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L'accusa del pm Giaconi «Quel carico di tubi era insicuro e pericoloso» - Il Tirreno Livorno
Per la magistratura sono state violate le più elementari norme di sicurezza. Non ci sarà l’autopsia sul corpo
LARA LORETI
LIVORNO. «Quel carico di tubi era insicuro e pericoloso. Sono state violate le più elementari norme di sicurezza sul lavoro». È un segnale forte, di linea dura, quello che arriva dalla Procura di Livorno, sull’incidente al varco Galvani in cui ieri ha perso la vita l’autotrasportatore Francesco Ratti, 46 anni, di La Spezia. Il pm di turno, Antonio Giaconi, sta svolgendo due indagini parallele, legate da un unico, tragico filo conduttore: due infortuni sul lavoro mortali. Martedì infatti, sempre in porto, ma nell’area del cantiere storicamente dedicata alle riparazioni navali, era morto l’operaio albanese di 38 anni Dashnor Qalliaj. In entrambi i casi, secondo quanto finora emerso, gli infortuni sono stati causati da violazioni delle norme di sicurezza.
Ieri mattina erano in corso operazioni di scarico di una grossa partita di tubi dal camion guidato da Ratti attraverso un fork lift manovrato da un carrellista della ditta di terminal operation Lorenzini. In base alla prima ricostruzione della Procura, uno dei tubi è scivolato perché non era ben legato. In questi casi, le leggi in materia di sicurezza sul lavoro prevedono che il carico sia ben fissato, proprio per non correre rischi. I tubi sono stati imbracati dopo dai pompieri. Eppure ieri mattina al varco Galvani è andato tutto storto. Il tubo è schizzato via proprio mentre il camionista si trovava sulla sponda destra del camion, dal lato opposto rispetto a quello dove si trovava il carrello. Ratti non ha avuto scampo. Non ha potuto far nulla. Il tubo l’ha investito colpendolo all’addome. Pioveva a dirotto, la macchina era in funzione e forse i due lavoratori non riuscivano neppure a comunicare bene.
E se da un lato l’autotrasportatore non doveva stare lì, a terra, sotto al carico movimentato, dall’altro è anche vero che la normativa sulla sicurezza nel posto di lavoro ha proprio lo scopo di prevenire eventuali imprudenze degli operai e assicurare loro il massimo della tutela durante l’attività. «Il tubo non doveva scivolare», ha sottolineato ieri il pm Giaconi, a margine dei rilievi, eseguiti dalla polmare, dal servizio prevenzione dell’Asl, dai pompieri e del medico legale David Forni.
Per la Procura, la dinamica dell’infortunio è talmente chiara che non è neanche stata chiesta l’autopsia. Per ora non ci sono indagati, ma tutto fa pensare che già da oggi verranno notificati i primi avvisi. Sequestrati mezzi e area dell’incidente, ma la banchina resta operativa.
LA VITTIMA. Francesco Ratti era nato nell’aprile del 1964. Da anni faceva l’autotrasportatore. ...
LA VITTIMA. Francesco Ratti era nato nell’aprile del 1964. Da anni faceva l’autotrasportatore. Abitava a Piana Battolla (La Spezia) dove abita anche tutta la sua famiglia, la figlia, sua madre, i genitori e i fratelli di lui.
ESPERTO. Ratti era un camionista esperto e amava tranquillizzare sempre i suoi familiari.
IL LAVORO. Da anni ormai lavorava per la ditta di autotrasporti della provincia di Napoli. Ieri, appena arrivato in porto, si era incontrato con il carrellista della ditta Lorenzini, a cui doveva consegnare il carico dei tubi. Nel passaggio di consegne tra i due qualcosa è andato storto.
LA DINAMICA.Da un lato il fork lift che scarica i tubi, dall’altro il camionista che scende dal mezzo quando il carrello è ancora in funzione e viene investito da un tubo non fissato. Era l’ultimo carico, poi la vittima sarebbe ripartita.
Riunione straordinaria all’Authority: tutti devono avere una formazione adeguata
Sicurezza, in arrivo una patente per chiunque entri in porto per lavoro
Il sindaco Cosimi: «I fatti dimostrano che dobbiamo fare di più»
VALERIA CAPPELLETTI
LIVORNO. La tragedia di ieri in porto ha portato i rappresentanti dell’Autorità portuale, del Comune, dei sindacati e della Regione a indire una riunione straordinaria all’Authority.
