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L'ombra del doppio lavoro sul gran rifiuto - La Nazione Livorno domenica 27 giugno

 


Sarebbe questo il motivo per cui molti cassintegrati si sono rifiutati di tornare in fabbrica
 
 di MICHELA BERTI
— LIVORNO —
IL RIFIUTO di una trentina di lavoratori della Magna di rientrare in fabbrica per evadere una serie di ordinativi ha creato sconquasso negli ambienti della componentistica auto. Si tratta di persone in cassa integrazione a rotazione dal 2008 che, come abbiamo pubblicato ieri, sono stati richiamati dall’azienda per rispondere alle richieste dei clienti. La Magna — che in questi mesi deve fare i conti anche con le ferie dei dipendenti — è dovuta ricorrere agli starordinari delle maestranze perché su quaranta lavoratori in cassa integrazione contatatti per il rientro, solo una decina avrebbe dato la disponibilità. Un comportamento che ha spiazzato l’azienda che si è dovuta arrangiare per non perdere la commessa; ma ha spiazzato anche i sindacati che da anni fanno battaglie per difendere il diritto dei lavoratori. La Magna — spazientita pare dai recenti scioperi di alcuni sidnacati, Cgil in testa, che hanno svuotato lo stabilimento — si è protetta con lo scudo della Confindustria, ed è uscita con un pesante comunicato dove punta il dito verso il comportamento «poco disponibile» dei lavoratori. «Purtroppo quello che sta accadendo alla Magna — riportiamo uno stralcio del comunicato di Confindustria — è soltanto l’ultimo esempio in ordine di tempo, poichè in altre fabbriche è accaduto e continua ad accadere che si debba far ricorso agli straordinari delle maestranze, anche per il rifiuto dei lavoratori in cassa integrazione di tornare alla produzione, con immaginabili aggravi di costi e diseconomie di ogni genere».
IL COMPORTAMENTO, che in un primo tempo appare inspiegabile, trova dietro le quinte una motivazione. Si dice, infatti, che la maggior parte di coloro che hanno rifiutato di tronare in fabbrica, svolga un secondo lavoro, ovviamente al nero. L’assegno mensile durante la cassa integrazione è di 700-750 euro così molti operai sembrano aver trovato il modo di arrotondare il salario. Nessuno conferma questo trend anche se molti lo sussurrano. Ecco che al fischio di rientro in fabbrica, per un determinato periodo di tempo, chi svolge un secondo lavoro e riesce a sbarcare il lunario, si è tirato indietro. Di scuse, si dice nell’ambiente, se ne possono trovare tante. Anche perché l’appello dell’azienda non è avvenuto per lettera, come si conviene in questi casi, ma con una telefonata. Così, fra coloro che non sono stati reperibili e quelli che sono in malattia, solo una decina ha risposto «sì» al datore di lavoro. «A niente sono serviti — si legge nella nota di Confindustria — gli interventi delle diverse articolazioni del sindacato, per sensibilizzare ed ottenere un comportamento di maggiore disponibilità».
E, IERI MATTINA, le tute blu che a mazzogiorno sono uscite dal cancello dello stabilimento di Guasticce, non avevano granché voglia di parlare. Frettolosamente hanno lasciato il capannone di via Francia 101 e nessuno di loro sapeva niente — almeno così hanno detto — di quanto stava accadendo. Il silenzio, in questi casi, parla più di cento bocche...  


L’OPERAIO FEDERICO MIRABELLI  
 
«Hanno dato uno schiaffo a chi è senza occupazione Sono disaffezionati»

LAVORA alla Magna da diversi anni il giovane Federico Mirabelli (nella foto) consigliere provinciale del Partito Democratico. Nelle ultime due settimane ha sempre fatto il turno di notte, mentre il giorno si spende con la politica, per portare la sua esperienza di operaio in fabbrica. E che fabbrica... Quella Magna che proprio in questi giorni è nella bufera perché alcuni dipendenti in cassa integrazione si sono rifiutati di tornare a lavoro. «Non ho parole — dice Mirabelli — anche perché questo comportamento di alcuni colleghi appare porprio come uno schiaffo nei confronti di chi non ha lavoro». Mirabelli cerca di dare una motivazione a quanto accaduto: «La situazione nel periodo estivo è sempre delicata — dice l’operaio — perché ci sono le ferie. L’azienda si è trovata con una richiesta di ordini, anche perché il periodo è quello in cui le fabbriche fanno le scorte di materiali, e ha avuto bisogno di personale». Dove trovarlo, per evitare ulteriori straordinari alle maestranze? «Ecco cheo sono stati richiamati i lavoratori in cassa integrazione — conferma Mirabelli — anche io ho fatto qualche telefonata». Ma la risposta, nella maggior parte dei casi, è stata la stessa: «No, non torno». «Non è un bel segnale — analizza Mirabelli — perché dimostra che i lavoratori, con il passare del tempo, si stanno disaffezionando all’azienda. Molti ormai si sentono fuori dalla Magna alla ricerca di nuove opportunità. Noi abbiamo chiesto uno sforzo ai nostri colleghi, di più non possiamo fare».
E LA RISPOSTA negativa dei più ha avuto ripercussioni sulle maestranze in servizio che si devono sobbarcare straordinari per bilanciare la carenza di manodopera. In un settore altamente specializzato, come quello della Magna, dove lavorano professionisti della componenentistica. Non a caso questa fabbrica è una delle più qualificate nel settore, avendo tra i clienti di riferimento l’Audi tedesca che ritira solo «serrature perfette». Personale altamente specializzato per un’azienda che fa la porgettazione, la sperimentazione e la messa in pratica del progetto fino alla sua realizzazione. Un ciclo virtuoso che rischia di migrare, in altro loco.
M. B.  
 
