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Operai Lucchini in sciopero - Il Tirreno Piombino

 


Domani assemblea aperta. Il 19 fabbrica ferma e manifestazione davanti alla portineria  
 
Fim, Fiom e Uilm dichiarano lo stato di mobilitazione  
 
 
LUCA CENTINI  
 
 PIOMBINO. Uno sciopero di tre ore per difendere il futuro dei lavoratori Lucchini. La decisione è stata presa ieri dai segretari dei sindacati Fim, Fiom e Uilm, nel corso di un acceso consiglio di fabbrica aperto. Lunedì 19 luglio i lavoratori dello stabilimento incroceranno le braccia dalle 9 alle 12 e parteciperanno a una manifestazione di fronte alla portineria centrale.
Si svolgerà un’assemblea aperta ai cittadini e a tutte le forze politiche. Le Rsu Lucchini hanno dichiarato lo stato di mobilitazione dei lavoratori della fabbrica e dell’indotto e hanno fissato le assemblee per giovedì prossimo. La protesta dei sindacati giunge dopo un giorno dal tavolo sulla siderurgia che si è svolto al ministero dello Sviluppo economico.
 Le rassicurazioni del sottosegretario Saglia non hanno sortito gli effetti sperati. L’instabilità finanziaria del gruppo, che sconta un passivo di 770 milioni con le banche creditrici ed è uscita dall’orbita di Severstal dopo la cessione del 50,8% della società a una finanziaria controllata dallo stesso Mordashov al prezzo di un euro, alimenta le paure dei sindacati per il futuro dello stabilimento. «Cedendo il 50,8% del Gruppo Lucchini Mordashov si è disimpegnato, mettendo al riparo gli azionisti di Severstal - spiegano Fausto Fagioli (Fim), Luciano Gabrielli (Fiom) e Vincenzo Renda (Uilm) - se non tornerà sui suoi passi restando alla guida di Lucchini, gli scenari potrebbero essere disastrosi, ci sarà il rischio di procedere verso l’esaurimento dello stabilimento».
 Decisivo per il futuro Lucchini sarà l’esito della trattativa per la rinegoziazione del debito, avviato tra le banche creditrici e l’impresa. Entro ottobre le parti devono trovare una sintesi, sarebbe vincolata tuttavia all’accettazione da parte di Mordashov di riacquistare il 50,8% di Lucchini alla stessa cifra di un euro e di compiere una sostanziosa ricapitalizzazione del gruppo. Le difficoltà produttive attese nei prossimi mesi, dovute a una possibile contrazione del mercato e all’abbassamento dei prezzi dell’acciaio, non fa che rendere più nero il quadro del gruppo siderurgico, che entro ottobre dovrà presentare al governo un quadro dettagliato su piano industriale, rapporti con le banche e tempi di cessione.
 «Ad oggi soluzioni con le banche sembrano di difficile attuazione - sostengono le Rsu - questo mette a rischio il Gruppo Lucchini, in particolare il sito di Piombino e apre, purtroppo, qualsiasi tipo di scenario. La nostra mobilitazione vuole difendere lo stabilimento e il suo ciclo integrale, la proprietà non può scappare dopo aver sfruttato il territorio, lasciando i lavoratori nel baratro».
 
L’APPELLO  
 
Rossi: il governo deve fare la sua parte  
 
 
 FIRENZE. «Il nostro impegno è totale ma sulla vicenda della Lucchini di Piombino è necessario che il governo nazionale faccia la sua parte. Manca il ministro dell’Industria: Berlusconi ha l’interim, ma non offendo nessuno se dico che ha tante cose da fare». Lo ha detto il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, nel corso del consueto incontro settimanale con la stampa. Lunedì c’era stato l’incontro a Roma al quale avevano partecipato, tra gli altri, l’assessore regionale alle attività produttive, Gianfranco Simoncini e il sottosegretario Stefano Saglia: la riunione era stata convocata in seguito alla cessione da parte di Severstal del 50,8% del gruppo siderurgico a una società finanziaria sotto il controllo del principale azionista Severstal Mordashov, per la cifra simbolica di un euro. Rossi oggi ha spiegato che la Regione segue «in modo preoccupato questo fatto che il 50% prima era stato messo in vendita, poi il proprietario se lo è ricomprato con un’operazione formale. Crediamo che il governo debba seguire davvero la vicenda Lucchini, per non farci finire nei pasticci: ci sono 2mila lavoratori, altrettanti nell’indotto».
 «Non sono io a dire che l’Italia non ha una politica industriale forte, seria, come hanno altri Paesi - ha concluso Rossi - Siamo di fronte al secondo polo siderurgico italiano, che fa prodotti di qualità: in questo caso credo il governo debba seguire la vicenda».
 

Scenari oscuri agitano l’assemblea dei delegati  
 
I sindacati non nascondono i timori sulla situazione finanziaria  
 
Sarà costruito e gestito per vent’anni da una associazione d’imprese  
 
 
 PIOMBINO. Musi lunghi, nervosismo. Nell’aria una preoccupazione diversa, come se stavolta le speranze di risolvere i problemi fossero ridimensionate.
 Era questo il clima agitato che si respirava ieri nel corso del consiglio di fabbrica. I segretari Fausto Fagioli, Luciano Gabrielli e Vincenzo Renda si trovavano davanti ai delegati delle Rsu. C’era da illustrare l’esito dell’incontro al ministero. Ma Roma, c’era da aspettarselo, non ha portato notizie buone.
 Così il consiglio di fabbrica è diventato un calderone di interventi preoccupati, critiche, fantasmi. «Se prima vedevo il bicchiere mezzo pieno, adesso non lo vedo più - ha detto Nicola Zagni, delegato Uilm - i lavoratori devono sapere che cosa stiamo rischiando, dobbiamo andare nei reparti per renderli partecipi».
 Nell’aria un senso di smarrimento comprensibile da parte di chi, nel giro di neanche due anni, ha visto passare l’azienda dai guadagni ai debiti, dalla prospettiva di nuovi investimenti a scenari oscuri. Le parole “fallimento”, “blocco degli stipendi” sono tornate a circolare nel consiglio di fabbrica. Tanto da spingere qualcuno a gettare acqua sul fuoco, pur non sottovalutando la gravità della situazione. «Non dobbiamo perdere la testa - ha spiegato Sergio Cardellini - ma compiere iniziative graduali per suscitare attenzione nei confronti dello stabilimento».
 «Sugli stipendi non ci sono presupposti per dire che ci sarà un blocco a ottobre - ha spiegato Mirko Lami (Fiom) - è chiaro però che il problema si presenterebbe se la situazione non si sbloccasse e affondassero le ditte di manutenzioni e approvvigionamento dello stabilimento. In questo caso si marcerebbe verso l’esaurimento. Occorre un’assemblea unitaria, per scacciare l’allarmismo, ma al tempo stesso per far capire a tutti i lavoratori il rischio che corriamo».
 La necessità di informare i lavoratori sulla vicenda ha assunto un ruolo importante nel dibattito. «I segnali di ciò che stava accadendo erano chiari da tempo - ha detto Graziano Martinelli (Fiom) - dovevamo avere un atteggiamento diverso, non potevamo far finta di niente. Siamo in una situazione peggiore rispetto a Pomigliano, loro almeno avevano un interlocutore».


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