou della stagione: la metà delle barche all’ormeggio negli approdi turistici in continente sommate a quelle che insistono direttamente sull’Elba moltiplicate per 30 giorni l’anno. Chi ha la barca a San Vincenzo o Punta Ala, infatti, molto probabilmente deciderà di trascorrere qualche giornata lungo le coste isolane: Cavoli, Fetovaia, Lido di Capoliveri. Con la conseguenza che all’orizzonte chi sta sull’arenile, invece di intravedere gli splendidi panorami dell’Arcipelago, si troverà una selva di scafi. Imbarcazioni che talvolta violano le ordinanze sulla balneazione transitando o ormeggiando all’interno della fascia dei 200 metri dalle spiagge. I verbali per questo tipo di infrazioni sono già numerosi, sia da parte della Capitaneria sia della Guardia di Finanza.
 Progetti fermi al palo. A differenza di quanto avviene in continente, insomma, l’Elba sembra subire solo le conseguenze negative del giro d’affari dei posti barca senza poter usufruire dei benefici. Forse perché in questi anni, mentre a Scarlino, San Vincenzo, Rosignano i posti barca aumentavano all’Elba sono rimasti pressoché inalterati. Una beffa considerato che sulla carta la strategia per il rilancio della nautica da diporti all’Elba c’è. Il problema sono i tempi: biblici. Quelli per il waterfront di Portoferraio che doterà il golfo di un migliaio di posti barca tra la Darsena medicea e San Giovanni. Siamo ancora in fase di piano strutturale. E almeno altri 600 sono attesi tra Cavo e Rio Marina ma il piano regolatore portuale è ben lontano dall’adozione. Infine i 500 ormeggi di cui andrà a dotarsi Marciana Marina: l’iter, in questo caso, è appena all’inizio.

«I nostri alberghi? Non sono i più cari»  
 
La categoria si difende: pochi aiuti dagli enti pubblici  
 
 PORTOFERRAIO. Il tema della qualità nelle strutture alberghiere dell’isola infiamma il dibattito. L’associazione albergatori, che non ha gradito né i dati del Codacons sui costi delle strutture elbane né le valutazioni sulla qualità dell’offerta passa all’attacco.
 «Abbiamo paragonato - scrive il presidente Masismo De Ferrari - il costo del soggiorno alberghiero in alta e bassa stagione basandoci, oltre che sulla camera, soprattutto sul costo della mezza pensione con quello delle località concorrenti (Versilia, Sardegna, Capri, Liguria). In bassa stagione (pezza pensione a persona da 35 a 200 euro) l’Elba è tra le destinazioni più convenienti. In alta stagione (da 50 a 300 euro) si colloca con una forbice di prezzi per tutte le tasche a pari livello della Toscana mare ma al di sotto di molte altre come Costa Smeralda, Liguria di Levante, Taormina». Gli albergatori negano che in zone come Punta Ala o Versilia i costi siano maggiori ma i servizi superiori, ad esempio venga offerta la spiaggia. I servizi elbani non sarebbero da meno. De Ferrari precisa: «il caro traghetti è una importantissima componente di difficoltà, soprattutto per la bassa stagione, ma non l’unica. Le nostre aziende devono poter migliorare la loro offerta in servizi e attrezzature, ma molto spesso non gli è consentito da regolamenti edilizi o di parco o la mancanza di un sostegno al credito e agli investimenti. Per questo chiediamo che l’Elba possa far parte della Banca del Sud». De Ferrari dissente anche dal direttore dell’Apt, Fabrizio Niccolai. «Non è vero che l’Elba non è più un marchio». A lui e agli enti locali l’associazione chiede un sostegno in termini di campagne stampa e contenimento dei costi fissi, a cominciare dalla tassa sui rifiuti.
 

 
TOREMAR  
 
Entro fine luglio l’apertura delle buste  
 
 
 
 PORTOFERRAIO. «Entro il 30 settembre l’iter per l’aggiudicazione a privati della Toremar sarà concluso, senza incorrere in sanzioni dell’Unione Europea». Lo ribadisce la Regione che torna a parlare del percorso di privatizzazione della compagnia. La gara a doppio oggetto riguarderà sia la cessione del 100% delle azioni di Toremar, sia il contemporaneo affidamento per 12 anni del servizio di cabotaggio marittimo regionale per garantire la continuità territoriale.
 «Sono state ricevute 11 manifestazioni di interesse di compagnie ed aziende per la cessione di Toremar Spa e per l’affidamento dei servizi pubblici - spiega la Regione - gli uffici regionali, ricevuti i pareri dell’Unione Europea e dei Ministeri competenti, sono adesso impegnati nella stesura degli atti di gara, in modo da uniformarli alle indicazioni ricevute». Prossimo passaggio - entro fine mese - l’approvazione degli atti e l’invio della lettera di ammissione e del contratto agli interessati che hanno i requisiti per partecipare.


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