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Brucia ancora la Lonzi Metalli - Il Tirreno Livorno

 

Dopo l’allarme di un guardiano ieri mattina, i vigili del fuoco hanno subito domato l’incendio  
 

 
Prende fuoco catasta di legno da riciclare: polemiche sulla gestione della ditta 
 
 
I residenti accusano: «La sera prima c’era già un fumo acre»  
 
ROBERTO CESTARI  

 
 LIVORNO. E con questo siamo a quota sei dal 2001: ieri mattina c’è stato l’enesimo incendio alla Lonzi Metalli, l’azienda di via del Limone, tra la Cigna e la Puzzolente, che si occupa di trattamento e recupero di rifiuti. Questa volta, a differenza dell’ultimo rogo, quando presero fuoco tonnellate di spazzatura, ha bruciato una catasta di legna sminuzzata e il rogo è stato scoperto in tempo: vigili del fuoco e personale della ditta lo hanno spento in qualche ora. Ma qualcuno nei dintorni afferma che già domenica sera dal recinto della Lonzi si era alzato un fumo acre. E crescono le polemiche sulla gestione della ditta.
 L’allarme per l’incendio è arrivato ai vigili del fuoco alle 7,30 di ieri mattina, quando glia detti alla sorveglianza del deposito di rifiuti hanno visto il fumo che usciva dalla grossa catasta di legna sminuzzata. Il fuoco covava nella parte inferiore del mucchio di legna, alto almeno sei metri.
 Proprio il punto dove si è sviluppato l’incendio lascerebbe pensare ad un fenomeno di autocombustione: il legno sminuzzato avrebbe in qualche modo fermentato producendo gas, e la pressione delle tonnellate di materiale avrebbe fatto il resto, innescando il fuoco che ha covato dentro la catasta.
 Le prime evidenze non lascerebbero quindi pensare ad un atto doloso, quanto ad un episodio accidentale. In ogni caso però, tra le accuse che da tempo i residenti lanciano alla ditta di via del Limone, c’è anche quella di accatastare in maniera eccessiva i diversi materiali, favorendo così i fenomeni di combustione spontanea dei materiali stoccati.
 «Era materiale che era stato preparato tra giovedì e venerdì scorso - ha spiegato ieri mattina Emiliano Lonzi, titolare dell’azienda - e a breve sarebbe stato portato via». Il legno sminuzzato infatti è materiale di recupero e viene riciclato in aziende specializzate come materia prima per produrre mobili ed altri manufatti.
 Sull’origine delle fiamme Lonzi non si sbilancia, spiegando che attende la relazione dei vigili del fuoco. Allo stesso tempo il titolare della ditta ha detto a chiare lettere che non vede l’ora di potersi trasferire a Vallin Buio, come ormai pianificato: «Tra pochi giorni avrò un incontro con gli enti locali - spiega - e spero che si possa partire quanto prima col trasferimento della ditta».
 Questo, ha aggiunto Emiliano Lonzi, anche per organizzare in maniera diversa il deposito: «Io stesso non posso andare a dormire tutte le sere con la paura che la mattina arrivi qualcuno a dirmi che c’è stato un altro incendio».
 Nel frattempo la Lonzi fa sorvegliare il deposito notte e giorno, e proprio uno degli addetti, ieri mattina, ha dato l’allarme vedendo il fumo che usciva dalla catasta. Ma qualcuno delle case vicine ha riferito che già tra le 23 e le 24 di domenica si è sentito un odore acre, accompagnato da una colonna di fumo, provenire dal deposito.
 In ogni caso ieri mattina i vigili del fuoco, intervenuti in forze, hanno smassato e spento, con l’ausilio dei mezzi della Lonzi, il materiale incendiato. Visto che sembra sia bruciato solo legno, anche l’Arpat, intervenuta sul posto, escluderebbe problemi di rilascio di sostanze chimiche e in particolare di diossine.
 
«Basta, devono andarsene subito»  
 
Coro di proteste per una convivenza impossibile  
 
 
 
 
 

