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Il futuro passa dal porto - Il Tirreno Livorno

 


 
GIANFRANCO LAMBERTI  

 

Il lungo elenco dei problemi aperti nella nostra città e la insufficienza delle risposte in campo, porta Massimo Paoli a concludere sconsolato che non si può escludere che il vero problema siano i livornesi stessi. Una analisi provocatoria, ma  che finisce nel prendersela con tutti e con nessuno. Anzi, qualche responsabile alla fine lo trova: cita, come esempio di questa sorta di volontà autolesionista, le migliaia di firmatari per il referendum sull’Ospedale, quasi un simbolo di questa volontà autolesionista cittadina. La prevista consultazione popolare impedirebbe di mettere in moto investimenti che avrebbero formidabili effetti anticiclici, addirittura in grado di rilanciare la nostra economia.
 Ognuno ha la sua professione, ci mancherebbe, ma per un medico, di norma, un ospedale nuovo si fa per curare meglio chi ne ha bisogno, non certo per aprire qualche cantiere edile in più, anche se formidabile. Del resto una interpretazione cantieristica del ruolo degli ospedali è stata molto in voga in altre regioni, che ben conosco, ad esempio nel nostro Sud. Ma che in quel modo si sia mossa davvero l’economia e migliorata l’offerta sanitaria è assai discutibile. Si è mosso ben altro, come tutti sanno. Ma non è il nostro caso e non è questo il punto.
 Il punto è che Paoli descrive il referendum sull’Ospedale, richiesto da molte migliaia di livornesi, presunti autolesionisti, per quello che non è. Leggendo, sul sito del Comitato, le motivazioni depositate ufficialmente a sostegno del quesito referendario, si vedrebbe che ciò di cui si avverte la mancanza è proprio la mancanza di un quadro urbanistico complessivo, che ridisegni il territorio e ne definisca potenzialità di sviluppo e limiti. Una visione unitaria e non avulsa dal contesto economico e urbanistico, dalla stessa rete dei servizi territoriali. Contro lo spreco di soldi e di territorio, per capire cosa succederà di tante strutture pubbliche da mettere a reddito o di aree da dismettere cambiandone la destinazione d’uso, e come si intrecciano i nuovi investimenti con quanto si è speso sino ad ora, con una forte preoccupazione per l’impatto ambientale e paesaggistico della ipotizzata localizzazione a Montenero. Altro che livornesi poco coraggiosi, sono persone e questioni serie, che meritano rispetto.
 Non si tratta di impedire investimenti a prescindere, ma di fare meglio ciò che è possibile e giusto fare, di farlo con una diffusa consapevolezza e di consegnare questa scelta nelle mani di tutti i cittadini. Una occasione da valorizzare e rispettare.
 Del resto, nessuno sottovaluta i luoghi istituzionali delle scelte, anzi. Proprio nei prossimi giorni, infatti, il consiglio comunale, affronterà altre tematiche, cruciali ben più della localizzazione del nuovo ospedale, in tema di lavoro e di rilancio della nostra economia.
 Lo farà discutendo del Piano operativo triennale del porto, di fatto continuando e accelerando il percorso, proposto dalla giunta e condiviso da tutti i capigruppo, verso la variante al Piano strutturale, che consentirà l’approvazione del nuovo piano regolatore del porto. Uno snodo importante, questo sì, per riprendere la corsa, come è accaduto spesso nella storia di questa città e nei momenti più difficili.


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