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«Rossignolo si decida»: ultimatum delle tute blu - La Nazione Livorno
Infuocata assemblea alla Camera del Lavoro.
di MONICA DOLCIOTTI
— LIVORNO —_
ASSEMBLEA dal clima rovente ieri alla Camera del Lavoro. Da una parte i lavoratori ex Delphi — oggi assunti dalla De Tomaso di Gian Mario Rosignolo — e dall’altra i segretari di categoria dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm a cercare di contenere «rabbia e amarezza — come dice Loriano Mannari della Rsu Fiom — dei 156 lavoratori che non ne possono più di sopravvivere da quattro anni con i 700 euro della cassa integrazione». «È arrivata l’ora che prendano il via i corsi di formazione e riqualificazione annunciati da Rossignolo — ha aggiunto — , per poi avviare a Livorno, come a Torino nello stabilimento ex Bertone, la produzione dei modelli di auto che ha previsto con il marchio Pininfarina». Ma i corsi sono bloccati perché per finanziarli Rosignolo ha preferito rivolgersi al ministero del lavoro, piuttosto che alla Provincia di Livorno e alla Regione Toscana.
MA A ROMA sono state sollevate questioni procedurali che «forse — annuncia Sergio Fondi, della Fim-Cisl — saranno risolte la prossima settimana con un accordo di programma». Anche lo storico marchio Pininfarina, come quello della Carrozzeria Bertone, è stato rilevato da Rossignolo nel maxi gioco del «monopoli» in atto nel panorama dell’industria automobilistica, che vede in azione ancora Rossignolo. L’imprenditore piemonente sta infatti tentando un altro colpaccio con lo stabilimento Fiat di Termini Imerese. Ha presentato la sua offerta ad Invitalia , l’advisor scelto dal Governo per valutare le proposte di rilancio di Termini Imerese. Che sarebbe particolarmente appetibile per la presenza del vicino porto di Catania. Rosignolo vorrebbe sbarcare in Sicilia per produrre auto concorrenti della Mini e del piccolo suv Bmw X1.
I LAVORATORI ex Delphi seguono con preoccupazione questo spostamento di fronte dell’«imprevedibile» Rossignolo soprattutto perché all’ombra dei Quatto Mori, o meglio nello stabilimento individuato a Guasticce, è ancora tutto fermo. «I corsi di formazione a Livorno dovevano iniziare a febbraio, poi a maggio, ma ancora non si è mossa foglia. E noi — sottolinea Mannari — percepiremo la cassa integrazione straordinaria per ristrutturazione solo per altri due anni. Dopodiché? Non sappiamo cosa accadrà». «E con i corsi, i lavoratori — aggiunge — potrebbero percepire una integrazione sulla cassa integrazione che li aiuterebbe a vivere un po’ meglio». Per tale ragione ieri gli operai hanno lanciato un ultimatum a Rossignolo: «Venga a Livorno, parli direttamente con noi. Se non lo farà allora decideremo iniziative eclatanti».A giudicare dai toni e dal livello dell’esasperazione riscontrati in assemblea ieri c’è da crederci. A fatica in sindacalisti hanno cercato di arginare la rabbia dei lavoratori. Da Torino intanto la De Tomaso assicura: «Venerdì 21 maggio il nostro direttore del personale incontrerà le istituzioni locali a Livorno per fare il punto della situazione».
SUL FRONTE Trw, dove lavorano circa 500 persone, Giovanni Pardini, segretario confederale Cisl, sottolinea alcuni passaggi dell’incontro che si è tenuto mercoledì in Provincia. «I vertici Trw è vero che vogliono restare sul nostro territorio, però chiedono garanzie sui tempi entro i quali sciogliere il nodo del sito produttivo per il quale vogliono il prolungamento del contratto d’affitto. E questo va fatto in non più di 45 giorni». L’ideale per Trw è spuntare un contratto di locazione di sei anni più altri sei anni a partire dal 2012, quando scadrà il vecchio contratto con Reality One legata al gruppo Fiat tramite la finanziaria Italease.
