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Toscana, la ripresa responsabilità di tutti - Il Tirreno cronaca regionale

 


 
ANTONELLA MANSI   * PRESIDENTE CONFINDUSTRIA TOSCANA  

 
Il rapporto Irpet sull’economia toscana ha confermato un quadro difficile, denso di incognite per il futuro. Restano da governare molte criticità; e c’è da progettare un nuovo sviluppo per la nostra regione.
Perché la tempesta perfetta degli scorsi mesi è passata; ma l’arcobaleno tarda ad arrivare. E potrebbe non arrivare affatto! La ripresa si sta manifestando a livello globale. Da noi la risalita è, invece, timida, insufficiente rispetto alla nostra caduta; e molto al di sotto dei nostri bisogni.
 Una conferma è arrivata dalla congiuntura industriale, da cui è emerso che, dopo otto trimestri di flessioni, quasi tutte a due cifre, la produzione ha ripreso a salire con un +3,9%. C’è stata una boccata d’ossigeno sia per il fatturato (+3,7%), sia per gli ordini, interni (+3,2%) ed esteri (+5,4%).
 Tre note a margine di questi dati. Primo: c’è un’inversione di tendenza, ma è debole e frastagliata, perché non riguarda tutti i settori produttivi; stiamo risalendo la parete lentamente, un po’sopra la media italiana, ma ancora al di sotto dell’Europa a 27, soprattutto della locomotiva tedesca. Secondo punto: la ripresa è trainata dall’export; le imprese toscane hanno lavorato duro per agganciare il recupero della domanda internazionale, ma hanno ancora da fare in termini di riposizionamento sui mercati, perché è da lì che arriverà la spinta. Terzo: c’è una grande capacità produttiva inutilizzata che conferma le criticità sul fronte dell’occupazione: il lavoro resta la priorità dei prossimi mesi.
 Questi dati - che pure leggiamo con cauta fiducia - mettono l’accento sulla parola responsabilità; che riguarda tutti, imprenditori, istituzioni, sistema creditizio, forze sociali e mondo della ricerca.
 Si è aperto un periodo di forte discontinuità; sono cambiati i paradigmi e sono impazziti gli orologi. Ma ricordiamoci che la crisi non è stata, per noi, una parentesi dovuta al crollo finanziario internazionale; la Toscana era già in crisi prima della crisi. Perciò non possiamo stare fermi, sperando nel traino della congiuntura; e confidare che il nostro benessere duri in eterno, senza una manutenzione attenta del nostro modello di sviluppo. Non sarà più così; o si cambia o si chiude.
 Siamo nella seconda fase della crisi, forse la più difficile, perché è tutta europea e non fa prigionieri. Innovazione, mercati e reti sono i capitoli del lavoro che attende le aziende toscane, per consolidare gli spiragli di crescita; c’è bisogno di crescere lungo gli assi della tecnologia e della produttività; ed è necessaria una stretta collaborazione con le banche, perché senza liquidità, non c’è ossigeno per la ripresa.
 Ma è solo una parte del lavoro, perché c’è bisogno di reindustrializzare la Toscana. Non è uno slogan, ma un programma di lavoro per garantirci un futuro industriale; un programma su cui abbiamo trovato la convergenza del nuovo governo regionale. La centralità dell’industria per il benessere di questa regione non è una rivendicazione di parte; è un’assunzione di responsabilità.
 Ma la ripresa ha bisogno anche di politiche industriali e di interventi sul contesto competitivo.
 Gli interventi sulla spesa pubblica sono necessari. Ma se il debito pubblico può azzoppare questa ripresa, c’è anche bisogno di crescere. Non si dovrà, perciò, incidere sulle già contenute risorse destinate allo sviluppo, come i fondi per l’internazionalizzazione, la ricerca, gli investimenti, le misure per facilitare l’accesso al credito.
 Poi c’è la competitività: vuol dire semplificazioni e vuol dire infrastrutture. Vuol dire portare avanti l’accordo Governo-Regione sulle grandi opere, come assicurato dal ministro Matteoli. Le imprese toscane hanno, inoltre, apprezzato le misure annunciate dal presidente della Regione Rossi sulla riduzione dei costi della macchina regionale, e la sua proposta di legge per velocizzare la realizzazione delle opere pubbliche d’interesse toscano. Per concludere: la crisi ha bisogno di responsabilità, impegno e fiducia; perché ha scompaginato tutti gli schemi e ridato le carte. Ma se il territorio fa il tifo, gli imprenditori toscani potranno ancora giocare una bella partita.


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