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Assediati dagli inquinanti che escono dalle ciminiere di raffineria e centrali - Il Tirreno Livorno
LUCIANO DE MAJO
LIVORNO. Milioni di tonnellate di anidride carbonica, migliaia di tonnellate di ossidi di zolfo e ossidi di azoto, quasi 200 tonnellate di polveri. E’ quasi un bombardamento, quello che la nostra aria subisce ogni anno per la presenza di impianti industriali che producono sostanze inquinanti. I maggiori responsabili sono la centrale Enel di via Salvatore Orlando e i due stabilimenti di Stagno: la raffineria Eni e la centrale Enipower.
Termovalorizzatore leggero. Neanche paragonabile a questi il volume di emissioni che arriva dal termovalorizzatore del Picchianti, che bruciando rifiuti (la potenzialità è di 54mila tonnellate all’anno) manda in aria anidride carbonica in misura inferiore a 20 volte rispetto alla centrale Enel e polveri neppure paragonabili a quelle “sputate” dalle ciminiere degli altri stabilimenti: in questo caso il rapporto fra l’inceneritore e la raffineria è quasi di 1 a 200.
Altre due centrali? E’ questo il contesto nel quale stanno venendo a maturazione progetti di altri insediamenti di questo genere. Non tanto il maxi-inceneritore di area vasta, proiettato in un tempo medio-lungo (la cui realizzazione comporterebbe comunque lo spegnimento di altri termovalorizzatori più piccoli, fra cui il nostro attuale), quanto le due centrali a biomasse, una della società Porto energia e l’altra della ex Carbochimica, che dovrebbero essere costruite in zona portuale, e che aggiungerebbero le loro emissioni a quelle di altri camini già esistenti (solo per le polveri si parla di 150 tonnellate all’anno fra le due centrali).
I dati pubblicati nella tabella di questa stessa pagina dicono già molto. Si ricavano, per quanto riguarda Eni, Enel e Enipower, dall’inventario delle emissioni industriali che ogni anno viene pubblicato sul sito dell’Agenzia nazionale per la protezione dell’ambiente e del territorio: queste cifre sono aggiornate al 2006 e vengono fornite all’Apat direttamente dalle aziende, sottoposte ovviamente ai controlli effettuati dall’Arpat. Aggiornati al 2009, invece, sono i numeri che riguardano il termovalorizzatore del Picchianti, e che Aamps ha pubblicato nella sua dichiarazione ambientale presentata in sede di richiesta di registrazione Emas, fiore all’occhiello della gestione ambientale dell’azienda che gestisce il ciclo dei rifiuti in città.
Ma le cifre della tabella non esauriscono la massa di inquinanti che finiscono in aria ogni anno. La raffineria Eni di Stagno, tanto per fare un esempio, getta in atmosfera anche 296 chili all’anno di idrocarburi policiclici aromatici e 27,9 tonnellate di cloro, ma anche 991 chili di nichel, 688 di zinco e 8 di selenio, oltre a 1317 tonnellate di altri composti organici volatili. Minore l’impatto della centrale Enel per ciò che riguarda nichel e selenio: rispettivamente 310 chili e 11 chili all’anno. E lo stesso discorso vale, più o meno, per Enipower, che limita le sue emissioni, a parte le sostanze macroinquinanti, a 78 chili di nichel, 52 tonnellate di cloro, 6,3 tonnellate di fluoro.
Occhio al traffico. Logico che il bombardamento subito dalla nostra atmosfera da questi stabilimenti finisca per avere una ripercussione sull’aria che respiriamo. Ma a influire in modo determinante sulla qualità della nostra aria sono anche le emissioni dei motori dei nostri veicoli: lo prova il fatto che gli sforamenti dei limiti di legge per la concentrazioni di pm10 sono giunti, negli ultimi tre anni, 107 volte dalla centralina di rilevamento del viale Carducci - zona urbana caratterizzata da traffico intenso - e appena 18 volte da quella di via Gobetti, molto più vicina all’area industriale.
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