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La rabbia dei beffati dell'Mtm - Il Tirreno Livorno

 


 
Quaranta licenziati invadono il Comune chiedendo lavoro 
 
Sfumata la cassa integrazione, si cercano altri aiuti economici  
 
CRISTIANO MEONI /  

 
 LIVORNO. E’ esplosa la rabbia dei lavoratori interinali licenziati dalla Mtm, la fabbrica del gpl auto di Guasticce. In 40 ieri hanno invaso il Comune. Il sindaco li ha ascoltati e ha fissato per stamani alle 11 un incontro con l’assessore regionale al lavoro Simoncini, sempre in Comune. Sfumata la cassa integrazione, la Regione metterà in campo altri sostegni previsti dall’ente bilaterale e dal fondo Formatemp. Si chiederà anche un incontro alla Mtm per convincerla a prorogare i contratti. I cobas propongono uno sciopero. Saltato l’incontro previsto ieri tra sindacati confederali e azienda.
 I Cobas hanno messo a disposizione il megafono, «per il resto la scena è vostra». Restano al centro del proscenio i lavoratori della Mtm. Eccoli, in carne ed ossa, con nomi e cognomi: in piazza del Comune, nell’agorà del discorso pubblico, e non sotto le campate di un capannone dell’Interporto. Sono qui per svegliare la città intorpidita. «Quando le linee di produzione si fermavano per mancanza di lavoro guai a fermarsi, ci facevano spazzare. Anche otto ore a spazzare».
 Una quarantina di lavoratori interinali licenziati dalla Mtm ieri mattina hanno bussato alla porta del sindaco. E lui li ha ascoltati. Un Cosimi versione Gassmann, in maglione paricollo, seduto sulla preziosa scrivania della sala della cerimonie dove si celebrano i matrimoni civili. «Però non venitemi col ditino alzato, non troverete una mia parola su Mtm neanche quando tutti ne parlavano bene».
 Cosimi sventola un foglio, è l’accordo firmato venerdì scorso in Regione «anche da Donato Mangino che non so chi sia» - è il rappresentante della Mtm. «E l’accordo è chiaro: l’azienda si era impegnata a chiedere la cassa integrazione. Non l’ha fatto? Credo che debba esserci una reazione ma non commettete l’errore di dividervi. State uniti e andate al tavolo. Io mi ero offerto di visitare l’azienda ma mi è stato risposto che non era il caso perchè c’era tensione. Ma il sindaco va dove c’è tensione mica dove si sta bene, no?»
 «Sindaco - gli danno sulla voce - ci spieghi come è possibile che un’azienda viene, assume dieci persone su seicento, ci fa lavorare senza rispettare la pausa, non ci dà la mensa, decide carichi di lavoro massacranti. Spiegaci come è possibile qui, a Livorno!»
 Il sindaco a cavalcioni sulla scrivania li ascolta. Loro hanno una voglia matta di gridare, ora che sono accesi i riflettori. «Il mio problema è stata la Tucson - si agita una signora bionda - Sì la jeep: è alta e io, per lavorare nel vano motore, mi sono sfondata lo stomaco sul cofano. Ho preso un mese di malattia e hanno avuto da ridire». Annuisce una ragazza. «Anch’io sono piccola e al cofano non ci arrivavo, così dovevo prendere una cassetta e salirci sopra». Problema opposto per un ragazzone di 1 metro e novanta, «lavoravo sotto al ponte e picchiavo la testa, quindi dovevo stare tutto il giorno con le gambe allargate e il collo piegato all’indietro. Ci sono ragazze che sono venute a lavorare con le costole fratturate». Spiega, il giovanotto, «che per saldare dentro l’abitacolo bisogna stare fuori con il corpo e il fianco appoggiato sul battitacco, insomma sul bordo. Sempre la stessa operazione, appoggiati sulle costole. Venti minuti a saldatura per 18 macchine al giorno, fate voi».
 Cosimi inframezza: «Non sono il padrone di Livorno nè della Mtm, sono solo il sindaco. Ma mi pare chiaro che con i precari si è esagerato». «Sindaco, mi creda, è una brutta situazione - lo implora una ragazza bruna con i ricci - La gente lavora a testa bassa e zitta perchè deve mangiare; “se non fai questo non ti rinnovo il contratto” ci dicevano. La gente intanto ha mille euro e mangia, se alzi la testa non hai neppure quelli». Tanta la rabbia che «è facile passare dalla ragione al torto: Donato - ndr il capo del personale - l’altro giorno l’hanno sgollettonato ben bene».
 
