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I fanghi restano a Bagnoli: niente soldi - Il Tirreno Piombino

 

Ancora in alto mare la gara d’appalto, l’accordo del 2007 rischia di essere scompaginato 
 
Il decreto Tremonti cancella gli stanziamenti per il dragaggio dei fondali  
 
Il commissario per le bonifiche scrive a Guerrieri: «Occorre spingere per rimodulare la vecchia intesa»  
 
GIORGIO PASQUINUCCI  

 PIOMBINO. Non ci sono più i soldi per bonificare i fondali e rendere così balneabile il litorale di Bagnoli. Il decreto anticrisi di Tremonti cancella, infatti, il finanziamento di 62 milioni previsto per l’operazione, scompaginando anche l’ultima parte dell’accordo sul trasferimento dei fanghi ex Ilva nelle vasche del porto di Piombino.
 Il decreto, all’articolo 1, prevede senza mezzi termini il definanziamento delle «autorizzazioni di spesa di cui gli stanziamenti annuali non risultano impegnati negli anni 2007, 2008, 2009».
 Il Provveditorato alle opere pubbliche della Campania era riuscito nel febbraio scorso a bandire la gara d’appalto per il dragaggio dei fondali, ma nonostante l’interessamento di nove imprese, di progetti esecutivi, né tantomeno d’inizio dei lavori, ancora non se ne parla.
 Poco o nulla dunque resta dell’accordo quadro firmato nel dicembre del 2007 tra cinque ministeri, le due Regioni, le Autorità portuali e i Comuni di Piombino e Napoli. Bagnoli ha infatti prima dovuto rinunciare allo spostamento della colmata ex Ilva per insufficienza dei finanziamenti, ora anche al dragaggio. Per le due il ministero dell’Ambiente aveva infatti messo a disposizione un contributo di 115 milioni ma, a conti fatti, ce ne sarebbero voluti 73,5 soltanto per spostare il materiale della colmata a Piombino.
 Da qui la decisione di procedere intanto con un primo stralcio, la bonifica dei fondali appunto, che avrebbe comportato il trasferimento a Piombino di circa 560 mila metri cubi di sedimenti marini. Addirittura i primi materiali sarebbero dovuti arrivare già nell’ottobre dell’anno scorso.
 Se non arrivano i fanghi non arriveranno neanche i soldi previsti per le bonifiche e l’espansione del porto di Piombino. Delle lentezze della bonifica dell’area di Bagnoli se è occupata anche la Corte dei Conti. Secondo quanto ha riferito in questi giorni il quotidiano napoletano “Il Mattino”, il magistrato Renzo Liberati avrebbe rilevato: «Per la bonifica e il recupero dell’area sono stati spesi 77 milioni, circa il 30% di una disponibilità totale di 279 milioni; ciò nonostante, i lavori di bonifica dei suoli non sono stati completati, la balneabilità delle spiagge non è stata rispristinata perché i fondali marini e litorali non sono stati bonificati a causa della colmata, fonte di continuo inquinamento, che non è stata rimossa».
 Il rischio che anche i fondi per il dragaggio di fondali vengano cancellati sta preoccupando anche il Commissario per le bonifiche di Bagnoli, che proprio in questi giorni ha inviato una lettera al presidente dell’Autorità portuale di Piombino Luciano Guerrieri, sottolineando la necessità di spingere per la rimodulazione dell’accordo quadro del 2007. Una vicenda, che comporterebbe un ridimensionamento dei contributi previsti per Piombino (circa 170 milioni per la trance), ormai in sospeso da oltre un anno.


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