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Il grido d'allarme del conte Gaddo della Gherardesca - La Nazione Livorno

 

CASTAGNETO LA SUA FAMIGLIA VIVE QUI DA 32 GENERAZIONI «Il futuro di questa terra non è il cemento!»
 
— CASTAGNETO —
E’ UN CULTORE della bellezza, appassionato dell’arte, innamorato della tradizione. Il conte Gaddo della Gherardesca è uno fra i «testimonial» più sclusivi della provincia di Livorno. Una vita, la sua, spesa in giro per il mondo ma quando riesce a strappare tempo al lavoro, torna a casa. In quella terra di Castagneto che ospita la sua famiglia da 32 generazioni. Da qui parte l’impegno per manifestazioni culturali d’eccellenza che promuovono il territorio. «La mia famiglia ha sempre adorato questa terra — dice il conte della Gherardesca — e l’amore è stato tramandato da padre in figlio. Non abbiamo mai speculato ma cercato di salvare questo immenso patrimonio che la natura ci ha regalato». Una filosofia che sembra non aver ispirato chi, non molto tempo fa, ha autorizzato la realizzazione di 400 appartamenti a Castagneto Carducci. «Credo che gli enti locali abbiano un grande compito, al di là dei mezzi economici sempre più contenuti — commenta il conte della Gherardesca — ed è quello di preservare il territorio da scempi di qualsiasi natura, compresi quelli edilizi». Una puntura di vespa, in linea però con il pensiero di quanti si sono battuti, anche nelle assemblee elettive, contro la realizzazione di certe strutture. «Si parla di crisi del turismo in provincia di Livorno — provoca il conte Gaddo — ma i nostri borghi medievali sono stati trasformati in località anonime. Marina di Donoratico, ad esempio, o San Vincenzo. Erano gioielli unici della provincia di Livorno, e oggi le troviamo addobbate con lampioncini e panchine di gusto discutibile, che potrebbero caratterizzare qualsiasi cittadini della Brianza».
E’ SULLA QUALITà dell’offerta turistica che il conte della Gherardesca punta l’attenzione. «L’Italia è un paese turisticamente arretrato — dice — perché ha dormito sugli allori della propria ricchezza per molto, troppo tempo. Tutto quello che abbiamo lo dobbiamo a chi ci ha preceduto perché i contemporanei, chiamiamoli così, hanno fatto poco e male». Un giudizio tranciante nei confronti del Bel Paese che, oggi, deve fare i conti con la concorrenza di realtà come la Spagna, la Gracia, la Croazia.
«DOBBIAMO difendere la nostra toscanità — affonda — perché solo così riusciremo ad essere competitivi». Il conte della Gherardesca loda l’impegno, anche economico, delle amministrazioni locali, Provincia e Comune di Castagneto Carducci, nelle manifestazioni culturali che si stanno svolgendo in questi mesi, ma suggerisce un tocco di buon gusto anche nell’urbanistica delle nostre città. «Enti locali vegliate — chiude il conte — perché capisco che viviate di oneri di urbanizzazione, ma non consegnate i nostri splendidi borghi medievali al cemento. Non è così che si dà un futuro, anche turistico, a questa terra.»
Michela Berti


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