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 LIVORNO. Rabbia per l’ennesimo incidente, delusione per il fatto di aver dovuto attendere anni per ottenere finalmente lo sgombero della Lonzi, ma anche il timore che i tempi del trasloco siano più lunghi dell’annunciato: «Il tempo delle parole è finito - dicono in coro i residenti della zona - ora ci vogliono fatti concreti»
 Ieri mattina, nel pugno di case che sono ad un centinaio di metri dal recinto della Lonzi Metalli, la tensione era palpabile. «E’ dal 1999 che chiediamo, allora era sindaco Lamberti, che quell’azienda venga spostata - accusa Fabrizio Terreni - e invece, alla fine è sempre qui, e qui noi non viviamo più: ora c’è stato questo nuovo incendio».
 Mario Arbulla abita poco distante, e insieme alla moglie Vanna riferisce un particolare inedito ed importante: «La sera di domenica, intorno alle 23,30, siamo usciti di casa per accompagnare un nostro cugino che era venutoa cena, e abbiamo visto una fumata accompagnata da un cattivo odore. Mio cugino poi - aggiunge - mi ha detto di aver visto anche una specie di bagliore».
 Angiolo Volandri fa la sua analisi della situazione: «Io non ce l’ho tanto con la ditta Lonzi - sottolinea - ma con la Provincia che gli ha fatto stoccare in quel deposito 3mila tonnellate di rifiuti». E sua moglie Bruna aggiunge: «Ieri sera (domenica per chi legge ndr) poco dopo le 23 ho visto del fumo che si alzava dal deposito, e una zaffata di cattivo odore è arrivata verso la nostra casa. Ma alla fine non ho dato gran peso alla cosa, perché fatti del genere sono abbastanza frequenti».
 Preoccupazione viense espressa anche da Fiorella Micheli: «Questa roba che finisce nell’atmosfera è sicuramente pericolosa. Ma oltre a respirarla - aggiunge - finsce anche sui nostri orti dove coltiviamo qualche verdura sperando di mangiare degli ortaggi più sani di quelli comprati. Invece - conclude - mi sa che faremmo meglio a tornare dal negozio».
 Giovanna Bracci non ha peli sulla lingua: «Se se ne andassero via domani mi verrebbe un cuore così» - commenta a proposito della ditta Lonzi. Secondo la cittadina, il trasloco dell’azienda è ormai irrimandabile: «Il problema - sottolinea - non è solo quello di quando ci sono degli incidenti: qui i cattivi odori sono problemi di tutti i giorni e noi quella roba la respiriamo regolarmente: qualla ditta deve andare via».
 Di trasloco ormai inevitabile e che richiede tempi strettissimi, parla anche Stefano Bendinelli, che teme per le ripercussioni sulla salute di chi abita nella zona: «Oltre ai problemi quotidiani - afferma - cosa succede quando scoppia un incendio e brucia roba chimica? Se la ditta Lonzi si spostasse mi sentirei più tranquillo». Dello stesso parere Vanio Sighieri, avvertito del nuovo incendio mentre era in vacanza: «Basta, non si può andare avanti in questo modo».
 E infine le parole di Giuliano Tonelli: «Erano le 23 circa del giorno di Pasqua - dichiara - quando ho sentito quel cattivo odore che veniva dal deposito della Lonzi: e stamattina scopro che ha preso fuoco un’altra volta».
 
Sversamenti  
 
«Stanno inquinando il Rio Cignolo»  
 
 
 
 LIVORNO. Tra le accuse lanciate dalla gente della zona alla ditta di recupero e stoccaggio rifiuti, c’è anche quella di sversare materiale liquido che, dal fosso che costeggia la strada, finisce nel Rio Cignolo, un torrentello che a sua volta confluisce nel rio La Cigna.
 «Anche stamani c’era una netta traccia scura con un gran odore di gasolio - accusa Fabrizio Terreni, che abita a poca distanza - il torrente sembrava diviso in due: da una parte l’acqua pulita, dall’altra quella sèporca e inquinata, in corrispondenza della conduttura del fosso che scorre davanti alla Lonzi».
 Terreni ha anche alcune foto scattate in altre ocacsioni che mostrano il fenomeno e accusa: «Quelle porcherie alla fine arriverano al mare e lo inquinerano: perché non si allacciano alla fognatura?».
 
Nel 2009 il grande rogo  
 
 
 
 
 LIVORNO. Quello di ieri mattina è il sesto incendio scoppiato alla Lonzi Metalli dal 28 gennaio 2001, quando, per la prima volta, fiamme e fumo si svilupparono nel recinto di via del Limone. Sono seguiti altri incidenti simili, il 5 agosto del 2003, il 16 agosto dell’anno successivo e il 9 marzo del 2008. Tutti incendi scoppiati durante la notte, quando il deposito era vuoto e non c’era personale che potesse dare l’allarme. Si arriva così al 21 giugno 2009, quando si è verificato l’incidente più grave: bruciarono tonnellate di rifiuti da trattare, che contenevano anche plastiche ed altri materiali la cui combustione è pericolosa.
 Il rogo, la cui origine non è mai stata chiarita ufficialmente (si parla di un fulmine che colpì il deposito durante un temporale), durò tre giorni e una nube puzzolente calò come una cappa sulla città.


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