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Un maxi-termovalorizzatore a Livorno - Il Tirreno Livorno

 

Un maxi-termovalorizzatore a Livorno  
 
Servirà tutta l’Area Vasta. E tra qualche anno l’inceneritore del Picchianti andrà in pensione  
 
 
R.P. /  

 
 LIVORNO. Si va verso la dismissione l’inceneritore del Picchianti. Un’ipotesi- di non immediata realizzazione - se ne parlerà tra 7 o 8 anni - che però emerge tra le pieghe della bozza del piano interprovinciale di smaltimento dei rifiuti, da tempo in fase di discussione e ormai pronta per essere presentata. Secondo questa ipotesi, l’inceneritore sarebbe rimpiazzato da un grande termovalorizzatore unico di area vasta, da costruire sempre sul territorio comunale livornese.
 Questo è l’accordo preso tra le Province dell’area vasta costiera. Lo conferma l’assessore provinciale all’Ambiente, Nicola Nista: «Siamo d’accordo sull’impostazione generale - spiega Nista - e anche sull’impianto unico. Dovendo puntare a garantire un buon servizio a prezzi sostenibili, è necessario stare insieme e guardare ai grandi numeri». L’assessore precisa che «la discussione è solo agli inizi: andrà definito più avanti il come, il dove e con quali ricadute sul territorio».
 Parole condivise dal sindaco Alessandro Cosimi: «È vero, c’è la volontà comune di andare a realizzare un unico impianto per tutta l’area costiera. Anche perché tra sette o otto anni il Picchianti sarà ormai obosoleto. Ma al momento siamo solo all’inizio di un percorso piuttosto lungo: mancano ancora gli strumenti di programmazione urbanistica». Il piano interprovinciale ha quindi iniziato il suo cammino. La bozza di piano che Pisa, Livorno, Lucca e Massa Carrara stanno definendo si basa su quattro elementi essenziali: riduzione dei rifiuti sul territorio; aumento della raccolta differenziata; migliori e più numerosi impianti di compostaggio; e infine, appunto, un unico grande impianto di termovalorizzazione, «da realizzarsi preferibilmente nella provincia di Livorno».
 Nell’Area vasta vengono prodotti annualmente circa 4 milioni di tonnellate di rifiuti: il 25% sono urbani, ma il grosso è rappresentato dagli industriali (per i quali dovrà essere predisposto un piano specifico). Il nuovo inceneritore unico dovrebbe avere una capacità tale da “termovalorizzare”, a regime, dalle 350 alle 400 mila tonnellate di rifiuti l’anno. Attualmente, l’insieme degli impianti di area vasta arriva a non più di 180 mila tonnellate. Serve dunque un incremento sostanziale per riuscire a seguire l’andamento crescente della produzione dei rifiuti e per consentire ai territori di mantenere l’autosufficienza. Al tempo stesso dovrà essere data un’accelerata alla differenziata, che resta sotto le quantità previste per legge.
 È sulla base di questi numeri che vengono fatti i ragionamenti sugli impianti e sulle quantità di scarti da affidare all’incenerimento. L’idea prevalente è quella di concentrare mezzi e sforzi economici in una direzione sola: quella, appunto, “preferibilmente” livornese. E gli inceneritori locali, quello del Picchianti a Livorno, come quello di Ospedaletto alle porte di Pisa, possono entrare nell’ottica di una dismissione o di una loro destinazione a compiti ridotti.
 Per la svolta, se svolta sarà, occorrerà comunque attendere: ancora per qualche anno degli impianti attuali non se ne potrà fare a meno e dovranno svolgere in pieno la loro funzione, sia perché il nuovo eventuale impianto livornese non può certo essere messo in piedi dall’oggi al domani, sia perché nel frattempo occorre rispettare gli obiettivi di legge (in caso contrario gli enti locali devono pagare sanzioni salate).
 
IL CASO  
 
Eni, Enel, biomasse la città delle ciminiere  
 
 
 LIVORNO. In via Salvatore Orlando c’è la ciminiera dell’Enel. Sull’Aurelia a Stagno c’è quella dell’Eni. Nella zona artigianale del Picchianti c’è l’inceneritore. E presto entreranno in funzione ben due centrali elettriche a biomasse nell’area portuale: quella di Porto Energia in via Leonardo da Vinci e quella di Federpetroli alla ex Carbochimica, a nemmeno 300 metri in linea d’aria di distanza. Insomma, c’è di che essere perlessi se non intimoriti. Siamo infatti circondanti da impianti che inevitabilmente rilasciano sostanze inquinanti nell’aria che respiriamo. E ora si pensa a realizzare addirittura un maxi-termovalorizzatore a servizio di tutta l’Area Vasta. Ma il territorio livornese, dal punto di vista ambientale, ce la farà a sopportare ancora questa concentrazione di ciminere?
 

Intesa Asl-sindacati, fumata nera  
 
La Rsu: cento nuovi assunti o lo sciopero generale  
 
 
 
 LIVORNO. Fumata nera. L’incontro di ieri tra la direzione Asl e la Rsu dei lavoratori ha portato a un nulla di fatto. Soprattutto non ha portato all’approvazione di un piano assunzioni, che era il punto nodale su cui i sindacati avevano chiesto all’azienda una risposta chiara. Adesso i sindacati danno un ultimatum all’Asl: per il prossimo incontro con la dirigenza aziendale, stabilito il 13 aprile, chiedono un accordo che preveda l’assunzione, almeno a tempo determinato, di un centinaio di unità lavorative. Altrimenti - ieri pomeriggio lo hanno comunicato anche ad Asl - Rsu e sindacati avvieranno tutte le forme di protesta, arrivando fino allo sciopero generale.
 L’incontro di ieri mattina era molto atteso dai rappresentanti dei lavoratori della sanità pubblica, che nei giorni scorsi avevano inviato una lettera all’azienda in cui chiedevano che eri fosse trattato in via principale il tema delle assunzioni. «Abbiamo trovato inaccettabile - spiega la Rsu Asl in una nota inviata ieri pomeriggio anche al direttore generale dell’azienda - l’atteggiamento dell’Asl di sottovalutazione dei problemi rappresentati e la sua volontà di dilazionare ulteriormente il confronto».
 Ieri infatti l’azienda ha comunicato ai sindacati che per la spesa del personale il bilancio è in rosso di un milione e mezzo di euro e quindi non sono in programma assunzioni, ma invece una riorganizzazione del personale già attivo. Il fatto è che i rappresentanti sindacali, prima di confrontarsi con Asl sulla riorganizzazione, vogliono che l’azienda assuma almeno 100 persone. «Questa esigenza - scrivono ancora i sindacati - è motivata dal fatto che è necessario recuperare le ore di straordinario del 2009 per gestire le attività ordinarie, che per i turnisti ha significato saltare il giorno di riposo, e anche recuperare le cessazioni di servizio avvenute nel 2009». Ma personale aggiuntivo serve anche per recuperare «100mila giornate di ferie arretrate a cui si aggiunge la garanzia di fruire di quelle per la prossima estate».
 Prima dell’incotro che le Rsu avranno il 15 aprile con il direttore generale del’Asl Monica Calamai, il prossimo faccia a faccia tra l’azienda e i sindacati è fissato per il 13 aprile, quando Asl dovrà presentare il piano per le ferie. Se in quell’occasione non ci sarà l’accordo per le nuove assunzioni, i sindacati «attiveranno tutte le forme di lotta non escludendo il ricorso allo sciopero».
A.C.


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