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Il fango in Darsena Toscana allontana - La Nazione Livorno

 

— LIVORNO —
C’È UN FANTASMA che si aggira sul porto. Ed è l’insieme di sabbia e fango che silenziosamente ma minacciosamente sta depositandosi sul fondo della darsena Toscana, con il rischio che le grandi navi full-containers di prossimo arrivo non riescano più ad entrare. Mentre si discetta sugli scontri societari all’interno del Terminal Darsena Toscana, con accuse incrociate tra le due compagini al 50% della relativa Spa- la Cilp da una parte e Contship Italia dall’altra, e le reciproche chiamate in causa dei giudici del tribunale, (con il risultato già scontato che le sentenze, se arriveranno, richiederanno tempi lunghi ulteriormente complicati dagli inevitabili ricorsi), il terminal così conteso sta rischiando di interrarsi. Ci sono già due accosti, il 14-A e il 14-B che a detta degli stessi piloti del porto hanno ormai fondali di poco inferiori ai 10 metri e sono quindi totalmente chiusi all’utilizzo della full-containers più grandi. Ciò avviene quando le compagnie di navigazione primarie — tra cui la Zim e la Yang Ming — preannunciano l’entrata in servizio anche su Livorno di navi con pescaggi ad almeno 11 metri. Dopo l’esperimento dello scorso week-end con la YM «Mandate» da 6600 teu (la più grande full-containers mai entrata in Darsena Toscana), la compagnia cinese avrebbe confermato all’agente Negri (rappresentato a Livorno da Giuseppe Parziale) di voler mettere in linea anche su Livorno ben quattro unità da 6600 teu entro quest’anno. Una sfida importante alla quale anche Zim — ad oggi il principale cliente del terminal container livornese — intende rispondere con unità della stessa categoria o quasi. Tutti concordano peraltro che la ripresa dei traffici marittimi dopo la crisi non potrà che veder crescere la tipologia delle navi e cambiare anche il «modulo» delle rotte: sempre meno ricorso agli scali «hub» (Gioia Tauro e Cagliari sul Tirreno) e quindi ai trasbordi con le piccole navi feeder, sempre più toccate dirette sui porti che rappresentano i terminali delle merci dell’interland.
IL FUTURO del porto labronico si gioca quindi nell’agibilità della Darsena Toscana alle grandi navi, nessuno sognandosi di pensare che i progetti della Piattaforma Europa possano realizzarsi in questa generazione. Ma per dare alla Darsena Toscana la possibilità di ricevere le 6000 teu (o simili) senza farle rischiare ad ogni ingresso e uscita, si sta dimostrando urgente procedere a tre tipi di interventi: l’allargamento e l’approfondimento della «strettoia» del Marzocco; il dragaggio completo della Darsena Toscana per ripristinare almeno gli 11,5 metri iniziali, e la definitiva chiusura delle Porte Vinciane sul canale dei Navicelli; e infine il dragaggio e l’allargamento della bocca sud del porto, unica ad oggi per l’entrata e l’uscita delle grandi navi. Dei tre provvedimenti in questione l’Autorità portuale sembra averne in agenda solo uno e mezzo. Piccini ha più volte annunciato la prossima soluzione della strettoia del Marzocco, ma nei fatti molti intoppi indipendenti dalla volontà dell’Authority hanno ritardato o vanificato ogni scelta.
ANCHE il recente ingresso della «Mandate» si è svolto sulla strettoia del Marzocco avendo ai lati della nave un esiguo spazio di 15 metri dalla banchina; spazio sufficiente, secondo lo stesso capo-pilota Fiorenzo «Cino» Milani, in situazioni di calma di vento, ma estremamente ridotto (quindi ad alto rischio) con vento forte come spesso capita. Degli altri due interventi, bocca sud e dragaggio darsena (con chiusura delle Porte sui Navicelli) non se ne parla o quasi. Usque Tandem, fino a quando sarà possibile andare avanti così?
Antonio Fulvi


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