«Espiriamo grande vicinanza alla famiglia per il grave lutto - ha detto Roberto Piccini, presidente dell’Autorità - il settore portuale è esposto a molti rischi, ma il problema della sicurezza è presente in ogni luogo di lavoro. Questa triste vicenda ci impone di fare uno sforzo in più: dobbiamo spostare l’attenzione su coloro che non sono legati al porto, come lo era la vittima, e fare formazione affinché anche loro sappiano come muoversi. Questa amministrazione si è prodigata in tema di sicurezza con corsi di formazione e stiamo lavorando alla Patente del lavoratore del porto, una sorta di passaporto che certifichi che chiunque entri in porto abbia formazione e informazione adeguate».
I porti di Livorno, Carrara e Piombino hanno sottoscritto nel 2009, con la Regione e l’Asl, un protocollo sulla sicurezza del lavoro in ambito portuale, il primo a livello nazionale.
«Dopo quanto è successo ieri ho avuto modo di parlare con un lavoratore - dice Maurizio Colombai, segretario generale Filt Cgil - e mi ha detto che già tra due giorni nessuno si ricorderà più di questa persona. Questo è allarmante. Gli strumenti per la prevenzione sono insufficienti, c’è bisogno di maggiore formazione e informazione».
E sulla morte del camionista si registra il messaggio di cordoglio del presidente della regione, Enrico Rossi: «Un altro morto nel porto di Livorno, il secondo in tre giorni. Il mio primo pensiero va alla famiglia di Francesco Ratti. durante le operazioni di scarico del suo camion». «In un momento in cui - aggiunge - la crisi economica è pesante e non ci permette cali di attenzione, che a maggior ragione deve andare nella direzione della tutela della persona, vorrei ribadire l’impegno regionale sui temi della prevenzione e della sicurezza».
Il sindaco di Livorno, Alessandro Cosimi, impegnato ieri a Roma, per il direttivo nazionale Anci e nell’incontro col Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha volutro esprimere «prima di tutto, il nostro cordoglio alla famiglia del lavoratore», sottolineando poi che «Livorno è colpita duramente con due incidenti mortali in tre giorni».
«L’emergenza che stiamo vivendo non può essere in alcun modo sottovalutata, occorre fermarsi e riflettere su cosa di più e di meglio vada fatto perché questi fatti non accadano», ricordando che «le istituzioni devono operare, in forme sempre più collaborative, per trovare tutti i modi per scongiurare ogni sottovalutazione del problema, spiegando che nonostante l’impegno in ambito portuale, «la tragica realtà ci mostra la necessità di raggiungere standard di sicurezza ancora più elevati».
«Non avevamo superato il dolore per la morte dell’operaio albanese che una nuova tragedia ha insanguinato il nostro territorio». Lo ha dichiarato il presidente della Provincia, Giorgio Kutufà. «È più che mai necessario intervenire sulla sicurezza - ha aggiunto - e in tal senso va la decisione del consiglio provinciale di riconvocarsi con questo argomento all’ordine del giorno. È fondamentale poi un impegno straordinario di istituzioni, associazioni e sindacati per affermare la cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro».
Un paese in lutto. La disperazione del padre della vittima
«L’avevo sentito poco prima al telefono, era sereno»
LIVORNO. Il paese di Piana Battolla, dove abitava Francesco Ratti, è in lutto. Qui risiede anche il padre del camionista deceduto ieri mattina al varco Galvani. È stato l’ultimo a sentirlo per telefono prima della tragedia. «Mi ha chiamato per rassicurarmi - dice l’anziano in lacrime - e mi ha detto che era arrivato a Livorno, anche se era brutto tempo. L’ho sentito sereno, come sempre». Francesco Ratti era molto legato al padre Natale. Chi lo conosceva lo descrive come una persona solare, espansiva e affettuosa con i suoi familiari. Tutti lo conoscevano a Piana Battolla, e quando s’è sparsa la notizia del tragico incidente tutti i compaesani sono corsi a casa Ratti per stringersi al dolore dei familiari della vittima. Pare che il padre, distrutto dal dolore, abbia perso la lucidità e si sia rivolto a qualcuno, chiedendo una pistola. Poi è svenuto. Devastata dalla sofferenza anche la mamma Luciana, che ha cercato conforto negli altri due figli Alberto e Rosanna, che in breve tempo si sono precipitati a Piana Battolla.
