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Per le energie rinnovabili abbaimo agito con trasparenza - Il Tirreno Toscana

 


 Annarita Bramerini
ASSESSORE REGIONALE    AMBIENTE E ENERGIA  

 
C’è un motivo per il quale condividiamo l’intervento con cui un gruppo di giornalisti, politici, ambientalisti, intellettuali da queste pagine chiede che «i maxi-impianti eolici e fotovoltaici debbano essere pianificati nel pieno rispetto del paesaggio»: speriamo che la loro autorevole voce possa scuotere il Governo verso l’approvazione delle famose Linee Guida nazionali per la valutazione e l’approvazione degli impianti da fonti rinnovabili, da tempo annunciate e da troppo tempo attese. Il ritardo normativo si ripercuote sulle Regioni costrette a muoversi in completa solitudine, tanto più dopo la sentenza con cui la Corte costituzionale (166/2009) ha dato torto alla Regione Basilicata che si era mossa autonomamente nell’individuazione di criteri per il corretto inserimento nel paesaggio degli impianti da fonti rinnovabili.
 Ciò detto, l’intervento suddetto si inserisce in un dibattito attuale, che affronta il tema delle energie rinnovabili con gli obiettivi di tutela e di valorizzazione del paesaggio, inteso non solo nella sua dimensione estetico culturale ed ambientale, ma anche economica.
 Precisiamo alcuni punti. Intanto, mentre rileviamo la mancanza di una normativa nazionale in materia di Linee Guida, diciamo che esistono le leggi per agire nella massima trasparenza. La Toscana lo ha ben presente e le osserva.
 In secondo luogo, la Toscana nel 2008 ha registrato un deficit elettrico del 18,8%, che viene colmato acquistando energia dalle altre regioni o dall’estero. Nel 2008, la quantità di energia elettrica prodotta dal “termico”, cioè dagli idrocarburi, è stata pari al 55% del totale. Non dimentichiamo che la Toscana è una regione che con la geotermia, che pure ha alcune criticità, riesce ad ottenere circa il 30% di elettricità dalle cosiddette rinnovabili. Ma da qui a centrare l’obiettivo di riduzione del 20% di CO2 e di produzione del 20% da fonti rinnovabili entro il 2020 la strada è ancora lunga. Sia chiaro, non si può parlare di green economy senza le rinnovabili.
 Come toscani ci siamo posti il problema - spinti anche dalle leggi finanziarie del governo Prodi - e ci siamo attrezzati facendo in modo che gli impianti non nascessero a macchia di leopardo sul territorio, che ci fossero una programmazione e una disciplina a garanzia di un loro sviluppo armonioso, alle quali i Comuni si adeguano in un lavoro di concerto con la Regione. I nostri strumenti di programmazione hanno individuato come prioritari per l’installazione di impianti i siti produttivi e le aree dismesse che comunque non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi imposti dalla Unione europea e dal Pier.
 Ciò non vuol dire che non possiamo fare di più e meglio. Non vuol dire che non si debba tener conto di tutti i suggerimenti. Ma qualunque attività umana comporta un costo. Bisogna capire qual è il minore. O forse pensiamo che il disastro della piattaforma esplosa nel golfo del Messico noi non lo sconteremo?
 Le preoccupazioni basate su esperienze negative avvenute in regioni come Sicilia e Sardegna, in merito al pernicioso connubio tra criminalità organizzata e installazioni di energie rinnovabili, non riguardano la Toscana. Crediamo che una simile rappresentazione non tenga conto del fatto che le rinnovabili hanno conosciuto questo fenomeno malavitoso solo in Italia.
 E che comunque una simile impostazione dei fatti sia viziata dalla difficoltà di saper coniugare sviluppo innovazione e tutela ambientale. Tutte le fonti rinnovabili sono un’occasione per un cambiamento positivo. Abbiamo approntato gli strumenti per gestire questa sfida. Accogliamo il contributo di tutti per vincerla.


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