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A rischio «piattaforma» e dragaggi - La Nazione Livorno
PORTO LA DURA REALTà IN UN CONVEGNO ALLA CAMERA DI COMMERCIO
— LIVORNO —
L’OGGI è duro, ma il domani rischia di non vedere quella ripresa sognata dei traffici portuali che rilancerebbe anche i grandi progetti del nostro scalo. In sintesi: i porti devono abituarsi a pensare che non si vive di soli containers. E la sintesi è stata fatta dal professor Sergio Bologna, consulente del Cnel e del ministero delle infrastrutture in campo portuale, al convegno di Wista tenutosi in Camera di Commercio. Convegno internazionale su «Quale futuro per lo shipping?» che ha coinvolto oltre all’armatore Cesare d’Amico anche il general manager della prima compagnia al mondo dei contenitori, la danese Maersk, oltre a Gabriele Gori vicedirettore generale del Monte dei Paschi Capital services e a Chris Bourne, executive director di ELAA, l’agenzia europea sui traffici marittimi. Le conclusioni sono state affidate dal presidente di Wista Maria Gloria Giani al direttore generale dei porti del ministero dei trasporti Cosimo Caliendo. Tra il pubblico tutti i protagonisti della portualità livornese accolti dal presidente della Camera di Commercio Roberto Nardi che ha portato il suo saluto. Presente Kutufà per la Provincia, assenti notati il presidente della Port Authority Piccini e il sindaco Cosimi. Perché l’incontro è stato illuminante anche per Livorno?
PERCHÉ sia le analisi svolte dagli specialisti e sia le pur prudenti conferme del direttore Caliendo, hanno delineato uno scenario futuro in cui, in forte deficit di investimenti dello Stato, molti progetti «faraonici» di crescita delle infrastrutture dei porti sono destinati a rimanere sulla carta. Caliendo ha dovuto ammettere che le priorità di spesa definite dall’attuale governo «sono altre», pur facendo capire che il suo ministero non è perfettamente allineato. Il professor Bologna — che tra l’altro è stato contattato da Cilp per presentare a Livorno il suo studio sulle «Multinazionali del mare» uscito da qualche giorno in volume — è stato molto più drastico: gli investimenti richiesti dai porti sono «sovradimensionati, sulla base di statistiche di traffici di containers che sono a loro volta gonfiate». In sostanza: contro un dato ufficiale di circa 10 milioni di containers teu movimentati in un anno nei porti italiani, la realtà sfiora i 4 milioni, non di più. Il che vuol dire che bisogna razionalizzare l’esistente ma non sperare in altre opere faraoniche. E’ il «De Profundis», tra l’altro, per la nostra Piattaforma Europa? A qualcuno è suonata così: anche perchè oltre a non esserci le risorse statali per le opere di protezione (la diga esterna etc) nessuno è in grado di fare ipotesi sui tempi che occorrerebbero per gli immani dragaggi, e specialmente per la parte burocratico-autorizzativa connessa. Visione solo pessimistica?
Antonio Fulvi
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