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Aria di ripresa alla Lucchini - Il Tirreno Piombino

 


 
Aumentano gli ordini e gli operai sono tornati al lavoro  
 
 
 
L’azienda punta a raggiungere 2 milioni di tonnellate di produzione nel 2010 quota che garantirebbe continuità in tutti i settori  
 
LUCA CENTINI  

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 PIOMBINO. Torna a crescere la produzione in Lucchini. Il 2010 è iniziato con dei timidi segnali di ripresa, grazie all’arrivo di nuovi ordini, legati soprattutto al mercato dei semiprodotti. L’azienda ha detto di voler puntare a 2 milioni tonnellate di prodotti, volume che garantirebbe la produzione di tutti gli impianti.
 Resta da capire però se l’aumento degli ordini sia legato a una ripresa strutturale del mercato, o sia dettato invece dalla necessità dei clienti di ripristinare le scorte.
 Una domanda questa che alla Lucchini non può trovare, almeno per ora, nessuna risposta. Quello che è certo però, è che la ripresa è cominciata.
 I tenui segnali di ripresa nei reparti di acciaieria, treno rotaie, treno vergella e negli impianti marittimi (Ima) hanno comportato conseguenze sull’occupazione complessiva nello stabilimento. Il numero di operai che stanno attualmente usufruendo della cig straordinaria è sceso sotto le cento unità, una situazione tornata su livelli accettabili, tenuto conto che nel periodo più buio della crisi la fermata dell’altoforno escluse dal ciclo produttivo 1.800 lavoratori.
 «Un tentativo di ripresa c’è -spiega Fabrizio Toninelli (Uilm) - sicuramente rispetto a pochi mesi fa la situazione nello stabilimento è migliorata, ma non sappiamo se questa accelerazione produttiva sarà strutturale e duratura. Il mercato è ancora molto incerto, credo sia presto per dare giudizi».
 Sebbene l’accordo firmato per la cassa integrazione straordinaria preveda un tetto massimo, richiesto a scopo cautelativo, di 950 lavoratori, il numero di operai che staziona attualmente in cigs, per la maggior parte in forza al Tmp, è di gran lunga inferiore.
 «Il dato positivo è che gli operai in cassa integrazione sono scesi sotto le cento unità - aggiunge Mirko Lami, coordinatore delle Rsu Fiom - ci sono ordini in arrivo per il treno rotaie e il treno vergella, mentre permangono le difficoltà per il Tmp, che viaggia ancora a rilento per la crisi del settore auto. La produzione è tornata a salire, ma resta troppo legata ai semilavorati che, pur garantendo lavoro negli impianti, assicurano margini di guadagno ridotti».
 La crisi ha congelato gli investimenti, caldeggiati in passato dall’azienda, per migliorare la qualità della produzione. In primo piano ci sarebbe la realizzazione del mini mill, considerato decisivo per trovare un compromesso più equilibrato tra la qualità e la quantità delle produzioni. «Il reparto che va a gonfie vele è l’Ima, nel quale si è registrata una forte accelerazione nell’attività di carico - spiegano Fausto Fagioli e Sergio Cardellini (Fim) - tanto da richiedere un aumento delle turnazioni e il ricorso agli straordinari. E’ necessario però compiere un passo in avanti sulla qualità. La produzione di bramme, che va per la maggiore nello stabilimento rispetto ai prodotti finiti, garantisce margini modesti».


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