LE REAZIONI LE ISTITUZIONI: «DEVONO TORNARE AL LORO POSTO»  
 
L’imbarazzo degli amministratori locali
 
PARLARE di «imbarazzo» delle istituzioni è dir poco. Gli amministratori locali sono sconcertati da quanto accaduto alla Magna e c’è chi, come l’assessore provinciale al lavoro Ringo Anselmi, non usa mezzi termini, nonostante sia rimasto sbigottito dalle dichiarazioni di Confindustria. «Quando c’è lavoro, si va a lavoro. Punto e basta. Non ci sono spiegazioni al comportamento di questi lavoratori — tuona Anselmi che vanta una lunga esperienza come sindacalista della Cgil a Piombino — si va a lavoro e senza giustificazioni». Anche il presidente della Provincia Giorgio Kutufà, particolarmente attento alle problematiche del mondo del lavoro, si mostra in difficoltà, ma non si tira indietro.
«SIAMO sempre impegnati ad evitare la cassa integrazione — dice — e poi arrivano simili comportamenti che, chiaramente, indeboliscono la nostra azione. Quando c’è la cassa integrazione, i lavoratori stanno a casa ma a disposizione dell’azienda». Si è creato un precedente, piuttosto sgradevole, che potrebbe condizionare, in futuro, certe scelte. «Evitiamo però di generalizzare — dice Kutufà — e speriamo che questo resti un episodio isolato».  

SINDACATI LA CISL CHIEDE UNA RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI  
 
Cgil spara su Confindustria: «Forzatura che inasprisce il clima»
«DA TEMPO dico che la riforma degli ammortizzatori sociali è necessaria. E quanto è accaduto alla Magna dimostra che ho ragione». Giovanni Pardini, segretario provinciale della Cisl, ci va pesante sui lavoratori che hanno rifiutato di tornare in fabbrica. «La cassa integrazione — dice Pardini — non può essere un assistenzialismo alla cieca, ma deve essere legata alla formazione e alla riqualificazione del personale». Perché da una parte l’operaio si trova a casa con 750 euro al mese, dall’altra si ricicla in altre attività, prendendo la cassa integrazione come fosse una sorta di «sussidio». Più moderato Maurizio Strazzullo segretario provinciale della Cgil che dice di volerci veder chiaro su quanto sta accadendo in fabbrica. Lo zoccolo duro della Cgil, così presente fra le tute blu livornesi, sta sempre dalla parte del lavoratore, anche in questi casi. «Ci dobbiamo interrogare sul motivo che arma certe scelte — dice Strazzullo — perché i cassa integrati si sono rifiutati di tornare in fabrica? Non credo sia perché a Livorno ci sono il mare e il sole, questa è una banalizzazione che respingo».
IL SEGRETARIO provinciale della Cgil invece attacca l’azienda: «I lavoratori non sono comodini da usare a proprio gradimento e hanno una loro dignità che deve essere rispettata. Sfido chiunque a mandare avanti una famiglia con meno di mille euro al mese». Strazzullo respinge al mittente le accuse di «doppio lavoro» dei cassa integrati: «A Livorno non c’è nemmeno il lavoro nero» chiude il sindacalista di via Giotto Ciardi, non prima però di essersi tolto qualche sassolino dalla scarpa. «In questo momento l’azienda vuol di mostrare qualcosa — dice — facendo far figuretta ai lavoratori. E’ una strumentalizzazione che non possiamo accettare». Appare chiaro, comunque, che ci sia un problema di rapporto fra l’azienda e i dipendenti. «La lettera della Confindustria mi è sembrata una forzatura fuori luogo — attacca Enrico Pedini della Fiom Cgil — che rischia di avvelenare il clima all’interno della fabbrica. Alla Magna avevamo sottoscritto un accordo dove l’azienda si era impegnata a non licenziare nessuno per trenta mesi». Il periodo scade a fine 2012. «Potevamo aprire tutti i giorni una polemica — continua Pedini — ma non l’abbiamo fatto perché la qualità del rapporto con i vertici aziendali è fondamentale e, a Guasticce, è positivo». Tanto che non c’è stato attacco diretto della Magna ai lavoratori ma tramite la nota della Confindustria.
QUANTO ACCADUTO rischia di avere pesanti ricadute su tutta l’attività dell’azienda, anche su quelle linee che non si sono mai fermate e hanno lavorato a pieno regime. In un momento come questo c’è da far tesoro della volontà di un’azienda di rimanere sul territorio. La Romania e la Polonia sono a pochi passi e la Cina, ora più di prima, è alle porte.
M. B.


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