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Mtm, altri 120 rischiano il licenziamento - Il Tirreno Livorno

 


 
I contratti scadono questo mese. Simoncini: daremo aiuti economici ai licenziati  
 
 
 
«Blocchiamo l’azienda» Ma la Cgil si oppone: «Controproducente»  
 
LUCA DAL CANTO  

 
 LIVORNO. Potrebbero essere licenziati dalla Mtm altri 120 lavoratori. I 30 contratti in scadenza a metà mese e i 90 a fine mese sono fortemente a rischio. E’ quanto è emerso a margine dell’assemblea che si svolta in Comune, presenti alcuni decine di lavoratori e l’assessore al lavoro della Regione Gianfranco Simoncini. I lavoratori licenziati hanno premuto per bloccare la produzione ma i rappresentanti della Cgil si sono opposti: dopo le polemiche di questi giorni, infatti, la Mtm starebbe riflettendo sulla sua permanenza a Livorno.
 Come promesso ieri l’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini ha incontrato gli ex lavoratori interinali di Mtm per spiegare come la Regione abbia lavorato attivamente alla ricerca di un accordo, poi sfumato, atto a garantire a tutti i licenziati la cassa integrazione in deroga. E loro, i precari, non hanno certo mancato l’appuntamento. Le facce e le persone erano quelle del giorno precedente; rabbia e curiosità, esasperazione e coraggio le hanno portate in Palazzo Comunale per ascoltare finalmente le istituzioni e rivendicare ancora una volta i propri diritti e le molte vessazioni subite.
 Durante l’incontro - a cui erano presenti il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci, il presidente della Provincia Giorgio Kutufà e alcuni rappresentanti sindacali dei Cobas, di Nidil e della Fiom - Simoncini ha mostrato interesse a cercare eventuali iniziative sostitutive alla cassa integrazione, ipotesi quest’ultima fatta cadere improvvisamente dalla stessa Mtm.
 Le misure di sostegno sostitutive, che adesso la Regione cercherà di attuare insieme alle agenzie interinali e ai sindacati, vedono l’intervento di Formatemp (Fondo per la formazione dei lavoratori in somministrazione con contratto a tempo determinato) e dell’Ente Bilaterale. Sostegni al reddito comunque più bassi rispetto alla cassa integrazione e concessi con un minimo di 45 giorni di disoccupazione. L’incontro, a cui i precari hanno chiesto di far partecipare un loro portavoce, è fissato per il 13 aprile e Simoncini ha assicurato che chiederà tutte le spiegazioni del caso a Mtm sul comportamento tenuto con le istituzioni e con i lavoratori.
 Per molti di loro la beffa della cassa integrazione era soltanto una strategia dell’azienda per far terminare correttamente la produzione entro il 31 marzo. Alcuni, esasperati dalla situazione, hanno anche pensato, nel caso di mancate risposte, di manifestare il proprio malumore. A riguardo David Romagnani, a nome di Fim, Fiom e Uilm, spiega che “i sindacati sono vicini ai lavoratori, ma sono loro che devono darci la forza sostenendoci. Noi vogliamo incontrare Mtm per chiedere spiegazioni e capire qual è il livello di radicamento sul territorio che vuole instaurare. Un atto di forza metterebbe a rischio il raggiungimento delle richieste e la stessa presenza di Mtm sul territorio, cosa che noi non vogliamo”.


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