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Braccio di ferro sullo chalet della Rotonda Frangerini e soci faranno ricorso al Tar - Il Tirreno Livorno

 

La società si oppone a Palazzo Civico che ha revocato la concessione per i lavori e la gestione 
 
 
ALESSANDRO GUARDUCCI /  

 
 LIVORNO. «Insieme ai nostri legali stiamo valutando gli atti della procedura per poi depositare un ricorso al Tar della Toscana. Inoltre il Comune ci dovrà indennizzare di tutte le spese sostenute per la progettazione e anche per il mancato guadagno».
 È questa la risposta che l’associazione temporanea di impresa, composta dalla Frangerini srl di Livorno e dalla Engineering Service con sede a L’Aquila, invia al Comune dopo essersi vista revocare la concessione per i lavori di recupero dello Chalet della Rotonda d’Ardenza e per la sua successiva gestione.
 Di fatto questa dichiarazione segna l’apertura di un contenzioso legale che rischia di bloccare ulteriormente l’intervento di recupero di una delle aree più prestigiose della città. «Siamo molto amareggiati - spiega Stefano Frangerini - perché noi avevamo un sogno: fare qualcosa di speciale per Livorno. Volevamo restituire ai livornesi uno degli angoli più belli della città, realizzando una struttura di qualità che offrisse servizi sia per l’intrattenimento che per la cultura. Ce l’abbiamo messa davvero tutta, ma a quanto pare non ci siamo riusciti. Il Comune, infatti, ci ha revocato la concessione per motivi di interesse pubblico: non possiamo che prenderne atto, anche se ci opporremo nei termini previsti dalla legge».
 Per dimostrare l’impegno profuso in questa operazione, Frangerini mostra l’enorme incartamento del progetto Chalet. Dai primi schizzi al progetto definitivo, dallo studio delle parti strutturali ai rendering che mostrano l’arredamento: oltre 6.000 elaborati, 2.500 ore di lavoro e circa 150mila euro di spese sostenute. «La città deve sapere che non abbiamo scherzato - afferma - Noi abbiamo speso soldi, risorse ed energie perché credevamo in questo progetto per Livorno. Abbiamo messo a punto un progetto nei minimi dettagli: c’è perfino una sezione dedicata anche allo smaltimento dei rifiuti... Il Comune, revocandoci la concessione, ci accusa di un presunto comportamento “dilatorio”, ma dall’ottobre 2006, da quando cioé abbiamo manifestato il nostro interesse, non abbiamo fatto altro che lavorare a un progetto, quell proposto inizialmente dal Comune, che giudicavamo carente e che abbiamo voluto migliorare».

Engineering: siamo stati fermati dal terremoto  
 
«Saremo noi a chiedere i danni al Comune»  
 
 
 
 LIVORNO. Engineering Service, società capogruppo nell’operazione dello Chalet della Rotonda d’Ardenza, ha affidato a un comunicato la sua posizione. «Il Comune di Livorno - si legge - con la revoca dell’aggiudicazione non ha chiesto i danni né a noi né alla Frangerini srl. Il Comune si è limitato a chiedere i danni in via generica senza quantificazione. La revoca ci ha sorpresi in quanto avevamo comprovato lo stato di impossibilità oggettiva a seguito dell’evento sismico che ha colpito l’Aquila, dove c’è la sede della nostra attività e la sede principale delle attività sociali. Il consistente calo di fatturato subìto nel corso del 2009 e che si sta protraendo anche nei primi mesi del 2010 conferma l’impossibilità oggettiva di adempiere agli obblighi assunti per fatti a noi non imputabili».
 «Prendiamo atto - prosegue - che il Comune ha disatteso quanto sopra, indicando a pretesto un nostro presunto comportamento dilatorio quale causa della situazione di stallo dell’operazione. Così facendo è però il Comune che deve indennizzare l’associazione di impresa, senza poi considerare quanto la capogruppo contava su questa concessione per rilanciare la sua attività così gravemente compromessa dal sisma».
 Insomma la Engineering sembra credere ancora nell’operazione e critica il Comune per non aver concesso il tempo necessario per riprendersi dai danni del terremoto. Gli fa eco Stefano Frangerini. «In questi anni - afferma - non so quante riunioni abbiamo fatto per mettere d’accordo sia il Comune che la Soprintendenza e intanto i costi dell’operazione sono lievitati: stiamo parlando di un investimento di almeno 2.300.000 euro. Non è stata colpa nostra se l’iter è stato lungo e complesso. Così come non è colpa nostra se Enginnering è stata gravemente danneggiata dal terribile terremoto che ha colpito l’Abruzzo. Noi siamo stati doppiamente vittime e trovo davvero assurdo che il Comune si sia riservato di chiederci i danni. Semmai sarà il contario».


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