NUBI SU STAGNO VERTICE COL SINDACO BACCI
«Eni, troppo silenzio» Le Rsu lanciano l’sos
IL SINDACO di Collesalvetti Lorenzo Bacci si dice «molto preoccupato per il futuro dello stabilimento petrolchimico Eni di Stagno». «Siamo ancora in attesa del piano industriale di rilancio che Eni annunciò a Roma al tavolo del Governo — sottolinea Bacci — quando siglammo nel settembre 2009 l’accordo per mantenere e rilanciare la raffinazione sul territorio livornese, dopo averne scongiurato la vendita al gruppo Klesch, garantendo i livelli occupazionali. Questo piano non è ancora stato svelato». Intanto Eni sta mettendo a gara i servizi di manutenzione della raffineria e le ditte interessate stanno predisponendo le loro offerte, ma tutti temono che a Livorno ci sarà un ridimensionamento degli investimenti per le manutenzioni.
I SINDACATI parlano di un «taglio degli investimenti destinati alle manutenzioni nell’ordine del 30% circa». I vertici di Eni, dal canto loro, non si sbilanciano. Ma in attesa che le offerte siano valutate — cioè entro giugno — e scremate, torna a salire la «temperatura» tra le maestranze. «Proprio per questo Rsu delle ditte di manutenzione della raffineria — annuncia il sindaco Bacci — mi hanno chiesto un incontro per domani (oggi, ndr) in modo da fare il punto della situazione. E anche per concordare una strategia comune».
«ABBIAMO scritto ad Eni — conclude il sindaco di Collesalvetti — per sollecitare un confronto con le istituzioni locali e la Regione Toscana, ma siamo ancora in attesa di una risposta. Una cosa è certa però: il fronte istituzioni-sindacati deve rimanere compatto come è accaduto lo scorso settembre. Ed è certo lo strumento più efficace che possiamo mettere in campo in questa vertenza».
Monica Dolciotti
LA NUOVA EMERGENZA L’AZIENDA DI LAVORAZIONE DELLA PLASTICA ANNUNCIA RAZIONALIZZAZIONI
E «Trelleborg» smobilita il magazzino logistico
LA TRELLEBORG in via Giovanni Marc al Picchianti, legata alla omonima multinazionale svedese, produce derivati della plastica e guarnizioni in gomma, gomma tela e poliuretano. Occupa 180 addetti, ma erano 250 fino a quando, due anni fa, con un accordo quadro fu deciso di delocalizzare una linea produttiva facendo riferimento alla «Gbl» di Guasticce, alla quale sono stati destinati come dipendenti 42 lavoratori ex Trelleborg. Alla Gbl si fanno guarnizioni in gomma ed ha margini di utile che fanno ben sperare per il futuro. Ma cosa accade adesso in Trellebor? Da indiscrezioni che circolano, si parla di un piano di ristrutturazione deciso dalla casa madre svedese, che punta anche alla diversificazione della produzione. Da una parte ciò comporterà investimenti su Livorno, dall’altra un processo di rimodulazione dell’organico. In altri termini il progetto della casa madre prevede la chiusura di un magazzino logistico a Livorno che gestisce il traffico merci del gruppo con 17 addetti. Per loro pare che l’azienda preveda: in parte il riutilizzo nei processi produttivi di Trellebor-Livorno, o Gbl; in parte il passaggio alle dipendenze di un’altra società che si occuperebbe di attività di supporto a Trelleborg. Per questo i vertici Trelleborg-Livorno hanno chiesto un incontro all’amministrazione provinciale e ai sindacati confederali.
INTANTO alla Trelleborg si sta esaurendo la cassa integrazione con il rientro graduale a lavoro di tutti i dipendenti. Si dice poi che il totale degli esuberi a Trelleborg possa essere quantificato in 20 persone, riassorbibili tuttavia con il piano di ristrutturazione. Dentro Trelleborg inoltre ci sono anche 11 lavoratori assunti a tempo determinato, per i quali l’azienda garantirebbe il rinnovo dei contratti, ma sempre a tempo determinato. Apparentemente tutto parrebbe risolvibile, però rimangono preoccupazioni sul futuro dello stabilimento livornese, che è comunque legato alle strategie di una multinazionale che potrebbe trasferire altrove le produzioni. Lo ha già fatto con due suoi impianti in Italia delocalizzati in Cina, perché nelle produzioni in gomma e gomma tela i margini di guadagno sono bassi e il costo dellavoro diventa strategico. Insomma si teme un altro caso Delphi che quattro anni fa ha chiuso per trasferire la produzione in Polonia.
Monica Dolciotti
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