Vi raccontiamo la nostra vita in quella fabbrica  
 
(TESTI RACCOLTI DA LUCA DAL CANTO)  

 
 LIVORNO. Sono storie normalissime ma non è un caso se le leggete solo oggi. Oggi questi giovani possono parlare e dire alla città cosa è la Mtm. Oggi possono farlo, ieri no perchè erano sotto lo scacco del ricatto. «Ci dicevano: se ti comporti bene sarai confermato. E noi dovevamo tacere perchè mille euro di questi tempi fanno comodo». Ora che sono fuori dalla fabbrica, possono raccontare la loro esperienza. Una ragazza ci ha detto, ieri, dopo l’incontro con il sindaco: «Non so cosa ne sarà di noi, ma oggi vogliamo solo parlare, raccontare alla città cosa succede lì dentro». Nel mondo virtuale dove anche il lavoro sembra pulito, scopriamo che le fabbriche esistono ancora, così come gli operai, e sono operai sorprendentemente giovani, una nuova generazione di tute blu che reclama niente più che i diritti che avevano i loro padri.
 
UNA MAMMA  
 
Cassa integrazione dalla famiglia
 
 
 
VILMA MARTELLONI
 


 Sono la madre di 1 dei 250 ragazzi a cui non è stato rinnovato il contratto di lavoro allo stabilimento di Guasticce della Mtm.
 Vorrei che scriveste che le agenzie interinali che offrivano manodopera allo stabilimento si sono rifiutate di anticipare la somma necessaria per la cassaintegrazione. Pertanto si è resa vana quella che ad oggi sembrava essere in assoluto una grande iniziativa da parte del governo della regione Toscana che estendeva questo aiuto anche ai lavoratori così detti atipici. Evidentemente i tempi non sono ancora maturi perchè queste cose si possano verificare e così i nostri figli dovranno ricorrere alla cassa integrazione della famiglia d’origine che come può li aiuta da sempre a rimanere bamboccioni!
 
OMAR, 30 ANNI  
 
Hanno licenziato anche coppie con figli  
 
 
 
 LIVORNO.  Omar, 30 anni, interinale in Mtm da 3 mesi, racconta la sua esperienza nella fabbrica di Guasticce: “Non credo più a nessuno. Nè alla Regione, né all’azienda. Un’azienda che è stata sempre assente dal punto vista umano, che non si è mai interessata ai propri lavoratori. Io ho due figli e sono stato licenziato. Hanno licenziato coppie che lavoravano all’interno di Mtm, queste coppie hanno figli ma loro, pur sapendolo, hanno fatto finta di niente, lasciando quindi intere famiglie senza lavoro, con bambini, bollette e mutui da pagare.
 Ci hanno chiesto di lavorare all’ossesso senza alcuna certezza di buona uscita, hanno tentato di metterci l’uno contro l’altro, poichè quella buonauscita era legata ad un aumento di produzione e, naturalmente, non tutti erano né interessati da quell’incentivo (perché non in scadenza di contratto), né d’accordo con quel ricatto. L’agenzia interinale - continua Omar - mi ha detto che quel bonus sarà comunque in busta paga, finchè non lo vedo non ci credo. Ci avevano assicurato anche la cassa integrazione, ma abbiamo visto come è andata a finire. Le istituzioni hanno fatto soltanto propaganda elettorale; adesso vogliamo dialogare con loro, con i sindacati e con l’azienda. Non possono darci un calcio nel sedere”.
 

GIULIO, 37 ANNI  
 
Negli ultimi giorni ci hanno spremuto  
 
 
 
 LIVORNO. Giulio, 37 anni, lavorava in Mtm dal maggio 2008. “Sono stato uno dei primi ad essere assunto, naturalmente come interinale. In questi mesi la produzione è aumentata da 9 macchine a turno fino alle 20-21 degli ultimi giorni. La situazione lavorativa è stata sempre molto precaria, sia dal punto di vista della sicurezza che da quello dei rinnovi dei contratti o delle poche stabilizzazioni degli stessi. Mtm è andata spesso a casaccio, quasi per simpatia o per conoscenza, senza alcun criterio di anzianità e meritocrazia. Adesso anche la beffa della mancata cassa integrazione e dello scarica barile tra Regione, azienda e agenzie interinali. Per di più proprio oggi siamo venuti a sapere che il sindaco aveva chiesto di visitare l’azienda ed i suoi lavoratori e i dirigenti glielo hanno impedito. Per quale motivo? Beh loro lo sanno benissimo.... Siamo stufi di essere presi in giro, io devo pagare bollette e mutuo ogni mese, come faccio? Insieme ad altri lavoratori passeremo per vie legali perché ci sono troppe cose che non quadrano e troppi accordi solamente verbali che non ci garantiscono quello che giustamente ci spetta.”
 

