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Indagine Api. Dati choc sull'occupazione - Il Tirreno

 


Macché fuori dal tunnel la crisi azzanna l’industria

 
 LIVORNO. Macché crisi (pressoché) finita, altro che industria (quasi) fuori dal tunnel: l’indagine congiunturale di Api Toscana non lascia molto spazio all’ottimismo. L’organizzazione di categoria della piccola industria ha tastato il polso alle imprese per farsi dire com’è andata la prima metà dell’anno: nell’industria meccanica livornese il 65% delle imprese interpellate dice di aver visto diminuire il fatturato, più del triplo rispetto a quel che era accaduto dodici mesi prima.
 Ma la batosta più grossa è sull’occupazione: sì, resta stabile in quasi due imprese su tre e tuttavia schizza all’insù la quota di quanti denunciano un calo di addetti: non arrivavano al 5% anche solo nella prima metà del 2008, toccano il 30% nei mesi scorsi.
 Qualcosina si muove sul fronte delle aspettative per il futuro immediato: ma non facciamoci troppe illusioni: riguardo agli ordinativi gli ottimisti sono neanche la metà dei pessimisti. E in fatto di occupazione va anche peggio. Quanto agli investimenti, manco a parlarne: il 70% dice che non ne ha in programma nei sei mesi successivi.
 Va un po’ meglio nel settore costruzioni: ma l’era delle vacche grasse è finita anche lì. Nessuno ha avuto ordini in più rispetto al passato, ma nel complesso l’andamento marca il segno di una stabilità che forse è anche staticità o attesa. Le aspettative? Nessuno si aspetta aumenti di fatturato, anzi una azienda su tre pronostica di vederlo calare.
 «La crisi in atto colpisce pesantemente tanto la meccanica che le costruzioni e non si intravede ancora la fine», dice il presidente di Api Livorno Loriano Salatti. I dati degli ultimi tre trimestri mostrano un settore meccanico «in forte stagnazione»: colpa del fatto, secondo Salatti, che si è risentito dell’andamento congiunturale dei poli industriali presenti nel territorio provinciale. «Pesanti difficoltà» anche per il mattone, secondo il numero uno della piccola industria che punta il dito contro «il crollo del mercato immobiliare, il calo delle gare di appalto per le opere pubbliche ed un sistema bancario meno propenso a concedere credito».
 Oltre a una strigliata agli enti locali, Salatti bussa al sistema bancario per segnalare le difficoltà dovute a «un crescente e costante ridimensionamento degli affidamenti, con costi aggiuntivi esosi, nonostante l’abolizione della commissione massimo scoperto». Proprio mentre le aziende - è l’appello del leader di Api - devono confrontarsi «con maggiori esigenze di liquidità, causate dalla contrazione del fatturato e dall’allungamento dei normali tempi di riscossione dei crediti».
m.z.


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