
Formazione
Benvenuto
Benvenuto
Cercare lavoro? I giovani preferiscono sole e scogli - La Nazione Livorno
Secondo i dati della Camera di commercio Livorno è il fanalino di coda della
di ANTONIO FULVI
— LIVORNO —
L’APPUNTAMENTO di ieri, sui dati statistici e sulle tendenze dell’economia livornese, si ripete ormai da sei anni in Camera di Commercio. Con tutto il lavoro del Centro Studi camerale diretto da Renzo Pratesi, integrato da quest’anno con il contributo dell’istituto nazionale Censis rappresentato dal direttore Giuseppe Roma. Ma al tavolo del convegno, presieduto dal numero uno della Camera di Commercio Roberto Nardi, è intervenuto anche l’assessore Gianfranco Simoncini per la Regione Toscana. Sugli ascoltatori — tra cui anche il presidente della Provincia Kutufà e molti esponenti dell’economia pubblica e privata ma anche della nomenklatura — è stata scaricata una impressionante bordata di dati statistici, commentati sia da Nardi che da Roma. Morale, in estrema sintesi: la crisi ha morso e continua a mordere sull’economia ufficiale, e solo un po’ meno su quella reale (dove c’è il puntello, poco etico ma molto diffuso) del lavoro nero. Il tessuto imprenditoriale ha visto nel 2009 il calo delle imprese attive (-0,4%) solo contenuto dalla crescita (+5,4%) dell’imprenditoria straniera.
IL TERZIARIO continua ad essere il motore della provincia, con logistica e turismo che fanno la parte principale: ma non tanto per merito degli imprenditori quanto per le bellezze della nostra costa, delle isole e per la posizione geografica che aiuta la logistica. Anche nell’occupazione Livorno è la provincia più terzializzata della Toscana: il 76,4% degli occupati ne dipende, contro il 67% della media nazionale. Il 74% del valore aggiunto prodotto dalla provincia (8 miliardi di euro complessivo) viene dal terziario, con il 28% da trasporto, logistica, commercio, alberghiero e ristorazione, il 25% dalle attività immobiliari e dall’intermediazione finanziaria e solo il 21% è residuale, industria compresa. Il settore industriale è pertanto marginale e piuttosto fragile con soltanto il 22,6% dell’occupazione globale (si confronti con il 76,4% del terziario, come detto più sopra).
IL VALORE dell’export della produzione livornese è tra i più bassi della regione (3.960 euro a testa) battendo solo Grosseto. La media regionale supera i 6 mila euro a testa. Ci salvano, almeno in parte, l’export dei vini e della cantieristica navale da diporto (sebbene nel 2008 quest’ultima si sia quasi fermata e nel 2009 non abbia fatto meglio). Il tasso di occupazione è ovviamente in calo, ma di poco (0,4%) contro lo 0,6% della Toscana. Pesante invece la posizione sul fronte della disoccupazione: 5,2%, che sembra magari marginale contro il 7,8% della media nazionale se non fosse che a Livorno la ricerca reale di una occupazione non appare lo sport principale dei giovani e dei disoccupati: meglio gli scogli piatti. Tant’ è che il tasso di attività nella provincia è l’ultimo in Toscana con il 64,2% contro il 71,5% di Firenze.
I LIVORNESI privilegiano anche il rapporto dipendente dall’indipendente: 73,9% dipendenti contro il 26,1 di imprenditori, piccoli o grandi che siano. Idem per la densità delle imprese per ogni 1000 abitanti: siamo proprio in fondo alla Toscana con 84,3 imprese, contro la media regionale di 98, sotto anche la non brillante media nazionale (88).
Tra i titolari d’impresa sono cresciuti a Livorno solo quelli oltre i 69 anni di età (+12,5%) mentre c’è stata una morìa tra quelli fino a 29 anni di età (-11,5%). Il che la dice lunga sulla volontà di crescita tra i giovani.
IL COMMENTO
Bicchiere a secco
NON C’È da dissertare se il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto. Semmai da prendere atto che il bicchiere è semivuoto, praticamente a secco. Ma che poi — suprema consolazione — l’economia livornese va sempre un po’ peggio di quella italiana quando le cose vanno bene, e va leggermente meglio quando l’Italia annaspa.
ROBERTO NARDIl’ha presentata così: siamo in una situazione economica «colloidale», dove pochi osano nuove imprese, dove la componente più alta (o quasi) delle entrate sicure è costituita dalle pensioni — e le pensioni a Livorno sono in media più alte di quelle regionali e nazionali, segno di una percentuale di grand comis statali ma anche di ex portuali dei tempi d’oro — e dove l’età media piuttosto alta dei cittadini non spinge alla creatività in campo economico. C’è anche da dire che per tradizione il livornese risparmia poco, con due effetti contrastanti: consuma parecchio anche in tempi di crisi (finchè può...) e quindi aiuta l’economia, ma non rafforza il sistema del credito.