SONIA, 45 ANNI  
 
Dovevamo spostare le macchine a spinta  
 
 
 LIVORNO. Sonia, 45 anni, in Mtm dal 2008. “I capiofficina e i capiturno ci trattavano come degli automi. Avevano il compito di sorvegliare la produzione senza alcuna salvaguardia nei confronti degli operai. Lavoravamo in condizioni poco sicure, secondo la mia opinione, e ogni volta che cercavamo di rivendicare i nostri diritti eravamo zittiti, specialmente in questo ultimo periodo. Eravamo costrette a spostare le macchine a mano e per questo ci sono stati infortuni anche seri, ma la produzione non poteva fermarsi. Ho un figlio che va a scuola e abita con me. Mio marito è precario e anche lui rischia di perdere il posto. Come possiamo fare?
 Ma è veramente possibile - continua Sonia - che un’azienda possa vivere soltanto grazie agli eco-incentivi statali e se questi vengono a mancare possa mandare per strada centinaia di lavoratori senza alcun obbligo nei loro confronti? Siamo veramente esasperati, chiediamo che ci venga dato lo spazio necessario per raccontare a chi di dovere come andavano le cose all’interno della Mtm.”
 

MARIO, 35 ANNI  
 
Seicento lavoratori senza una mensa  
 
 
 
 LIVORNO. Mario, 35 anni, lavorava in Mtm dal novembre 2008. Ha due figli a carico. “La colpa è soltanto dell’Mtm. I suoi dirigenti ci hanno sfruttato fino al sangue, ci hanno trattato come zerbini, come automi e non come persone. Le condizioni in cui lavoravamo erano assurde. Siamo seicento lavoratori e non c’è neanche una mensa; eravamo costretti a portarci il pranzo da casa senza alcun indennizzo in busta paga, gli ultimi mesi hanno tolto anche la macchina che distribuiva merendine e schiacciatine. Io lavoravo prima come gassista e poi nel piazzale, dove la Mtm collabora inoltre con una cooperativa, a costi elevati, i cui dipendenti non sono stati interessati dai licenziamenti. Perché non utilizzare, per quel servizio, qualcuno di noi? Ci devono dire come andare avanti. Io, come altri, ho una famiglia da mantenere. Mi domando dove stanno i sindacati. Soltanto i Cobas stanno cercando di portare avanti le nostre ragioni. Non abbiamo nè letto, né visto alcun accordo, sono tutte trattative verbali portate via dal vento e siamo stufi di essere presi in giro”.
 
DANIELE, 28 ANNI  
 
Mia moglie era incinta, mi dissero di non preoccuparmi  
 
 
 
 LIVORNO.  Daniele, 28 anni, interinale da ottobre, una figlia di 2 mesi. “Quando sono andato al colloquio avevo detto che cercavo un lavoro il più possibile sicuro perché mia moglie era incinta. Le risposte erano state promettenti e mi era stata assicurata dai responsabili la possibilità di diventare dipendente a tempo indeterminato. A febbraio mi hanno promosso e rinnovato il contratto fino a marzo, illudendomi ancora una volta. Mi hanno imbrogliato, preso in giro, umiliato. Come faccio ora? Ho una magnifica bimba di 2 mesi, ma come posso mantenerla? Meno male mia moglie ha un lavoro. Sono venuto qui oggi per sapere con chi rifarmela. Alla Mtm io ero al collaudo e lavoravamo senza luci, aiutandoci con il cellulare; all’azienda non interessava più di tanto, l’importante era portare a termine le 20 macchine a turno.
 
La sinistra preme «Questi ragazzi vanno aiutati»  
 
 
 
 LIVORNO. «Per sgombrare ogni campo ad allusioni sull’uso elettorale di quell’annuncio chiediamo alla Regione la disponibilità a garantire comunque ai lavoratori espulsi dal ciclo produttivo dell’Mtm un sostegno al reddito, attingendo dal fondo regionale appositamente istituito per soccorrere quella categoria di lavoratori, che come gli interinali Mtm, non hanno la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali». La richiesta viene dalla federazione della Sinistra (Rifondazione Comunista e Comunisti Italiani) che esprime «amarezza per il mancato riconoscimento della cassaintegrazione ai lavoratori interinali. Si sono create inutilmente aspettative da parte di questi lavoratori, andate poi deluse pesantemente».
 Sinistra e Libertà chiede che il caso Mtm venga affrontato dalle istituzioni, Comune di Livorno, Comune di Collesalvetti e Provincia, «e ciascuno faccia la propria parte: non devono risuccedere casi in cui il 90% del personale di un’azienda è precario».


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