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Confindustria denuncia: i cassaintegrati non vogliono tornare al lavoro - Il Tirreno Livorno sabato 26 giugno

 


 
L’azienda di Guasticce richiama gli operai a casa da un anno perché è arrivata una nuova commessa: quasi tutti rifiutano  
 
CRI.ME.  

 
 LIVORNO. E’ tornato un po’ di lavoro alla Magna. Ma non si trovano i lavoratori. O meglio: i lavoratori sono in cassa integrazione a zero ore ma non vogliono saperne di rientrare in fabbrica. Molti hanno detto che sono malati e hanno annunciato che invieranno un certificato. Fino all’altro ieri, su un’ottantina di persone contattate meno di dieci hanno dato la disponibilità per il rientro. E’ l’altra faccia della medaglia. Alla Magna - come abbiamo documentato domenica - il lavoro è duro. Il posto è traballante per il forte calo di commesse e da più di un anno ci sono 150-160 operai in cassa integrazione, un quarto dei 600 dipendenti. Cento operai sono a zero ore: quasi tutti volontari, stanno a casa e riscuotono un assegno mensile di circa 800 euro (l’80% dello stipendio). Un’altra cinquantina alternano periodi di lavoro ad altri di riposo. Nei giorni scorsi la Fiat ha aumentato l’ordinativo del 15-20%. La direzione aziendale per aumentare la produzione ha richiamato gli operai in cassa integrazione. Sono stati contattati telefonicamente. Qualcuno non ha neppure risposto, molti altri hanno fatto capire che non sarebbero tornati volentieri, altri ancora lo hanno detto esplicitamente.
 Una situazione inaccettabile per Confindustria, che ieri ha diramato un comunicato di fuoco. «La Magna sta incontrando gravi difficoltà nel far fronte ad un aumento degli ordinativi, avendo ricevuto il rifiuto da parte di diversi lavoratori di rientrare dalla cassa integrazione. In sostanza, alla richiesta aziendale di lasciare la Cassa e rientrare al lavoro, è stato opposto un netto rifiuto. A niente sono valsi gli interventi del sindacato, per sensibilizzare ed ottenere un comportamento di maggiore disponibilità». Confindustria dice che «anche in altre fabbriche è accaduto e continua ad accadere che si debba fare ricorso agli straordinari delle maestranze, anche per il rifiuto dei lavoratori in cassa integrazione di tornare alla produzione, con immaginabili aggravi di costi e diseconomie di ogni genere».
 «Gli ammortizzatori sociali devono restare un sostegno in caso di necessità - tuonano gli industriali - Non possono diventare un obiettivo, alimentando comportamenti individuali tali da neutralizzare gli sforzi per una ripresa produttiva che invece dovrebbero garantire».
 All’indice anche gli altissimi tassi di assenteismo che si registrano alla Magna, con punte del 20% il lunedì e il venerdì, specialmente nei mesi estivi, e con una media annuale del 12-13% che è tripla rispetto a quella di altri stabilimenti italiani della multinazionale.


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