DALL’ANALISI presentata ieri in Camera di Commercio si possono trarre, come sempre in questi casi, interpretazioni double-face: il Prodotto interno lordo provinciale è calato del 2,2% e ci vorranno anni per recuperarlo, ma alla fine stiamo sempre tra quelli che stanno meglio dopo la devastante crisi di questi anni. Anche la piccola imprenditoria, secondo le statistiche, non è poi andata a rotoli, salvandosi alla meglio seppur con cali del fatturato e degli occupati: ma è significativo che in questo campo tutte o quasi le iniziative siano dovute agli stranieri. Il che la dice lunga sul valore dell’immigrazione, anche se le statistiche non dicono se le loro iniziative imprenditoriali sono state aprire una fabbrica o più probabilmente solo un kebab: che sul piano statistico valgono lo stesso, ma non certo su quello economico.
IL PORTO SOFFRE, come scriviamo a fianco. Ma dobbiamo fare mea culpa: siamo vecchi, poco attivi e poco creativi. E il pesce, dice un vecchio proverbio, «fete da ‘a capa»...
LA STATISTICA NEL 2009 I CONTAINERS SONO DIMINUITI DEL 24% E I MEZZI ROTABILI DEL 10,6%.
La crisi dei traffici portuali: crollano le merci
E’ ABBASTANZA risaputo che le statistiche si prestano al famoso aforisma di Trilussa, per cui «se io mangio due polli e tu nessuno risulta che ne abbiamo mangiato uno a testa». Detto questo, le statistiche del «rapporto» della Camera di Commercio sulla portualità della provincia — nei due scali di Livorno e Piombino — non si prestano però a molti equivoci: è andata male in entrambi gli scali e ci vorrà sudore e impegno anche delle istituzioni — oltre che degli operatori — per tornare ai vecchi livelli. Il che non è una bella prospettiva per quelli che in entrambe le città erano considerati i veri polmoni dell’economia. Cominciamo da Livorno: nel 2009 il calo delle navi è stato dell’1,7%, che potrebbe sembrare poca cosa se non fosse che erano in gran parte vuote. Infatti il movimento generale delle merci è diminuito del 21,3%, i containers del 24% e i mezzi rotabili (tir e semirimorchi) sono stati il 10,6% in meno; calati anche i croceristi, ma solo del 6,3% perchè in sostanza tutte le compagnie hanno migliorato il riempimento calando le tariffe. Due soli i settori che hanno registrato una crescita: i passeggeri dei traghetti per le isole (+ 5,9%), probabilmente come riflesso dell’aumentare della scelta di far vacanza nel Mediterraneo invece di andarsene in mete esotiche come nel passato; e lo sbarco delle auto nuove (+6,3%) che ha risentito della coda degli incentivi statali, ma che sta già invertendo la tendenza perchè le concessionarie da aprile non ricevono più e stanno fallendo a raffica. Come si vede la voce più pesante tra le perdite è quella dei contenitori (teu) che a fronte di un 2008 nemmeno troppo eclatante ha registrato un calo del 24% secco.
POCA SODDISFAZIONE sapere che il problema è stato comune a molti altri porti che come Livorno hanno relazioni navali specie con il Nord America ed hanno quindi risentito al massimo della crisi Usa. Per il porto di Piombino il totale dei passeggeri (che è il business principale) è calato del 5,3%, ridotto all’ 1% sulla Piombino-Elba. Le navi sono diminuite del 4,8%, il traffico di auto dell’ 1.9%, quello degli autobus, pullman e rulottes del 18,2%, quello dei mezzi commerciali del 9,1%. Il calo delle merci è stato più pesante: - 33,7% con incidenza delle materie prime destinate alle acciaierie. Fin qui l’analisi dei dati. Sui rimedi, ammesso che siano possibili, sia il presidente Nardi che l’assessore regionale Simoncini hanno battuto sulle iniziative da prendere per migliorare le infrastrutture, non solo quelle strettamente portuali ma anche quelle dell’interland, e i collegamenti veloci specie su binario con i mercati del centro—nord Italia. Molte buone intenzioni dei programmi della Regione esposti da Simoncini: un ufficio attrazione imprese, sviluppo del polo energetico della costa, credito alle imprese, protocollo Livorno sull’auto, revisione dei Sin. Ma appunto, intenzioni. A.F.
Altri articoli di Formazione

News Correlate


Scopri anche...

Aziende che si occupano di
Finanza
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA LAMPREDI 45 57121 LIVORNO (LI) |
Servizi alle Imprese e Tecnologie Innovative
![]() |
VIA BOCCIONI 2 56037 (PI) |

CONFINDUSTRIA TOSCANA
CENTRO E COSTA
Delegazione di Livorno
Via Roma, 54 - 57126 Livorno
Tel. +39.0586.263011
Fax +39.0586.804192
Delegazione di Massa Carrara
Viale XX Settembre 118, 54033 - Carrara (MS)
Tel. +39.0585.846326
Fax +39.0585.841901
Email segreteria.lims@confindustriatoscanacentroecosta.it
PEC info@pec.confindustrialivornomassacarrara.it
CONFINDUSTRIA
LIVORNO
MASSA CARRARA
Via Roma, 54
57126 Livorno