Il camionista ha lasciato nel dolore la figlia adolescente Elena e la moglie Ilaria. Impossibile parlare con loro. In lacrime si sono rinchiuse in quella che fino a pochi minuti prima era una casa felice. Negli ultimi giorni Francesco stava lavorando alla ristrutturazione di un appartamentino vicino a casa del padre, dove sognava di rifugiarsi nei momenti di relax, da trascorrere a pochi passi dai genitori.
Ratti conosceva bene il suo mestiere ed era consapevole dei rischi. Ne parlava spesso anche con i familiari tanto che li rassicurava in continuazione. Loro, infatti, lo spronavano sempre a riposarsi ogni qualvolta era stanco, per ridurre al massimo i rischi di incidenti.
Francesco Ratti sapeva il fatto suo e il suo carattere forte emergeva anche nei rapporti privati. Era sempre stato un tipo vivace e gli amici lo definivano il casinista del gruppo. «Era sempre in grado di tirarci su - dicono gli amici più stretti - ed era in grado di risolvere ogni tipo di problema».
Rabbia dei lavoratori: rischiamo ogni giorno
«I titolari delle aziende pensano solo a tagliare personale per guadagnare di più»
«Fanno tanti controlli eppure c’è sempre qualcosa che non va...»
LARA LORETI
LIVORNO. «I lavoratori in porto sono sempre meno. I padroni vogliono guadagnare sulle nostre spalle. Tolgono gente per risparmiare e produrre di più. E poi? Poi succedono incidenti mortali come questo, che è una tragedia annunciata».
L’infortunio in cui è morto l’autotrasportatore Francesco Ratti, 46 anni spezzino, è successo da poco. Ma sulla banchina della calata Negrelli, al varco Galvani, s’è già formato un gruppo di lavoratori. Rabbia e dolore. In bocca il gusto sapido delle lacrime per un collega morto e uno scioccato, che non potrà mai più dimenticare l’immagine atroce del corpo straziato del camionista travolto dal tubo d’acciaio. L’acquazzone più violento s’è scatenato proprio nei minuti in cui il lavoratore è morto, ma la pioggia continua a cadere. Poco importa ai portuali, che non ce la fanno a tacere il disagio che ormai da anni li attraversa.
«I titolari delle aziende pensano solo a far crescere il profitto. E chi lavora rischia - tuona un operaio - Sai quante violazioni alle norme di sicurezza ci sono in porto? Chi più e chi meno, nessuna azienda è in regola. Noi facciamo l’impossibile. Ma ormai è diventata una prassi cercare di risparmiare tempo per poter lavorare e quindi produrre di più, spinti dalla pressione dei titolari». I portuali sono un fiume in piena, si sfogano denunciando le magagne con le quali convivono quotidianamente. «Il camionista morto perché era a terra? Non si dovrebbe scendere dal mezzo mentre il carrello è in funzione, ma solo quando le operazioni di scarico sono concluse. Di sicuro lui voleva anticipare i tempi perché forse doveva fare altri lavori. Siamo tutti vittime di questo sistema malato».
I lavoratori puntano il dito anche sui controlli che le autorità preposte fanno nelle aziende per assicurarsi che tutto sia in regola. «Le verifiche le fanno - dice un portuale - ma bisogna vedere come. Evidentemente c’è qualcosa che non quadra... Forse i controlli non sono scrupolosi come dovrebbero».
La notizia dell’infortunio, il secondo in tre giorni in porto, si sparge velocemente e al varco Galvani arrivano anche i Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls): insieme a William Ferrari della Cgil, ci sono Roberto Pupi, Maurizio Savi e Massimiliano Scavo. «Quando si movimenta un materiale del genere, bisogna stare lontani - dicono - d’altra parte però è anche vero che la sicurezza andrebbe incentivata». Lo sottolinea anche Bruno Picchi, assessore comunale al Progetto città sicura, che condanna i tagli del Governo al settore: «La crisi non può far leva sulle questioni della sicurezza: non viene meno il Pil, ma una vita umana».
Lunedì ci sarà consiglio comunale sull’argomento. «Era già stato convocato dopo l’infortunio avvenuto martedì nell’area delle ripazione navali del cantiere - dice il vicesindaco Cristiano Toncelli, presente ieri sul posto dell’incidente - E ora, purtroppo, a maggior ragione, affronteremo il tema della sicurezza. Aspetti su cui riferirà il sindaco».
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