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Lucchini, trattative ancora bloccate - Il Tirreno Piombino

 


Sindacati preoccupati: «Il governo deve rispettare gli impegni»  
 
 PIOMBINO. Trattative per la vendita dello stabilimento bloccate, mercato in altalena, disimpegno degli investimenti che sta causando gravi difficoltà alle imprese d’appalto. E’ questa in sintesi la preoccupata analisi delle Rsu Lucchini e delle segreterie di Fim, Fiom e Uilm, che si sono riunite per analizzare la situazione in vista dell’incontro fissato per il 30 giugno al ministero dello Sviluppo: i timori restano quelli di una lunga fermata dell’altoforno e della totale assenza di interesse da parte di gruppi industriali per lo stabilimento messo in vendita da Alexsej Mordashov.
 Per i sindacati gli umori del mercato siderurgico provocano alti e bassi nei livelli di produzione con conseguenti «difficoltà nell’organizzazioni del lavoro, nella gestione del personale, nell’addestramento, nella produttività e qualità dello stabilimento».
 La Rsu chiede che l’azienda «prosegua sulla strada delle buone relazioni industriali, confermando tutti i contratti in scadenza per mantenere e investire sulle professionalità e sui giovani attraverso la formazione e la sicurezza, evitando così il ricorso al rientro del personale già in pensione».
 La preoccupazione è poi sull’assenza di segnali nella trattativa di vendita: «Nessun gruppo industriale - dicono Rsu e Fiom, Fiom, Uilm - ha presentato una proposta formale per l’acquisto e ci risulta che restano interessati solo due fondi. E’ invece essenziale che la proposta di acquisto arrivi da un soggetto industriale con un programma serio e concreto di investimenti per mantenere totalmente il ciclo integrale e dare la possibilità di trasformare tutta la produzione di acciaio in prodotto finito, condizioni essenziali per garantire un futuro certo allo stabilimento e al territorio».
 Il primo risultato «nell’allungarsi delle trattative e nel disimpegno degli investimenti da parte della proprietà» per il sindacato è rappresentato «dall’abbassamento del lavoro delle imprese di appalto, con conseguenze gravi sulla tenuta dei lavoratori e delle imprese stesse. Il disimpegno della proprietà può portare a notevoli difficoltà di prospettiva dello stabilimento e dell’economia del territorio».
 Per questo i sindacati chiedono «il continuo sostegno delle istituzioni, locali, provinciali e regionali», e ritengono essenziale «che si concretizzi l’impegno del Ministero a suo tempo richiesto dalle organizzazioni sindacali affinché si faccia luce su questo caso nazionale e che serva anche da monito per una politica industriale che manca al governo».


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