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Guerra fra riparatori La nuova cordata prende soci al Consorzio - Il Tirreno

 

Oggi la prima nave della Gestione Bacini spa Pardini: a noi non ci fanno lavorare Figli e figliastri?
 

CRISTIANO MEONI
 LIVORNO. Stamani alla banchina 176 arriva la nave, ne seguirà un’altra e poi un’altra ancora. Tutte firmate Gestione Bacini spa, la nuova cordata di riparatori navali (e non solo) messa su in quattro e quattr’otto dal commercialista Franco Pardini, che ha sbaragliato il campo spiazzando l’altro soggetto, il Consorzio Gestione Bacini e Banchine. Ed è un blitz commerciale che lascia sul campo strascichi polemici. Perchè anche il Consorzio ha chiesto l’uso del bacino ma non l’ha avuto. «Dieci richieste nessuna risposta» dice il suo presidente Roberto Pardini.
 Ma se da una parte nessuno vuol fare polemica, dall’altro la polemica è insita nei fatti. Il blitz di Gestione Bacini spa è stato uno degli elementi che ha convinto i riparatori dell’altra cordata ad alzare il livello dello scontro rivolgendosi all’avvocato Taormina per far valere i propri interessi. La spa infatti, si è costituita in appena un mese, attirando anche molti soci del consorzio (Landi, Perelli, Tecnomeccanica, Carpenteria Riparazioni Allestimento, Jobson Italia, Ferri) e ha subito cominciato a lavorare. «Non c’è nessuna guerra in corso, a noi interessa solo lavorare e oggi questo finalmente è possibile» taglia corto Marco Fiorillo, presidente di Gestione Bacini spa. Oggi il porto di Livorno ha una struttura (la banchina 176 più il bacino galleggiante) che può consentire le riparazioni di navi fino a 180 metri.
 La banchina 76 è stata risistemata a tempo di record dall’Autorità Portuale, dopo un perdurante abbandono. Ieri, dopo il sopralluogo di Asl e Capitaneria, è arrivato l’ultimo ok e così stamani alle 7 potrà entrare la prima nave: si tratta della Rome Expres, una portacontenitori diretta in Darsena Toscana che abbisogna di alcuni lavori di banchina. E’ un intervento che darà lavoro a una cinquantina di persone in una settimana. Ben più rilevante, in termini economici e occupazionali, quello che Gestione Bacini spa farà la settimana successiva: questa volta la nave che sarà portata dovrà utilizzare anche il bacino galleggiante. «Diciamo che abbiamo le commesse per garantire una continuità di lavoro» dice Fiorillo, ricordando i fasti di «quando Livorno era uno dei porti più importanti per quanto riguarda le riparazioni». Fiorillo conferma che la spa farà domanda per avere in gestione «il bacino galleggiante e la banchina». Non il bacino grande, che per il momento non è agibile.
 Ma al sistema dei bacini è interessato anche l’altro soggetto in campo, il Consorzio Gestione Bacini e Banchine, nato per iniziativa dell’Associazione Riparatori Navali. «La banchina 76 è stata risistemata e di questo non possiamo che essere soddisfatti» dice il presidente del Consorzio Roberto Pardini. «E’ positivo che a Livorno si possano fare le riparazioni. Ma non possiamo non rilevare che l’Autorità Portuale ha lasciato cadere nel silenzio ben 11 nostre richieste di portare navi nel bacino piccolo e nel galleggiante fatte tra settembre e ottobre». La sensazione di Pardini è che ci siano figli e figliastri «ma non voglio fare polemica». Non lo vuole nessuno ma intanto su altri piani (Taormina docet) la battaglia delle riparazioni infuria e promette colpi di scena.


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